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| I giorni dell'abbandono |
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| Domenica 05 Febbraio 2006 15:00 | |||
Titolo originale: I giorni dell'abbandonoNazione: Italia Anno: 2004 Genere: Drammatico Durata: 96' Regia: Roberto Faenza Cast: Margherita Buy, Luca Zingaretti, Goran Bregovic, Alessia Goria, Fausto Maria Sciarappa Produzione: Elda Ferri Distribuzione: Medusa Data di uscita: 16 Settembre 2005 Trama: Olga ha 35 anni e due figli. Quando suo marito Mario l'abbandona, lei perde completamente la fiducia in se stessa e si lascia andare tanto che non si cura più nemmeno dei figli. Uno spiraglio di felicità e speranza arriva grazie ad una sofferta autoanalisi e ad una serie di incontri, tra cui quello con un musicista vicino di casa... (Yahoo)
Recensione di ALBERTO DI FELICE
E allora il maritino se ne va, senza grosse
spiegazioni, lasciando lei e i bambini a chiedersi cosa stia succedendo
(i bambini capiscono meglio della mamma, però), nel caos disfattista
(la conversazione col centralinista – essere orrendo quanto
inesistente, con il suo «Mi spiace, signora: oggi è tutto
automatizzato. Se vuole Le passo il reparto reclami» – è puro sbando). È una famiglia borghese: marito ingegnere e moglie traduttrice, due
perfetti bambini e una casa confortevole. «Ti devo parlare», inizia
lui. Andate ad indovinare quale sarà la questione, il «vuoto interiore»
che quest'uomo vuol manifestare alla consorte. Lei però non capisce,
ha bisogno di parlare con un'amica per farsi balenare in mente che
forse il problema è che lui ha l'amante. Insomma, una donna un po'
ingenuotta: sarà l'eredità traumatica di un'infanzia con una madre
insopportabile, sempre al videotelefono? Una separazione, fra l'altro,
che avviene con delle frasi della stessa originalità del «Ti devo
parlare» iniziale. La donna rimane sola, prende piena coscienza del suo sedere che si affloscia e i mesi passano facendo nascere nella sua testa un mondo semi-immaginario: visioni indecise che si mescolano alla realtà e al libro che sta traducendo, in un romanzo parallelo (la barbona ha un intento simbolico superfluo, se non mancante; la scena del ramarro sembra carina, un buon cambio di tono, ma poi è rovinata dai marmocchi che urlano del papà; la famiglia agonizzante chiusa in casa; il cane redivivo che corre sul palcoscenico). Naturalmente una così distratta fatica anche ad accorgersi del musicista slavo della finestra di fronte (la spia, innamorato nascosto e timido, dalla finestra e dal suo stesso appartamento sente i passi dei bambini al piano di sopra: ma che razza di palazzo è?), che le apre gli occhi una volta per tutte con un concerto a teatro (lei, manco a dirlo, non si era accorta che il protagonista fosse lui e dunque sospira meravigliata, vedendolo suonare: «Ma quello è Damian!») e la ammalia definitivamente ballando senza musica. Questo quanto alla “storia”, in fondo neanche troppo male anche se decisamente banalotta e raffazzonata; però ogni volta ci meravigliamo della perizia con la quale, caso unico al mondo, si cerca di doppiare il numero maggiore di scene o parti di scene (i nostri tecnici del suono sono in sciopero?), nonché interi personaggi (i due bambini sembrano uscire da degli spot di Nesquik e vien voglia di strangolarli, anche perché dicono cose più avvilenti di quelle che dice papà). Se fosse una fiction per Rai Uno potrebbe anche andare, ma pensare che questi sono i film italiani “da festival” mette davvero tristezza. Giudizio:
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Titolo originale: I giorni dell'abbandono
È una famiglia borghese: marito ingegnere e moglie traduttrice, due
perfetti bambini e una casa confortevole. «Ti devo parlare», inizia
lui. Andate ad indovinare quale sarà la questione, il «vuoto interiore»
che quest'uomo vuol manifestare alla consorte. Lei però non capisce,
ha bisogno di parlare con un'amica per farsi balenare in mente che
forse il problema è che lui ha l'amante. Insomma, una donna un po'
ingenuotta: sarà l'eredità traumatica di un'infanzia con una madre
insopportabile, sempre al videotelefono? Una separazione, fra l'altro,
che avviene con delle frasi della stessa originalità del «Ti devo
parlare» iniziale.








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