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| Domenica 25 Settembre 2005 16:52 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE L'ultimo di Tim Burton (escludendo il felice ritorno all'animazione con La sposa cadavere) è probabilmente un'opera di mezzo, riassunto della poetica ed estetica dell'autore che è già iniziato con il precedente Big Fish. Prima di tutto perché, volenti o no, questo è in effetti più il remake del film del 1971 che non una rilettura del romanzo originale: sarà che è impossibile non aver presente il Willy Wonka di Gene Wilder e gli Oompa Loompa che tutti abbiam visto da bambini, ma il mondo in cui Charlie entra è anche visivamente molto simile a quello di oltre trent'anni fa, di certo debitamente aggiornato e «aggiustato» da centrali deviazioni tematiche che imprimono il timbro dell'autore. Non si può dunque giudicare questo film come se fosse qualcosa di nuovo, perché non lo è: non lo è la storia e non lo è il meccanismo per raccontarla. E qui, più che in Big Fish, dobbiamo registrare che forse qualcosa comincia davvero a diventar troppo «scolastico» e ripetitivo nel modo in cui Burton porta avanti i suoi ultimi progetti: il marchio di fabbrica comincia a farsi troppo scoperto per non farci rimaner delusi, specie considerando il fatto che ormai hanno iniziato anche a rubargli il suo mondo gotico, e a farlo piuttosto bene (vedasi il caso Lemony Snicket). Ammirare la neve che apre questa favola è ad un tempo rassicurante, ma anche preoccupante: quando vedremo qualcosa che saprà ancora colpirci come se fossimo di fronte ad un nuovo talento da scoprire?Inoltre, in questo caso l'adattamento (John August, già sceneggiatore di Big Fish, e Pamel Pettler) opera alcuni aggiustamenti marginali ma essenziali allo spirito dei personaggi principali, semplificando forse un po' troppo certe cose pure non trascurabili: un piccolo fatto che rende ciò evidente è che, una volta entrati nella fabbrica, nonno Joe (David Kelly) si ritrova praticamente senza una battuta e totalmente dimenticato, mentre nel film di Mel Stuart il suo rapporto con Charlie (Freddie Highmore, che segue Depp da Neverland) continua ad esser importante per il ragazzo e per la storia. Così come scompare il losco Mr. Slugworth, le cui tentazioni son sostituite solo dagli avidi adulti che offrono dei bei soldoni al piccolo quando questi trova il biglietto. A discapito del nonno, è Wonka a farsi più spazio in una ricerca a ritroso nella sua infanzia – in pratica, in lui ritroviamo condensate tutte le tematiche care a Burton – che è insistita e porta anche ad un superfluo e secondo noi poco indovinato ri-avvicinamento col babbo (Christopher Lee): è proprio lui a tramutarsi totalmente rispetto al più confortevole Wilder, ad acquistare la fisicità stralunata del feticcio Depp che supera il creepy del suo Ed Wood. Ecco, questo Wonka e la sua caratterizzazione non ci han convinto e forse sarebbe stato meglio osar di più chiamando qualcun altro ad interpretarlo (si è sentito parlare di Marilyn Manson e immaginarlo nella parte ci sembra sensatissimo ed intrigante) anziché affidarsi al solito Depp, troppo «convenzionale» (e ci tocca precisare che il termine va adattato al regista in questione). Per parlar d'altro, qua e là i richiami esterni si fanno numerosi sia prendendo dal cinema (fantastico il tributo nella stanza della televisione a 2001: Odissea nello spazio, esilarante quando il monolite si tramuta …nella barretta teletrasportata!), che dalla musica (i balletti che ci spiegano la morale sul ragazzino viziatello di turno degli Oompa Loompa – il moltiplicato Deep Roy), che dalla tv (Oprah è amata anche dai nanetti); nota non pienamente analizzabile sono invece le già ricordate canzoncine del solito Danny Elfman (le musiche sono indubbiamente le sue, e sono indubbiamente quelle che riserva a Burton) che concludono ogni abbandono di minore: hanno l'arduo compito di sostituire il delizioso motivetto «Oompa, Loompa, doom-pa-dee-do…» ed è difficile giudicarle bene dato lo sciagurato adattamento italiano che siam stati costratti a sentire. Insomma, Charlie and the Chocolate Factory è il remake di una pellicola già magica fatto dall'uomo migliore per l'operazione e che sicuramentre si è divertito un mondo e l'ha voluto come l'abbiam voluto noi; è di certo un bel remake, ma sentiamo che non è il più bel remake che avrebbe potuto fare Tim Giudizio: ![]()
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