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Ingannevole è il cuore più di ogni cosa Stampa E-mail
Lunedì 21 Febbraio 2005 16:27
Titolo originale: The Heart Is Deceitful Above All Things Ingannevole è il cuore più di ogni cosa / Locandina
Nazione: Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Giappone
Anno: 2004
Genere: Drammatico
Durata: 98'
Regia: Asia Argento
Sceneggiatura: Asia Argento, Alessandro Magania
Cast: Asia Argento, Jimmy Bennett, Peter Fonda, Ben Foster, Marilyn Manson, Ornella Muti, Kip Pardue, Michael Pitt, Jeremy Renner, John Robinson, Winona Ryder, Jeremy Sisto, Cole Sprouse, Dylan Sprouse
Produzione: Above All Things Inc., Artist Film, Metro Tartan Distribution Ltd., Minerva Picture Company Ltd., Wild Bunch, Departure Entertainment, Departure Studios, Muse Productions, Pretty Dangerous Films
Distribuzione: Minerva
Data di uscita: 18 Febbraio 2005
Trama: Jeremiah è il figlio della giovane Sarah, che si prostituisce ai camionisti nel sud degli Stati Uniti. Jeremiah è costretto a continui spostamenti: dai genitori adottivi, ai nonni rigorosamente religiosi, alla sua vita senza radici, sulla strada con Sarah, tra interminabili soste in motel fatiscenti e strip-club popolati da loschi individui, sfruttatori e poco di buono. Jeremiah si adatta a situazioni sempre nuove e strane, ad una serie di padri scrocconi e nullafacenti e alla crescente follia di sua madre. In questi ambienti impara e cresce grazie alla sua incredibile forza nell'affrontare le avversità.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Ingannevole è il cuore più di ogni cosaLe cose migliori dei nostri concittadini par quasi dobbiamo andare a scovarle all'estero: il secondo film di Asia Argento regista non sarebbe mai germogliato nel giardino di casa nostra, e non solo perché il potente materiale letterario da cui è tratto le è estraneo. Ingannevole è il cuore è un film da apprezzare sotto molti punti di vista, fosse solo perché viene da una ragazza quasi specchio del suo personaggio, figlia d'arte maledetta cui mai è stata data molta fiducia per questo nuovo percorso artistico.
Angelo d'ordinanza tatuato sulla pancia e capelli ossigenati, la ventitreenne mamma prostituta tossica si riprende il figlioletto di sei anni strappandolo agli amati genitori adottivi (dove sono i servizi sociali?), lo corrompe con la sua vita sregolata, con le sue droghe, i suoi tanti amanti ed i loro abusi; scappa fregandosene e lui viene affidato ai nonni, due fanatici religiosi che hanno cresciuto una famiglia di biondi messaggeri del Signore; loro lo ripuliscono, lo indottrinano e gli mettono un bel completino per andare a predicare e distribuire volantini evangelici; passano tre anni e la mamma torna dal nulla, incasinata come sempre, sul grande Tir dell'ultima fiamma; lo rapisce e ricomincia l'odissea, sempre più impazzita, fin quando saranno tutt'uno per confondersi pericolosamente.
Un soggetto estremo e crudo, quello del fortunatissimo libro di tal J.T. Leroy, che la Argento e Alessandro Magania adattano con personalità distaccandosene quanto a pura fedeltà, ma ottenendo un sogno/incubo sfocato, ellittico, filtrato dallo sguardo infantile: Jeremiah socchiude gli occhi e quanto subisce diventa tormento onirico, due braccia che cadono, due corvi famelici, due pezzi di carbone che piangono.
La pellicola non è volendo esente da apparenti «difetti» in particolare legati alla frammentarietà del racconto che estremizza i tanti personaggi che si succedono – davvero una sfilata, con più comparsate: i nonni Ornella Muti e Peter Fonda, Michael Pitt (un anno prima di essere il Cobain del Last Days di Van Sant, del quale farà parte la stessa Argento), Winona Ryder (psicologa infantile su di giri), Kip Pardue (il conquistatore tornato dall'Europa ne Le regole dell'attrazione), il biondo John Robinson di Elephant, Ben Foster (The Punisher, Hostage), Jeremy Sisto (Thirteen), Matt Schulze (Blade, Fast and Furious), uno scioccante Marilyn Manson al naturale – ma la Argento ha saputo usare lo sguardo soggettivo del piccolo protagonista senza gratuità o ingenuità evidenti, suggerendo quello che sarebbe tremendo vedere, dimostrandosi narratrice personale e sensibile.
Non si può non parlare dell'ottima scelta per i giovani attori che interpretano Jeremiah: Jimmy Bennett nella prima parte, infanzia stropicciata disegnata su una parete che urla bisogno d'affetto, i gemelli Dylan e Cole Sprouse nella seconda, quando i loro bellissimi capelli biondi si tingono di scuro, come quelli della mamma sempre più allo sbando.

Giudizio: 2.5

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