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Cinderella Man - Una ragione per lottare Stampa E-mail
Domenica 19 Febbraio 2006 15:46
Cinderella Man - Una ragione per lottare / LocandinaTitolo originale:      Cinderella Man
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2005
Genere:      Drammatico
Durata:      144'
Regia:      Ron Howard
Cast:      Russell Crowe, Renée Zellweger, Connor Price, Paul Giamatti
Produzione:      Universal Pictures, Miramax Films, Imagine Entertainment, Parkway Productions
Distribuzione:      Buena Vista
Data di uscita:      9 Settembre 2005

Trama: Ispirato alla storia vera del pugile Jim Braddock che, dopo essersi ritirato dalla boxe in seguito ad una serie di sconfitte, non riesce a trovare un lavoro e pian piano deve vendere tutto ciò che possiede per sfamare la propria famiglia. Costretto ad usufruire del sussidio di disoccupazione e disperato per la condizione in cui versa tutta l'America nel pieno della Grande Depressione, Jim decide di tentare il tutto per tutto tornando sul ring. Spinto dall'amore per i suoi figli e per sua moglie Mae è deciso a costruire per loro un domani migliore, batte sul tappeto del Madison Square Garden una delle stelle nascenti del pugilato e comincia a inanellare una serie di vittorie, divenendo in breve tempo un eroe per quanti sognano il riscatto. Sulla scia del successo, Jim arriva all'incontro decisivo, quello contro il campione del mondo dei pesi massimi, Max Baer, famoso per avere ucciso in combattimento due aspiranti al titolo. Jim sale sul ring con pochissime possibilità di vincere mentre i media e l'opinione pubblica gli si stringono intorno sperando di vedere realizzato il miracolo. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Cinderella ManC'è stata la depressione e l'America è messa male: milioni di famiglie ridotte sul lastrico dalle perdite in borsa ed altrettanti disoccupati in attesa di sussidio. Fra questi c'è il buon pugile Jim Braddock, con la mano fratturata quasi irreparabilmente sistemata alla meglio per lavorare al porto senza farlo notare troppo: la sua carriera è finita e ora c'è tempo di pensare solo a come tenere insieme la famiglia. Un uomo disperato dalla grande dignità, però, messa un attimo da parte quando è costretto a chiedere aiuto per pagare le bollette o quando si lascia servire in pasto come facile preda per un unico, ultimo incontro; invece lui è un tipo tosto, la fame fa la differenza stimolando e inaspettatamente il mondo della boxe si riapre. Uno straordinario uomo comune, dalla forza che serve alla nazione triste.
È questo che Ron Howard racconta: un Seabiscuit del ring per gli animi americani. Questo uomo conduce una vita incredibilmente retta: insegna al figlioletto che non importa quanto si abbia fame, perché le fettine sono del macellaio e a lui devon rimanere; che guarda negli occhi il piccolo, gli promette che resteranno sempre assieme e mantiene la promessa sacrificando il suo orgoglio; che restituisce l'aiuto ai disoccupati perché ora le cose gli van meglio; mai un tradimento alla mogliettina, mai che sia un attimo sbronzo.
Il panorama della nazione devastata e del buon americano senza macchia nella sua topaia occupano con dedizione un'ora e quarantacinque minuti (prima del più entusiasmante scontro finale, comunque sempre sottolineato con le medesime modalità) fatti di dialoghi quasi da soap e musiche della stessa sorta (un Thomas Newman fra i meno ispirati): scena dopo scena, inquadratura dopo inquadratura, si sviluppa un insopportabile e scontatissimo (in ogni aspetto, senza la minima idea: il giornale sull'asfalto che annuncia il tasso di disoccupazione è la dichiarazione di resa ufficiale) prodotto medio che potrebbe andare in onda su Hallmark.
Il caratterista Paul Giamatti (Sideways) butta dentro, anzi "mitraglia" (non è un complimento) un po' di umorismo molto newyorkese, ma vederlo dimenarsi come un forsennato e saltellare attorno a Crowe dando consigli non è esaltante, anzi aumenta il nervosismo. Quanto a Crowe, appunto, da sempre è un buon attore penalizzato dalla propria faccia, oltreché dal proprio carattere inservibile che ne fa quasi un monolito (eppure per molti riesce addirittura ad emozionare...): qui fa il suo onesto lavoro mescolando gli accenti e suonando comunque meglio del solito (è uno che fa fatica con l'american english), ma il suo personaggio non ha molto più spessore del pugile killer Craig Bierko (Il tredicesimo piano). In fin dei conti neppure lui è troppo male nel suo lavoro e almeno è più simpatico: ricordate Jackpot?).
Renée Zellweger è però la parte peggiore: desolante moglie piangente (e poco pensante: alla domanda del giornalista, tanto per ribadire che è il marito che comanda, rimane intontita a temere per la sua vita mentre lui risponde per le rime) dell'uomo di famiglia. Qualcuno ha osato tirar fuori come termine di paragone Million Dollar Baby: se accostamento c'è, dovrebbe servire a dire che Eastwood e Howard lavorano entrambi in modo classico. Uno molto in positivo, e l'altro un po' meno.

Giudizio:



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