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Romanzo criminale Stampa E-mail
Sabato 25 Febbraio 2006 15:04
Romanzo criminale / LocandinaTitolo originale:      Romanzo criminale
Nazione:      Italia, Francia, Regno Unito
Anno:      2005
Genere:      Drammatico, Poliziesco
Durata:      152'
Regia:      Michele Placido
Cast:      Stefano Accorsi, Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Anna Mouglalis, Gianmarco Tognazzi, Claudio Santamaria, Riccardo Scamarcio, Elio Germano, Jasmine Trinca
Produzione:      Marco Chimenz, Fabio Conversi, Terence S. Potter, Jacqueline Quella, Giovanni Stabilini, Riccardo Tozzi
Distribuzione:      Warner Bros
Data di uscita:      30 Settembre 2005

Trama: Roma anni Settanta. Tre giovani della piccola malavita romana, il Libanese, il Freddo e il Dandi, si accordano cercando di formare una fitta rete di alleanze tra tutti i "pesci piccoli". Il primo atto del gruppo è il sequestro e l'uccisione del Barone Rosellini, un ricco possidente. Investono poi i soldi del riscatto nel traffico dell'eroina, mettendo in piedi una vera organizzazione criminale che riesce in poco tempo ad assumere il controllo assoluto del traffico di droga. Presto le loro mire si espandono verso altri campi come quello della prostituzione e del gioco d'azzardo. Si alleano con la mafia e ottengono la protezione delle frange deviate dello Stato. L'unico a intuire lo strapotere del gruppo criminale è il commissario Scialoja, che per distruggerli intreccia con Patrizia, una prostituta che è la donna di Dandi, una relazione che sfugge di mano ad entrambi perché i due si coinvolgono sentimentalmente. La sete di potere del Libanese, spinge il gruppo ad osare sempre di più, fino alla morte di uno dei capi carismatici e allo scatenarsi di una serie di vendette trasversali che metteranno a ferro e fuoco la città. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Romanzo criminaleInvischiare le proprie mani nel calderone della storia politica latu sensu italiana è mestiere indesiderabile e foriero di cattive imprese: non occorre neanche fare un film, dato che basta andare ogni anno il 2 agosto all'anniversario della strage alla stazione di Bologna per rendersi conto che la cosa non è consigliabile ed è facile esser presi a fischi. Pronti a fregarci le mani e continuare persino soddisfatti la tradizione, ci siamo addentrati nella materia filmica di Michele Placido, reduce dall'alto negli intenti, ma disastroso ai fatti Ovunque sei, con per di più la certezza quasi assoluta di poter prendere di mira anche l'uomo dei suoi precedenti due, l'Accorsi a noi poco simpatico. 
Cosa fa, Placido? Mette dentro tutto ma, fortunatamente, niente: potenzialmente potrebbe essere una replica del sovraccarico fino al ridicolo Piazza delle cinque lune di Martinelli, ma gli intrighi traspaiono in tutt'altra maniera; dall'altro chiude con una divagazione quasi-onirica alla Buongiorno, notte. Per buona parte della pellicola, la banda della Magliana è il gruppo di amici cresciuti assieme che iniziano a spadroneggiare su Roma: avanziamo in modo fluido fra eventi scanditi con sottrazioni che non sembrano toglier nulla.
La carne al fuoco sarebbe troppa e alla fine, fra oscuri poteri politici, loschi figuri dal ruolo indecifrabile, stragi e sequestri, gli incastri mancanti in una vicenda lunga anni vengon serviti da ricomporre ma senza risposta oggettiva, impossibile per chiunque: le note teorie che vedono la banda al centro di un'ampia cerchia di intrighi tornano a farsi confusamente vive.
Così, inaspettatamente, il film di Placido funziona, e anche bene: è un valido misto fra spy-story e film di mafia calato nella realtà italiana ed adattato al nostro colore; Placido riesce a tener bene le redini attento al lato tecnico, cadendo solo in qualche facile espediente agevolmente sorvolabile (sovrapposizioni, schermo nero, spezzoni di repertorio), per oltre due ore e venti che filano su un ritmo mai cedevole.
Ci regalano speranza le interpretazioni non solo dei tre boss a turno Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino e Claudio Santamaria, ma di un intero cast non affossato dall'incubo della dizione (che sia forse ora di uscire da uno sciocco tabù?): la rozzezza romanesca dà realismo e spontaneità generale, con però uno stridente contrasto con il personaggio della prostituta Patrizia (la francese Anna Mouglalis, senz'altro affascinate ma non certo insostituibile), interamente doppiata. Intollerabile. Accorsi rimane fuori dalla considerazione, pur nella buona prova, perché il suo commissario bolognese suona come ogni altro suo personaggio.
In definitiva, Romanzo criminale è un esempio confortante per il nostro cinema, dimostrando di saper essere attento all'essenziale aspetto di intrattenimento della narrazione, indipendentemente dalla fedeltà alla realtà o al romanzo da cui il film è tratto.

Giudizio: 3

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