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Stay - Nel labirinto della mente Stampa E-mail
Sabato 11 Marzo 2006 15:18
Stay - Nel labirinto della mente / LocandinaTitolo originale:      Stay
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2005
Genere:      Thriller
Durata:      99'
Regia:      Marc Forster
Cast:      Ewan McGregor, Ryan Gosling, Kate Burton, Naomi Watts, Elizabeth Reaser, Bob Hoskins
Produzione:      Eric Kopeloff, Tom Lassally
Distribuzione:      20th Century Fox
Data di uscita:      3 Marzo 2006

Trama: Sam Foster è psichiatra in una prestigiosa università americana. Quando un suo giovane paziente, Henry Letham, gli confida il desiderio di suicidarsi alla vigilia del suo 21mo compleanno, Sam lo sottopone a una terapia durante la quale il ragazzo comincia a fare orribili premonizioni. Le profezie ben presto si avverano e per il dottore inizia una disperata corsa contro il tempo per salvare il ragazzo, se stesso e le persone a lui più care. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Stay - Nel labirinto della menteSi sta per enunciare una nuova massima: come per un musicista il secondo album è quello più difficile, per un regista che basa il proprio lavoro principalmente sul mestiere il film più difficile è il terzo. Diciamo così perché per noi la visione di Stay di Marc Forster ha seguito a breve distanza quella di The Weather Man di Gore Verbinski ed entrambi sono opere terze di onesti personaggi con due successi alle spalle. Se alla prova qualcuno ce la fa, altri collassano. L'originalità non è sempre una cosa richiesta nel cinema, tantomeno da dei mestieranti, appunto: si possono girare film passabili o anche ottimi rifacendo e reinventando quello che altri han già fatto. Verbinski è uno che ne sa qualcosa, perché il suo debutto è stato proprio un remake horror, genere che assieme al thriller è fra i più "coraggiosi", perché il mestiere regge meno che in altri, nel quale avventurarsi.
Proprio un thriller drammatico si è scelto Forster, che dopo Monster's Ball e Neverland devia verso una produzione più ammiccante visivamente col supporto di due star all'apice che offrono garanzia di qualità ed effetto richiamo (McGregor e Watts), di un vecchio lupo di mare come Bob Hoskins e del giovane Ryan Gosling (Le pagine della nostra vita). Si apre tutto con visioni di un incidente, un'auto in fiamme ed un ragazzo che si allontana. Il suo volto diventa quello di Sam Foster (Ewan McGregor), uno psichiatra che si sta svegliando nell'appartamento in cui vive con Lila (Naomi Watts), pittrice che un tempo era sua paziente. Sam deve sostituire una sua collega assente (Janeane Garofalo, che vedremo più in là): arrivato nello studio trova ad attenderlo proprio il ragazzo della scena iniziale, Henry (Gosling), uno studente in crisi che gli confessa di volersi suicidare quello stesso sabato, giorno del suo ventunesimo compleanno. Il film vede principalmente lo psichiatra tentare di ricostruire il perché della scelta del ragazzo, indagando nella sua vita tramite le informazioni che gli vengon concesse: tutto questo avviene con una sempre maggiore difficoltà, sovrapposizioni di nomi e di tempi, visioni sempre più confuse.
Viene da riflettere sull'utilità in sé di un film del genere: ormai abbiam visto Fight Club, Il sesto senso e tutte le più o meno riuscite copie seguenti, e la sensazione che questa sia un'altra di esse non può non perseguitarci non appena vediamo i volti che si scambiano all'inizio. Giocare sull'identità e sulla mente dovrebbe esser vietato per un po', almeno finché il progetto non passi un certo livello di variazione rispetto al modello.
Fortunatamente possiamo dire che arrivati alla fine di Stay la soluzione che viene subito in mente non è quella cui si giunge effettivamente, e almeno in questo possiam trovare conforto. Stay arriva di fatti al traguardo (salti fino alla virgola chi non l'ha visto) come una parentesi filosofico-psicologica sul confine fra vita e morte, ma il fatto non salva il film: la confezione è quella del mistery frenetico e asettico, con qualche discreto momento, e la virata finale che vorrebbe dir di più (e non ci riesce: è più nell'ottica della confusa trovata lasciata comodamente all'interpretazione dello spettatore) è un tentativo che la rende semmai ancora più debole. Verbinski ce l'ha fatta, Forster dovrà rivedere le sue strategie.

Giudizio: 1.5
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