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| Martedì 11 Aprile 2006 00:33 | |||
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Voto: ** (su ****) Recensione di Alberto Di
Felice
Bruce Willis è l'agente Jack Mosley. Jack ha avuto una nottata dura e
si trova, all'inizio del film, in un appartamentaccio di tossici
ispanici che fa coppia con la sua totale disfatta personale: mentre
attende i colleghi dal dipartimento, trova una bella bottiglia e ci si
attacca. Jack sta invecchiando, ha una faccia che dimostra che il
fegato proprio non va dato che lui non l'aiuta; un tempo aveva una
donna e ora non l'ha più. Quel che ha è sonno, tanto sonno; sfortuna
vuole che quando rientra al distretto il turno per lui non sia ancora
finito. Il tenente gli chiede di portare in tribunale un furfantello
per una deposizione, dato che il collega che doveva farlo è bloccato in
un ingorgo: 16 isolati (16 Blocks è il titolo originale) per far arrivare Eddie Bunker (Mos Def, Guida galattica per autostoppisti)
davanti al Gran Giurì. «Domani hai il permesso di arrivare più tardi»,
concede il tenente; intanto l'uomo si tiene assieme a fatica e il
detenuto da scortare è un'ulteriore sfida al suo provato stato
psico-fisico. Eddie è un piccolo criminale di colore: non sapremo mai
cos'ha fatto di preciso, perché la sua voce nevroticamente lamentevole
parla di tutto fuorché di questo. Il povero Jack fa una pausa durante
il tragitto, per liberarsi un attimo del fastidioso ritornello umano e
per procurarsi una bottiglia dell'amato whiskey. Qui iniziano i veri
problemi, che non hanno a che fare con la depressione ma con il
distretto di polizia quasi al completo, con a capo Frank Nugent (David
Morse, Il miglio verde), che è intenzionato a metter le mani
sul ragazzo per impedirgli, eliminandolo, di testimoniare. La
deposizione riguarda, infatti, proprio l'integrità degli uomini del
distretto. Messo amichevolmente di fronte ai fatti, Jack opta per la
soluzione meno comoda e scappa con Eddie, pronto a proteggerlo fino
all'aula. Da quando gli viene dato l'incarico alla scadenza, Jack
Mosley ha, come recita il titolo italiano, due ore (118 minuti, per
esser precisi): da più parti potete leggere che questo film si svolge
in tempo reale, alla 24, il che non è esattissimo. E' più esatto dire che nemmeno 24 si svolge in tempo reale, dato che nell'ora della puntata dovete calcolare anche la pubblicità; anche in Solo 2 ore avete da detrarre venti minuti buoni, perché questo film dura meno di 1h40'. Dopo il disastroso Timeline,
Richard Donner torna con un film solido almeno sotto l'aspetto
prettamente scenico, ma totalmente dipendente da caricature. Nei film
di genere la cosa non è un crimine assoluto, ma dopo tante repliche
pensiamo non ci sia proprio il bisogno di questa aggiunta senza il
minimo cenno di redenzione, tranne quella scontata dello sbirro in
disfatta e del criminale buono (logicamente, nel più ovvio buonismo, un
bravo ragazzo di colore che tranquillizza la bambina sull'autobus).
Bruce Willis, tra l'altro, non è al suo primo imbruttimento
accompagnato dallo sguardo perso nel vuoto a contemplare la propria
miseria: appena l'anno scorso era un negoziatore di ostaggi quasi
ugualmente mal messo in Hostage. Inutile dirvi, infine, che il suo volto tormentato ha tutta un'altra valenza quando viene usato da M. Night Shyamalan. Alberto Di Felice
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Bruce Willis è l'agente Jack Mosley. Jack ha avuto una nottata dura e
si trova, all'inizio del film, in un appartamentaccio di tossici
ispanici che fa coppia con la sua totale disfatta personale: mentre
attende i colleghi dal dipartimento, trova una bella bottiglia e ci si
attacca. Jack sta invecchiando, ha una faccia che dimostra che il
fegato proprio non va dato che lui non l'aiuta; un tempo aveva una
donna e ora non l'ha più. Quel che ha è sonno, tanto sonno; sfortuna
vuole che quando rientra al distretto il turno per lui non sia ancora
finito. Il tenente gli chiede di portare in tribunale un furfantello
per una deposizione, dato che il collega che doveva farlo è bloccato in
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