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| Mercoledì 19 Aprile 2006 23:32 | |||
Titolo originale: Inside ManNazione: U.S.A. Anno: 2006 Genere: Drammatico Durata: 129' Regia: Spike Lee Cast: Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe, Waris Ahluwalia, Ashlie Atkinson, Robert Bizik, Ed Bogdanowicz, Cherise Boothe, David Brown Produzione: Universal Pictures Distribuzione: UIP Data di uscita: 7 Aprile 2006 Trama: Quattro persone mascherate da imbianchini fanno irruzione nell'edificio della Manhattan Trust, caposaldo finanziario di Wall Street, e in pochi minuti prendono in ostaggio cinquanta persone tra impiegati e clienti della prestigiosa banca, intimando loro di indossare delle tute e delle maschere. Nel frattempo, sul luogo della rapina intervengono le forze di polizia e tra loro figura il detective Keith Frazier chiamato a negoziare con il capo dei malviventi, Dalton Russell, un uomo estremamente intelligente e dai nervi saldi che riesce a mantenere in scacco le forze dell'ordine con un piano completamente imprevedibile e ben studiato. Frazier inizia a sospettare che dietro a tutto ciò vi sia qualcosa che gli viene tenuto nascosto, quando sul luogo appare Madeline White, una mediatrice che chiede di interloquire da sola con Russell. Cosa cercano esattamente Russell e i suoi? Che ruolo hanno in questa faccenda Madeline White e il presidente del consiglio d'amministrazione della Manhattan Trust, l'imprenditore Arthur Case?... Questi gli interrogativi a cui Frazier cerca di dare risposta tentando allo stesso tempo di salvare la vita degli ostaggi. (Yahoo) Recensione di ALBERTO DI FELICE Ci sono i film con ostaggio, quelli alla Quel pomeriggio di un giorno da cani. Inside Man
inizia con una passeggiata in macchina (in questo caso, un furgoncino)
per le strade di New York fino al luogo dell'azione, la banca, tutto
esattamente come nel film di Lumet, ma racconta qualcosa di molto
diverso. Quello che li accomuna è il fatto che le due rapine servono
scopi più nobili del semplice profitto. L'ideatore del piano perfetto
per scassinare la Manhattan Trust Bank, sede di Wall Street, è Dalton
Russell (Clive Owen): è lui il primo ad inaugurare, narrando
direttamente verso di noi, il gioco di flashforward che intramezzerà la
pellicola mentre assistiamo alle vicende per come si sono sviluppate.
Ha il piano perfetto e sa come metterlo in opera; soprattutto, lo fa
perché può farlo. Il resto della storia lo lasciamo scoprire a voi.
L'ultimo film di Spike Lee lascia perdere ogni tono minore della sua
produzione rappresentata da Bamboozled o dal precedente Lei mi odia,
a favore di un thriller Universal infarcito di star e, appunto per
questo, paradossalmente ben più difficile da gestire anche rispetto
alla filmografia più famosa del regista, quella dei titoli d'inizio
carriera come Fa' la cosa giusta o Jungle Fever. Lee dimostra, come già col film che ha inaugurato per certi versi il suo percorso mainstream (La 25ª ora),
che un vero autore sa sfoderare il suo meglio quando è capace di
accettare ed usare a suo modo la sfida. Tanto che anche
l'aggettivazione "mainstream" va intesa in modo molto vago, perché Inside Man
è troppo complesso, più di quanto appaia evidente, per accettare veloci
etichette.
La prima cosa da dire è che il lavoro è notevole già in fase di sceneggiatura: il sorprendentemente solido Russell Gewirtz, autore in precedenza solo di due episodi della serie tv Blind Justice, combina uno script assieme generoso di dialoghi dal forte impatto e parsimonioso nella scelta dei termini, ognuno col proprio peso specifico. Sono molti i duetti, fra le star assoldate e fra queste ed i comprimari, che disseminano preziose frasi da citazione accompagnate da una ironia connaturata ai personaggi, tutti dal forte carisma. Il secondo fattore è quello puramente spettacolare, nel quale Lee gestisce il ritmo con perfetto equilibrio e gusto—con una resa complessiva favorita dall'ottimo montaggio del fido Barry Alexander Brown, dalla fotografia di Matthew Libatique e dalle musiche tendenti all'epico di Terence Blanchard—, muovendo la macchina con sicurezza e varietà (particolarmente pregevole l'uso della steadicam): si crea così uno strano tipo di suspense, molto interna all'azione, amplificata dagli interrogatori di intermezzo che spostano l'attenzione verso le maglie dell'intreccio più che nei suoi sviluppi evidenti. In questo entra anche una trama che, più di quanto finora analizzato, ha elementi e scelte che si differenziano nettamente dal tipico prodotto pur perfetto ma preconfezionato. Sono soprattutto i moventi della rapina ad affacciarsi in modo nuovo: disseminata di immancabili richiami al mondo odierno (basta il sikh che si lamenta per parlare senza pesantezze delle paranoie da terrorismo), la pellicola rimanda il perché per buona parte e, quando lo svela con uno degli efficacissimi duetti, continua a rimetterlo in prospettiva fino ad un finale beffardamente soddisfacente. C'entrano i soldi, come Russell annuncia subito, ma non è tutto: questo film possiede un sottofondo morale ben saldato con la sua componente di solida pellicola di genere, già di per sé ben sopra la norma. Il quadro ambientale e dei personaggi, specie quelli di contorno, è quello che più dà modo a Lee di ribadire, per quanto possibile, la sua firma di controverso autore razziale e multirazziale: esempio principale è la conversazione fra il detective Frazier (Denzel Washington) ed il poliziotto che ha scoperto la rapina. La recitazione è di assoluto rilievo: oltre ai già citati Owen (attore che dopo Closer si sta facendo sempre più ammirare anche da chi come noi era diffidente) e Washington (performance perfetta e fedele alla sua immagine), ci sono il collega Chiwetel Ejiofor (Piccoli affari sporchi), una Jodie Foster personaggio oscuro e potente, l'agente Willem Dafoe ed il presidente della banca Christopher Plummer. Difficilmente la professionalità potrebbe funzionar meglio. Giudizio:
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