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Le mele di Adamo Stampa E-mail
Lunedì 08 Maggio 2006 00:37
Le mele di Adamo / LocandinaTitolo originale:      Adams æbler
Nazione:      Danimarca, Germania
Anno:      2005
Genere:      Commedia, Drammatico
Durata:      94'
Regia:      Anders Thomas Jensen
Cast:      Ulrich Thomsen, Mads Mikkelsen, Nicolas Bro, Paprika Steen, Ali Kazim, Ole Thestrup, Nikolaj Lie Kaas, Gyrd Løfquist, Lars Ranthe, Peter Reichhardt, Tomas Villum Jensen, Peter Lambert, Solvej K. Christensen, Rasmus Rise Michaelsen, Jacob-Ole Remming
Produzione:      Mie Andreasen, Tivi Magnusson
Distribuzione:      Teodora Film
Data di uscita:      28 Aprile 2006

Trama: Adam, un giovane convinto neonazista, viene condannato a svolgere servizio sociale di riabilitazione. Suo compito è quello di assistere Ivan, il sacerdote di un piccolo centro. Ivan chiede ad Adam di cucinare una torta con le mele dell'albero che cresce dinanzi alla chiesa. Nel frattempo, però, la natura si accanisce contro l'albero: uccelli, vermi e lampi lo attaccano rovinandone i frutti. La concezione del mondo dei due uomini si scontra: Ivan crede che sia il Diavolo che li vuole mettere alla prova, invece Adam – convinto che l'Inferno e il Paradiso neppure esistano – è convinto che sia opera di Dio. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Giudizio: 2Dio benedica la Danimarca. Negli ultimi mesi, senza camere mosse o altri refusi post-Dogma, dal paese scandinavo sono arrivati nelle nostre sale due film ai quali la classificazione di gioiellini calza a pennello: dopo il ragazzo delle scuole medie a cartoni di Terkel in Trouble, ecco arrivare il picchiatore neo-nazista de Le mele di Adamo, una parabola thriller di speranza ed accettazione a cavallo tra bene e male, divino e maligno, scienza e miracolo. Adam (Ulrich Thomsen, Festen) esce di galera ed approda nella parrocchia protestante del pastore Ivan (Mads Mikkelsen): è un eremo di vita quasi-conventizia distaccato dalla Chiesa di Roma, nel quale chi arriva deve trovare uno scopo e raggiungerlo nel culto di preghera e lavoro. Il giardino della chiesa ospita un bellissimo melo, che in estate darà i suoi frutti: è la prima cosa che Adam vede e il suo compito sarà appunto quello di curare l'albero per raccogliere le mele con le quali cucinerà una bella torta.
Questa comunità non è un posto affollato: gli altri che prestano servizio sono il grasso Gunnar (Nicolas Bro), ex tennista numero uno del paese ora ridotto alla cleptomania, e Khalid (Ali Kazim), soprannominato Kabul, immigrato dalla parlata degna del Franck di Martin Short. Adam crede di essere un duro: appena arrivato nella sua stanza, elimina il crocifisso e lo sostituisce con una foto del suo amato Adolf. Quello che non sa è che non importa quanti cazzotti e testate darà al pastore, perché questo è un luogo di miracoli sul quale aleggiano strane forze e tutti, compreso lui, sono destinati a cambiare in versi insperati.
Dei corvi si impossessano del melo, nubi oscure e pioggia lo circondano, i vermi lo assediano: è il demonio che lo sta mettendo alla prova? Quello che lo pensa è il pastore, che vede qualsiasi cosa capiti come un test: è un uomo che ha cancellato il suo passato (e quanto ne rimane, un figlio paralizzato e spastico) negandolo con la forza del pensar positivo, del porger l'altra guancia. E se invece fosse Dio a non esser dalla loro parte?
C'è qualcosa di bizzarramente rassicurante nei due danesi che abbiamo accostato per ragioni distributive: questi due film sono surreali al punto da sembrar totalmente scostanti ed inconcludenti, ma poi dimostrano che la loro filosofia germoglia esattamente da questa strana allegria. Ne Le mele di Adamo si aprono due paragoni biblici: il primo è testimoniato dal titolo e riguarda l'Adamo neo-nazista; il secondo rilegge la storia di Giobbe nella figura di Ivan. È una black comedy bucolico/religiosa (l'atmosfera è invidiabile, con qualche aiuto di non poco conto dal reparto effetti speciali; da segnalare fotografia, montaggio e musiche) che ribalta le psicologie, aggiustandole per permetter loro di rimaner comunque fedeli ai rispettivi proprietari, facendone uomini e donne migliori e con gli occhi un po' più aperti.
Non c'è buonismo spicciolo, bensì un equilibrio sorprendente, festoso e tragico, per cui nulla di quanto altrove sembrerebbe banale arriva ad esserlo. Ci sono episodi da incorniciare: fra questi, una sparatoria che lascia senza parole il povero naziskin. Ogni cosa è un miracolo, ma non necessariamente divino: il senso di comunità, rispetto e positività di questo film ci consegna sentimenti fondamentalmente laici, una visione tollerante di matrice nordica e di ampie vedute, calata in simbolismi accomunanti. Quando la torta di mele calda non serve solo come iniziazione sessuale.

Giudizio: 3
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