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I tuoi, i miei e i nostri Stampa E-mail
Martedì 16 Maggio 2006 14:10
Voto: *½ (su ****)  Recensione di Alberto Di Felice
I tuoi, i miei e i nostriCommediola pre-natalizia negli USA, commediola di fine stagione da noi. I tuoi, i miei e i nostri è proprio un riempitivo che la Sony italiana lancia in un periodo sonnolento: distribuzione immeritata in assoluto, come immeritata è la produzione di questa pellicola presentataci nientemeno che da Paramount, MGM, Nickelodeon e Columbia. A consolarci può essere il fatto che la distribuzione sul nostro suolo è affidata ad una filiale e che almeno non siamo noi direttamente a peccare: fa più male quando sono quelli della Medusa, che potrebbero tener d'occhio qualche prodotto più interessante, a ripescare film inutili fra maggio e giugno.

Diretto da Raja Gosnell (Mai stata baciata, Big Mama, i due Scooby-Doo), è il remake del delizioso Appuntamento sotto il letto del 1968 con Henry Fonda e Lucille Ball (il titolo italiano traduce l'originale, che è anche della vecchia versione). E' il secondo remake nel quale le gioie della famiglia allargata vengono esaltate dal grande spirito americano: del 2003 era Una scatenata dozzina, rifacimento di Dodici lo chiamano papà del 1950. La storia prevede l'incontro fulmineo di due ex-compagni di liceo, Frank Beardsley (Dennis Quaid) e Helen North (Rene Russo), accomunati anche dal lutto dei rispettivi coniugi e da una prole numerosissima: lei ha dieci figli, quattro suoi e sei adottati secondo una bilanciata varietà razziale (asiatici, afro-americani ed ispanici), e lui otto, tutti della defunta moglie. In una ventina di minuti di pellicola si son già sposati e trasferiti in una decadente abitazione vicino ad un faro (lui è ammiraglio della marina), nella quale conviveranno tutti sotto un tetto. Lei è disordinata, una creativa, e così sono i figli; lui è metodico da caserma, e così sono i figli. Appunto i figli non si sopportano ed in un primo momento litigano come possono; poi passano ad unirsi per il bene comune, ossia far separare Helen e Frank. In partenza non c'è molto da aspettarsi ma in seguito anche il più buono degli spettatori deve chiedersi perché è entrato. La comicità del film è di stampo prettamente slapstick, appoggiata agli animali e animaletti che, come se i ragazzini non bastassero, girano per casa: per un po' si può anche ridere, ma quando non si vede nient'altro all'orizzonte, quando il povero Dennis Quaid (il buon Dennis Quaid, che è l'unico a dar soddisfazione, sempre e comunque) è chiamato a sfoderare la sua faccia oltre ogni umana possibilità per continuare oltre la sopportazione a cadere e farsi dipingere di vernice, basta. Il già brutto Una scatenata dozzina era almeno un film leggermente più complesso, cui era rimproverabile d'altra parte la melensa morale: qui non c'è la melensa morale ma non c'è, neanche sforzandosi molto, altro. Tutto succede senza la minima voglia di approfondire il perché, senza dare il minimo tempo a nessuno di farsi conoscere: Helen e Frank si amano e basta, si lasciano e basta, si riprendono e basta, i figli capiscono che alla fine si voglion bene perché così dev'essere, perché sono fratelli e sorelle, perché è normale che bisogna finire tutti felici e contenti. Fanno come noi, che già sappiamo dove metteranno i piedi, passo per passo.

Alberto Di Felice
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