CLASSIFICA SETTIMANALE

Incassi al 07/03/2010
1 Alice in Wonderland 3D new
2 Genitori & figli: Agitare bene prima dell'uso =
3 Invictus a
4 Alice in Wonderland new
5 Shutter Island
new
6 Avatar 3D
-
7 Codice: Genesi
-
8 Wolfman
-
9 Il concerto =
10 Il figlio più piccolo
-
Archivio incassi settimanali

Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates
Shopgirl Stampa E-mail
Giovedì 18 Maggio 2006 00:31
Voto: **½ (su ****)  Recensione di Alberto Di Felice
ShopgirlTratto da un romanzo breve di Steve Martin e da lui stesso sceneggiato, Shopgirl è un film incantevole. Come è evidente dai dati da cui siam partiti, è un racconto molto personale ma che Martin non tiene tutto per sé: è una storia romantica che ha affetto allo stesso modo per entrambi i suoi fragili e sperduti protagonisti. I tratti sono quelli di una favola ed i suoi primi momenti fanno percepire quel calore che persisterà durante tutta la visione: dalle luci di Los Angeles di notte, un piano sequenza ideale ci porta fra qualche sfumata e ritocco computerizzato alla luce del mattino, dalle autostrade alla Fifth Avenue dove si trova il grande magazzino Saks. Entrati, saliremo piano per piano fra rossetti e manicure fino ad arrivare al reparto guanti, al cui banco lavora Mirabelle Butterfield (Claire Danes).

Mirabelle è una ragazza del Vermont arrivata all'altra estremità del paese in cerca di una vita migliore. Un giorno è in lavanderia e incontra Jeremy (Jason Schwartzman), un ragazzo che a prima vista non fa una bella impressione: se lei è un esempio di eleganza e candore creati con i pochi soldi disponibili, lui è un disorganizzato (a partire dal capello ribelle) magari anche un po' sporco. Non c'è molto che possa attrarla a lui, e anche il fatto che abbiano in comune aspirazioni artistiche messe da parte per affrontare la vita reale non appare determinante. Ma escono assieme, anche se gli appuntamenti son tutto fuorché romantici e il primo rapporto è tutto tranne che magico. Un altro giorno al suo banco arriva un elegante signore sulla cinquantina, in cerca di un paio di guanti per signora: li prenderebbe grigi per andare sul sicuro, ma lei dice di preferire il nero e così cambia idea. La stessa sera, Mirabelle trova sulla porta di casa un pacchetto con quel paio di guanti, ed un invito a cena. Lui è Ray Porter (Martin), pezzo grosso dell'informatica con case a Seattle, ovviamente, e Los Angeles: è tenero ma rintanato in sé stesso. Si piacciono, ma lui non vuole un rapporto serio, è chiaro sin da subito a riguardo. Shopgirl è una favola adulta, che parla di solitudine: i tre personaggi, diversi, si trovano per un istinto naturale a ricercare affetto, si incontrano casualmente (o forse per casualità voluta) per dargli risposta. Mirabelle ascolta un programma alla radio che dice che non importa come, con quanto trasporto e con quanto amore, ma una donna ha bisogno di contatto fisico, di farsi accarezzare; Ray è sempre solo nel suo aereo privato da pendolare della West Coast, a fissare il buio davanti al suo drink; Jeremy è uno squinternato che tenta in tutti i modi sbagliati di cavare un ragno dal buco. Si trovano e si intrecciano perché seguono il loro bisogno d'amore. Questo non è un film nel quale c'è bisogno di non sapere come finirà: è il film stesso a volerlo far sembrare evidente sin da subito perché quello che ci chiede è capire i personaggi senza conoscere i dettagli pregressi, e di riconoscerci in loro. E' scritto dal punto di vista di un uomo maturo e parla soprattutto di lui: la sua voce narrante sembra introdurre una sorta di Amélie californiana (bellissima la camera che sale su Mirabelle che dorme, la finestra della sua camera che diventa una stella nella notte), e finisce per condividere con lei un abbraccio virtuale che è una riflessione su come le persone vivono, su come credono di controllare la propria vita. E' anche un film di un certo gusto classico, elegante (in particolare la fotografia di Peter Suschitzky; le musiche di Barrington Pheloung accompagnano passo per passo e sottolineano la malinconia, forse con un pizzico di perdonabile insistenza) e capace di bilanciare un umorismo non volgare (anche se incarnato dall'abbastanza pazzo Schwartzman: guardatelo nella scena/equivoco con l'avvenente Bridgette Wilson, la signora Sampras) con l'intimità dei personaggi; eppure parla profondamente delle insicurezze moderne, del rifugio nell'apparire e nell'avere, delle nevrosi da sedute dallo psicologo o da dipendenza da farmaci. In un certo senso non è lontano dallo sguardo sul presente di Crash: le persone sono separate da un reticolato di autostrade, di modi per dividersi, e poi finiscono per scontrarsi, sentono disperatamente di doversi incontrare. La prova dimessa e minimale di Steve Martin ricorda la maturazione del suo collega ex-commediante (più ex di lui) Bill Murray, in un altro film che ha molto in comune con questo e cioè Lost in Translation; Claire Danes è vulnerabile e luminosa, da adorare.

Alberto Di Felice
Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
 








AL CINEMA

Avatar
avatar-poster
 
Genitori & figli: Agitare bene prima dell'uso
Genitori & figli: Agitare bene prima dell'uso
 
Codice: Genesi
Codice: Genesi
 
Lourdes
Lourdes
 
Che fine hanno fatto i Morgan?
Che fine hanno fatto i Morgan?
 
Il concerto
Il concerto
 
Il mi$$ionario
Il mi$$ionario
 
Paranormal Activity
Paranormal Activity
 
L'uomo che verrà
L'uomo che verrà