Voto: **½ (su ****) Recensione di Alberto Di Felice
 Rob Zombie è cresciuto. Per prima cosa, tenendoci lontani da meriti artistici, questo sequel (a La casa dei 1000 corpi
del 2003) può vantare una produzione ed una distribuzione con numeri di
rilievo: se il primo era anche da noi solo uno fra i tanti film da dvd,
il secondo è un prodotto con appeal da grande pubblico ed una
distribuzione che l'ha portato nelle sale vicino a voi. Va
riconosciuto, a distanza di anni, che questo schizzato rockettaro stava
davvero seguendo una sua strada quando, tre anni fa, usciva con un film
talmente brutto che chi scrive non ne conserva un ricordo
particolamente lucido, come deve essere per ogni filmaccio da
dimenticare. Torna la famiglia di pazzi sadici debitrice di Non aprite quella porta
e di mille altre cose degli anni '70 e '80, e torna il simpaticissimo
Capitano Spaulding (Sid Haig).
Il clown dai denti neri, anzi nerissimi,
viene ripresentato con un sogno meraviglioso: se ne sta con la sua
panciona all'aria mentre una prostituta (stando al film, le prostitute
del Texas sono tutte abbastanza attempate) a dialogare amabilmente fin
quando questa non rimane offesa e scodella la pistola... A questo punto
lui si sveglia e trova di fianco a sé la donna di tutti i giorni, una
dalla stazza parecchio grossa. Quello che abbiam scoperto con Super Size Me,
ovvero che il Texas è lo stato più grasso dell'Unione, è vero anche per
la vita sessuale del pagliaccio padre dei sadici. Prima, il film si era
aperto con un assedio alla casa del diavolo (il titolo italiano sfrutta
con furbizia meccanismi mentali di richiamo, nonché il precedente, ma
c'entra poco col film dato che la casa la vediamo per pochi minuti e
poi via), con la famigliuola che si risveglia perché la polizia è
arrivata. Armati da battaglia, sfidano il fuoco degli uomini dello
sceriffo Wydell (William Forsythe): mamma Firefly (Leslie Easterbrook)
si sofferma su un caduto e viene presa, ma Otis (Bill Moseley) e Baby
(Sheri Moon, Mrs. Zombie) fuggono fino ad un motel dove creeranno
problemi al resto degli ospiti. Si aggiungerà babbo Spaulding. La casa del diavolo è un western in salsa road-horror, mentre quella dei 1000 corpi
era un divertimento totalmente sconquassato (e totalmente inutile) in puro omaggio pazzo al
gore dei tempi andati. E' necessario un po' di sano distacco per
riconoscere la "genialità" di Zombie: è un tipo che non vorremmo
conoscere, la cui filosofia di vita rinneghiamo, il cui look ci fa
ribrezzo, ma qui ha realizzato qualcosa. Matura (come conseguenza
diretta della diversa produzione, che non è più da tv-movie) come
regista e narratore, non più dilettantesco ed impulsivo: alcuni
dialoghi con la loro bella carica dissacrante (cfr. quello su Groucho
ed Elvis), qualche momento totalmente musicale con ralenti e fermi,
sono inseriti in una parabola a suo modo regolarizzata, nella quale ci
immedesimiamo con i reietti anziché col vendicativo (il fratello George
è una loro vittima) sceriffo. Passando oltre qualche insistenza
videoclippara in un autocompiacimento un po' di maniera (e oltre ai
videoclip c'è lo scrutinio attento e prolungato del sedere della
generosa consorte, che da bambina doveva davvero sembrare un angelo
come le dice la mamma prima che volino i proiettili), Zombie, un
Peckinpah sui generis, ha tirato su un mucchio selvaggio sui generis,
una parabola fortemente western calata in un diverso tempo di confine,
i tardi anni '70, quando la rivoluzione dei figli dei fiori era ancora
viva ma stava per giungere alla conclusione versandosi nei ruggenti
anni '80. Non c'è molto di voluto da ricercare in questo contesto - per
Zombie un film non potrebbe svolgersi in nessun altro periodo... -, ma
la sua riproposizione di questi tempi, con questo bonario affetto da
eroinomane, genera simpatia. Soprattutto, è interessante e piacevole
vedere come uno sregolato abbia saputo farsi rilettore del mito della
frontiera partendo da un tizio con i capelli lunghi sempre coperto di
sangue (si sveglia di fianco ad una ragazza fatta fuori la sera prima),
la sua sorellina col sedere che parla ed il babbo (l'unica cosa che
salveremmo da 1000 corpi) clown barbuto che ha un gran bisogno di assistenza odontotecnica.
Alberto Di Felice
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