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| American Dreamz |
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| Giovedì 29 Giugno 2006 11:35 | |||
Titolo originale: American DreamzNazione: U.S.A. Anno: 2006 Genere: Commedia, Drammatico Durata: 107' Regia: Paul Weitz Cast: Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden, Willem Dafoe, Noureen DeWulf, Chris Klein, Judy Greer Produzione: NBC Universal Television, Depth of Field Distribuzione: UIP Data di uscita: 9 Giugno 2006 Trama: Un film che attraverso la satira, mette in primo piano le manie e l'identità del popolo americano, basandosi, su un famoso concorso canoro televisivo. (FilmUp) Recensione di ALBERTO DI FELICE Provate ad immaginare cosa fa George W. Bush quando la mattina si sveglia nel suo letto presidenziale. American Dreamz lo fa, ed è una goduria. Il presidente Staton (Dennis Quaid) è appena stato rieletto e il cameriere gli porta la colazione: «Le accendo la tv, signor Presidente?» «No, oggi no: credo che leggerò il giornale. Abbiamo il New York Times?» «Possiamo procurarcene uno...». Il presidente Staton è un uomo semplice, che i giornali, appunto, non li legge; la sua unica fonte di informazione sono i memo con i quali il suo Capo di Stato maggiore (Willem Dafoe) gli spiega l'attualità e la scena politica internazionale come se si trattasse di un fumetto; ogni suo discorso è preparato da geni della penna, ma lui non capisce una parola di quello che, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, si ritrova a leggere.Staton inizia a trovare le news molto interessanti, a cominciare dalla sua scoperta che esistono ben tre tipi di "iranistani" (sunniti, sciiti e curdi, ndr). Il suo tranquillo mondo è scosso: lui è quello che è solo per la voglia di sua madre di dimostrare al marito, ex-Presidente, che qualunque minorato potrebbe diventare la guida della più grande democrazia al mondo? Colpito da una forte crisi d'identità si barrica nella Casa Bianca per settimane, fin quando il Capo di Stato maggiore non decide che è ora di far tornare le cose alla vecchia situazione, rispolverando la sua immagine. E' qui che il suo destino si incrocia con quello della trasmissione più seguita della tv, "American Dreamz". Il presentatore Martin Tweed (Hugh Grant) è in una situazione in qualche modo simile a quella del Presidente: quello che fa da anni proprio non gli piace. Il suo approccio è meno esistenziale e più pragmatico, comunque, dato che mollare il successo non è un'opzione. Il nuovo cast del programma deve avere qualcosa di speciale e ci sono due concorrenti che fanno giusto al caso suo. Il primo concorrente è una classica ragazza del Midwest, Sally Kendoo (Mandy Moore), che ha tutte le caratteristiche di una Britney Spears a cominciare dalla sete di arrivare; l'altro è un ragazzo iracheno appena arrivato dagli zii in California. Omer (Sam Golzari) si fa notare durante una esibizione nel santuario musicale di suo cugino Iqbal (Tony Yalda), quando la troupe del programma arriva a comunicare a quest'ultimo il suo ingresso nello show. Omer è un appassionato di musical, ma è anche un terrorista suicida: aveva un piano, ma ora è destinato a cambiare, perché il presidente Staton sarà il giudice d'onore nella puntata finale di "American Dreamz". Questo è un film che contiene in sé materiale buono per due diverse pellicole: la prima è la miglior satira politica (escludento i pupazzi di Team America) dai tempi di Sesso & potere di Levinson; la seconda è uno sberleffo dei talent show (e della nuova politica dei reality), evidentemente ispirato ad "American Idol", sulla falsariga di EDtv. Sul primo versante abbiamo grandi cose: non solo il Capo di Stato maggiore di Willem Dafoe è perfettamente identico (complimenti al trucco) al vice-presidente Dick Cheney, ma anche la fedele First Lady interpretata da Marcia Gay Harden è stata tramutata in una replica non ufficiale di Laura Bush. In più, che un simile ritratto di presidente venga da uno che nel 2004 ha votato per la rielezione di Bush, da Dennis Quaid eroe Disney dei sani valori familiari molto repubblicani (ma poi capace di una prova strepitosa come marito gay in Lontano dal paradiso), è da lasciare a bocca aperta. La prima metà del film di Paul Weitz (American Pie, About a Boy, In Good Company) riesce a calibrare i suoi due bersagli con l'irriverenza del genio, con una delle sceneggiature (dello stesso Weitz) migliori degli ultimi tempi, eleggendo ad elemento di unione addirittura un attentatore suicida. Peccato che tutto questo venga cancellato troppo presto, con un contrasto evidentissimo, quando la pellicola si concentra esclusivamente sulla parte reality negli ultimi tre quarti d'ora. La conclusione di American Dreamz non si avvicina neanche remotamente all'incisività con la quale il film era partito, e anzi dimentica ogni obiettivo: si fa un po' ripetitiva, un po' scontata, molto baraonda, arrivando al traguardo come una bomba (paragone appropriato) che esplode solo perché deve, ma senza troppa convinzione. Giudizio:
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Titolo originale: American Dreamz
Provate ad immaginare cosa fa George W. Bush quando la mattina si sveglia nel suo letto presidenziale. American Dreamz lo fa, ed è una goduria. Il presidente Staton (Dennis Quaid) è appena stato rieletto e il cameriere gli porta la colazione: «Le accendo la tv, signor Presidente?» «No, oggi no: credo che leggerò il giornale. Abbiamo il New York Times?» «Possiamo procurarcene uno...». Il presidente Staton è un uomo semplice, che i giornali, appunto, non li legge; la sua unica fonte di informazione sono i memo con i quali il suo Capo di Stato maggiore (Willem Dafoe) gli spiega l'attualità e la scena politica internazionale come se si trattasse di un fumetto; ogni suo discorso è preparato da geni della penna, ma lui non capisce una parola di quello che, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, si ritrova a leggere.







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