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Vengo a prenderti Stampa E-mail
Domenica 16 Luglio 2006 01:25
Voto: ** (su ****)  Recensione di Alberto Di Felice
Vengo a prendertiOrmai c'abbiam fatto l'abitudine, ai tramonti in Toscana. O almeno, a come gli Americani o gli Inglesi vogliono vederli. L'Italia è una terra romantica, piena zeppa di colline e vigneti, fatta per assaporare i piaceri sani e semplici della vita. Beh, sì... Non che sia tutta così, però anche per mantenere la nostra fama megnereccia e godacciona, che è un tutt'uno col Made in Italy di moda e cibo, deve essere così. La prima cosa che chi scrive ha notato quando il protagonista di questo film, l'ex star di Dawson's Creek Joshua Jackson, mette piede nel nostro Paese è che la sua BMW a noleggio inizia a calcare delle strade perfettamente asfaltate e fornite di segnaletica orizzontale: non che le nostre strade siano messe troppo male (anche se non sono di certo messe troppo bene), ma c'è puzza di uno sforzo extra apposta per il film.

Se produzioni del genere servono almeno a spingere a sistemare le strade, ben vengano. Una cosa che è certa è che Toscana, oltre a sole, vino e cibo, vuol dire scrittura: da quelle parti si trasferiscono scrittori o comunque persone che hanno a che fare con l'editoria, naturalmente di lingua inglese. La più famosa ad essersi rifugiata nei casolari di campagna è la sempre stupenda Diane Lane, critica letteraria nel noto Sotto il sole della Toscana; meno conosciuta è la villa dell'anziana dama di Sua Maestà Maggie Smith, che da indagatrice romanziera si era scelta la regione contigua (e simile in tutto) ne La mia casa in Umbria. Entrambi questi film dal sapore letterario erano tratti da due romanzi; Vengo a prenderti è invece una sceneggiatura originale del regista californiano Brad Mirman. Il sapore non è da elegante romanzo alla Rosamunde Pilcher per signore, bensì direttamente da sua riduzione televisiva (siamo in estate: ogni pomeriggio Canale 5 trasmette almeno un film che si adatta alla descrizione). Il trio di attori di traino è quanto basta ad invogliare a gettare uno sgrado: oltre al nome che accontenta le ragazzine (Jackson) ci sono il lupo Harvey Keitel (lo scrittore) e sua figlia Claire Forlani (Hooligans). Jackson è Jeremy Taylor, editor con sede a Londra che viene mandato sotto il sole della Toscana per convincere lo scorbutico Weldon Parish (Keitel), genio americano della penna che non scrive da quando gli è morta la moglie vent'anni fa, a firmare un contratto con la sua casa editrice. L'uomo non sa più di che scrivere e dunque non vuole saperne. E fa bene: dà già tante soddisfazioni starsene a non far niente tutto il giorno sorseggiando in piena libertà il proprio vino. Taylor le prova tutte, e nel frattempo impara una cosa o due sulla vita e sull'amore, quando incontra la bella figlia dello scorbutico, Isabella (Forlani). Il titolo che è toccato a Diane Lane sarebbe perfetto anche per questo, anche perché quello originale (uno dei due, almeno; l'altro è The Shadow Dancer) è Shadows in the Sun. E' nelle sfumature del tramonto che Parish ricerca i colori della vita e cerca di farle vedere anche all'arido giovanotto venuto dalla fredda Londra: come dev'essere, se Londra è gelida la Toscana è calda e assolata. L'inquadratura finale è l'esempio perfetto di una cartolina, alla quale manca solo la scritta "Greetings from Tuscany": il lavoro alla fotografia di Maurizio Calvesi dev'esser stato molto piacevole e lo è anche per noi. Fra le tante certezze che questo film vi offrirà (avete sicuramente già capito cosa succederà e anche come) c'è quella di trovare il nostro più grande professionista da coproduzione, Giancarlo Giannini nei panni di un prete che si ubriaca mentre prepara il calice per la funzione della sera. Giannini e Keitel fanno gli amiconi, giocano a carte e si sbronzano in osteria come due navigatissimi quali sono, che si godono almeno il vino sapendo in che tristezza di filmetto si ritrovano. Keitel salta sul sedile dell'auto ed apre le braccia al vento gridando «Ah ma non la senti? La vitaaaa!»: quanti boccali gli avran dovuto servire? A far vedere il sedere, invece, è abituato. Ne stiamo parlando come se fosse una schifezza immonda, ma forse siamo troppo severi: il piacere delle immagini c'è, la storiella è roba riscaldata ma può avere un pubblico, i lupi Keitel e Giannini si divertono, i secondari stereotipati fanno sorridere almeno un po' (c'è Bianca Guaccero dark che sembra uscita da Fracchia contro Dracula) e Jackson+Forlani sono una bella coppia. Questo precisando che la sospensione di severità vale solo se lo state guardando su Canale 5 in un pomeriggio estivo.

Alberto Di Felice
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