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Slevin - Patto criminale Stampa E-mail
Giovedì 31 Agosto 2006 20:43
Slevin - Patto criminale / LocandinaTitolo originale:      Lucky Number Slevin
Nazione:      Germania, Stati Uniti
Anno:      2006
Genere:      Poliziesco, Thriller
Durata:      109'
Regia:      Paul McGuigan
Cast:      Josh Hartnett, Bruce Willis, Lucy Liu, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Michael Rubenfeld, Peter Outerbridge, Stanley Tucci, Kevin Chamberlin, Dorian Missick, Mykelti Williamson, Scott Gibson
Produzione:      FilmEngine, Ascendant Pictures, Capitol Films
Distribuzione:      Moviemax
Data di uscita:      25 Agosto 2006

Trama: Il giovane Slevin si trova coinvolto suo malgrado in una faida tra le due più importanti bande criminali di New York che fanno capo una al Rabbino e l'altra al Boss. Posto sotto continua sorveglianza dal detective Brikowski e dal killer Goodkat, Slevin dovrà escogitare un piano perfetto... (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Slevin - Patto criminaleSlevin è fatto fra amici. Amici sono il protagonista Josh Hartnett ed il regista Paul McGuigan, impegnati con gli stessi compiti nel 2004 con Appuntamento a Wicker Park; amici sono Hartnett e Bruce Willis, sicario e poliziotto in Sin City. Questo film ha uno di quei cast che rendono praticamente impossibile resistergli: come dir no a due cattivi come Morgan Freeman e Sir Ben Kingsley? Come resistere alla vispa Lucy Liu? Come il cast, tutto il film è una dimostrazione di professionalità al servizio di una storiella semplice semplice del filone noir. Semplice, ovviamente, eliminando le complicazioni necessarie a mantener vivo l'interesse. Una cosa di cui potete star certi è che Bruce Willis sfoggerà per l'ennesima volta la sua faccia, con quell'aspetto monoespressivo quel tanto che basta da essere irresistibile.
All'inizio fa l'uomo in sedia a rotelle: in una sala d'aeroporto deserta, attacca a raccontare ad uno sconosciuto una storiella su una corsa truccata che è andata male, poi tira fuori la "mossa Kansas City". Lo sconosciuto non sa, come del resto noi, cosa sia. Fatto sta che subito se ne ritrova al centro, perché non si può fare una mossa Kansas City senza un morto. Prima della storiella, nel mezzo dei titoli di testa, vediamo brevemente due omicidi apparentemente sconnessi, che naturalmente andranno a far parte del puzzle generale alla fine. Hartnett è Slevin, appena arrivato col naso rotto nell'appartamento del suo amico Nick, che non si sa dove sia. Slevin è stato, nell'ordine: licenziato, tradito dalla ragazza (tipica scena di lui/lei trovato/a a letto con l'amante) e rapinato. Alla porta bussa con vigore la vicina di casa Lindsey (Liu) a chiedere un po' di zucchero; la conoscenza si fa subito carnale.
Altri problemi seri per Slevin, oltre ai tre che l'hanno portato lì, derivano dal fatto che a quanto pare l'assente Nick ha pesanti debiti con due boss della malavita newyorkese. Dato che l'amico Nick non c'è e non è mai stato visto da chi reclama i soldi, né Slevin è provvisto (causa rapina) di documento che possa dimostrare che non è Nick, sarà proprio lui a dover ripianare. I due capibanda si fanno chiamare Il Boss (Freeman) e Il Rabbino (Kingsley): un tempo soci, vivono ora reclusi nei rispettivi palazzi, con a dividerli solo una strada. Vent'anni prima Il Rabbino aveva cercato di far fuori Il Boss.
Ora, dato che il figlio del Boss è stato ucciso di fresco, quest'ultimo pensa bene di proporre a Nick/Slevin di uccidere il figlio del rivale in cambio della cancellazione del suo debito. Intanto scopriamo che Willis si chiama Goodkat, e che quello dell'albergo nel quale alloggia è l'ultimo numero di telefono composto dallo scomparso Nick, nonché l'ultimo numero da cui Nick ha ricevuto chiamate. A chiedersi cosa stia succedendo c'è il detective Brikowski (Stanley Tucci).
Quanto vi abbiam detto dovrebbe già far drizzare le orecchie dei più attenti: il film, in effetti, tenta di nascondere le carte sapendo perfettamente che chi guarda si attende già di vedersele poi esposte, e che quelle fatteci vedere finora non corrispondono a (tutta la) verità. Scherzando con sé stesso, richiama esplicitamente Intrigo internazionale: tutti recitano la loro parte con ghigno compiaciuto del gustoso esercizio del quale, spettatori compresi, sono tutti già pienamente consci. I pochi inganni a fin di bene li abbiamo già messi in conto. Non sarete dunque delusi se lo vedrete anche voi con quel certo ghigno divertito, ben soddisfatti di qualche bella battuta e di una regia che fra dosate accelerazioni e spostamenti non si lascia sfuggire mai l'occasione di far risaltare le performance con ghigno e le belle scenografie di François Séguin (Levity).

Giudizio: 2.5
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