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Santa Clause è nei guai Stampa E-mail
Sabato 06 Gennaio 2007 21:15
Santa Clause è nei guai / Locandina originaleTitolo originale:      The Santa Clause 3: The Escape Clause
Nazione:      U.S.A.
Anno:      2006
Genere:      Commedia, Fantastico
Durata:      95'
Regia:      Michael Lembeck
Cast:      Martin Short, Tim Allen, Ann-Margret, Alan Arkin, Bob Bergen, Spencer Breslin, Darian Bryant, Abigail Breslin
Produzione:      Santa Frost Productions Inc., Walt Disney Pictures, Boxing Cat Films, Outlaw Productions
Distribuzione:      Buena Vista
Data di uscita:      24 Novembre 2006

Trama: Scott Calvin è alle prese con la sua nuova famiglia dopo essersi trasferito definitivamente al Polo Nord, ma quando Jack Frost minaccia di sabotare il Natale, Scott, anche a rischio di rivelare la sua vera identità come Santa Clause, chiama a raccolta amici e parenti per fermare il malvagio pupazzo di neve. (Yahoo)

Recensione di EMANUELE RAUCO

Santa Clause è nei guaiÈ giunto il momento: o con gioia o con un pò di disillusione, l'arrivo del Natale è inevitabile, con tutto quello che di cinematografico comporta, vale a dire un profluvio di film innevati e luminosi di palle di neve, che irradiano buoni sentimenti ed emozioni appigliandosi a tutte le nostre tradizioni cristiane, pagane o semplicemente consumistiche. Se il film è riuscito.
Altrimenti, come nel caso di Santa Clause è nei guai, terzo della serie con Tim Allen come protagonista, l'unica cosa che si irradia è la noia e la prevedibilità di un film troppe volte fatto e visto, di solito in meglio.
Il racconto verte su due fronti: da un lato Scott/Santa, ormai trasferitosi con la moglie incinta al Polo Nord, deve fronteggiare gli attriti familiari causati dall'arrivo dei suoceri (che credono di essere in Canada); dall'altro, deve impedire che il viscido Jack Brina s'impossessi del Natale e lo renda il mezzo del suo protagonismo.
Scritto come il precedente da Ed Decter e John J. Strauss (Uno zoo in fuga), il film è una sorta di summa, peggiorata da un ritmo ed una messinscena davvero fiacchi, di tutte le banalità, gli stereotipi, i clichè del film natalizio, che non solo continua a ripetersi imperterrito (la trama ricorda da vicino il secondo capitolo), ma rischia anche l'accusa di lesa maestà nei confronti del magnifico La vita è meravigliosa di Frank Capra.
Fosse solo la prevedibilità il problema, non sarebbe così grave, visto che è un film per famiglie da pomeriggio festivo, il vero problema sta nella totale mancanza di idee e verve: la causa principale – ma non l'unica – sta nella sceneggiatura, una tra le più fiacche ed inconcludenti degli ultimi anni, che, oltre a riciclare idee altrui e gag mai divertenti, crede di poter camuffare buchi e magagne narrative con l'alibi del film per bambini (peraltro dimostrando scarsa considerazione dell'intelligenza infantile), senza creare mai interesse per i fatti raccontati, né per i personaggi, sprecando la simpatica trovata del Consiglio delle Creature Leggendarie.
Altra prova a carico del copione, o meglio dell'industria hollywoodiana in cui è nato, sta nell'ipocrisia con cui si predica di amore, famiglia e veri valori dal pulpito di un film in cui il Natale è visto come mera rivendita di giocattoli, compresi ovviamente quelli di cui si nutrirà il merchandising della pellicola.
Il resto del fillm, purtroppo, non migliora: si stenta a credere che il regista abbia vinto molti premi come regista di sit-comedies (su tutte Friends), vista la piattezza del ritmo, dell'humour, la sciatteria di una messinscena che si permette il lusso di sprecare le belle scenografie di Richard J. Holland per farne una sarabanda di casette di plastica, illuminate come in una vertrina di balocchi.
E neanche gli attori purtroppo sollevano il livello, tra un Tim Allen che recita col pilota automatico, quasi incurante di storia o emozioni, ed un Alan Arkin che stupisce vedere così svogliato dopo la bella prova in Little Miss Sunshine: si salva solo Martin Short (Jack Brina), volenteroso e mellifluo, che però ormai è relegato a parti del genere.
C'è una sequenza verso la fine che sembra l'analisi perfetta del film: nel Polo Nord commerciale e consumista di Brina, si mette in scene un brutto musical, pieno di finta allegria e di vera noia. Sembra un guizzo di autocritica.
E non basta l'alibi del film per bambini: non si divertiranno neanche loro.

Giudizio:


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