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Mi sono perso il Natale Stampa E-mail
Lunedì 08 Gennaio 2007 20:12
Voto: ** (su ****)  Recensione di Emanuele Rauco
Mi sono perso il NataleNon capita molto spesso, specie di questi tempi, di vedere un film di Natale - o meglio sul Natale - ed uscirne soddisfatto, sorridente; nel mare di banalità mielose e di idee che non siano becere, questo film di Paul Feig (titolo originale Unaccompanied Minors) fa la figura del piccolo gioiello.
Eppure gli ingredienti per un fallimento c'erano tutti, dal gruppo di marmocchi troppo vivaci, alle morali sulla famiglia in disarmo, dalle svenevolezze sul vero spirito natalizio, alla redenzione del Sig. Scrooge di turno: eppure grazie al controllo di regista e scrittori, il film può dirsi in sostanza riuscito.
La storia racconta di un gruppo di ragazzi in viaggio non accompagnati per raggiungere i genitori, che si trova rinchiuso nell'aeroporto in attesa che la tempesta di neve che ha bloccato i voli si plachi: tra solidarietà, giochi e scoperte esistenziali varie, 5 di loro evaderanno per vivere un natale felice e lontano dal perfido direttore Porter.



Scritto da Jacob Meszaros e Mya Stark, il film è una piacevole e parecchio simpatica commedia natalizia, venata d'avventura, che cerca di porsi, coi dovuti distinguo, sulla scia di Mamma, ho perso l'aereo, mescolando azione, comicità fisica e buoni sentimenti, ma senza esaltare la gloria familiare dell'american way of life, ma al contrario, provando a tracciare un quadro sostanzialmente cupo dei genitori e degli adulti in generale.
Un impianto generale che ricorda alcuni classici per l'adolescenza (I Goonies, su tutti, ma senza il lato avvenutroso-fiabesco), che come quelli è soprattutto un racconto di formazione su un gruppo di ragazzini diversi (molto) tra loro che imparano a conoscersi ed amarsi proprio per le loro differenze e che grazie all'aiuto reciproco ed alla comune vicinanza imparano anche a comprendere ed affrontare il mondo, in cui gli adulti ovviamente dominano e brillano per ottusità ed inadeguatezza.
Riprendendo così alcune tracce di poetica care a Spielberg, dagli adulti come causa dei mail della società ai bambini unica speranza di un futuro migliore, fino all'avventura dallo spirito giocoso, Feig (al 4°lungometraggio per il cinema) ritrae un mondo in cui i bambini, lasciati al proprio destino, dovranno far fronte a modo loro alle mancanze dei genitori, creando(si) un mondo ideale ed impegnandosi a cambiarlo con le loro forze ed i loro mezzi (non a caso si cita Il signore delle mosche).
Questa riflessione abbastanza sorprendente nei toni e nella diretta sincerità, si sposa un pò a fatica con i temi abusati del Natale e dello spirito della festa, ma sa comunque regalare momenti vicini alla commozione; il tutto condito comunque da un onesto e vivace professionismo della regia, qualche bella trovata di scrittura ed un cast (bambini e non) a tratti notevole, capeggiato dal sempreverde Lewis Black.
Chiaramente non un film indimenticabile, leggero e volatile, ma che sa cosa dire e come dirlo, fa divertire il suo pubblico e non dura un minuto di troppo: a non voler fare i pignoli, si può dire che non è poco.

Emanuele Rauco
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