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| The Covenant |
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| Lunedì 19 Febbraio 2007 14:25 | |||
Titolo originale: The CovenantNazione: Stati Uniti Anno: 2006 Genere: Thriller, Horror Durata: 97' Regia: Renny Harlin Cast: Steven Strait, Laura Ramsey, Sebastian Stan, Taylor Kitsch, Chace Crawford, Toby Hemingway, Jessica Lucas, Kyle Schmid, Wendy Crewson, Stephen McHattie, Kenneth Welsh, Christian Baril, Barbara Basia-Jasinski, Rob Burns, Robert Crooks Produzione: Screen Gems Inc., Lakeshore Entertainment, Sandstorm Films Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 16 Febbraio 2007 Trama: Strani avvenimenti accadono alla Spenser Academy, un collegio del New England destinato ad accogliere i rampolli delle famiglie più importanti della regione. Quattro studenti, discendenti delle prime famiglie stanziatesi nella colonia di Ipswich all'inizio del Seicento - ai tempi dei processi alle streghe di Salem - hanno ereditato poteri straordinari dai loro antenati. Giunti alla soglia della maggiore età devono confrontarsi con la difficile gestione dei loro facoltà sovrannaturali e con la strenua battaglia contro una forza malvagia cercando, nel frattempo, di non svelare il segreto che le loro famiglie hanno tenuto nascosto per secoli. (Yahoo) Recensione di EMANUELE RAUCO Che brutte cose il declino ed il dimenticatoio, quella fase di una vita, o precisamente di una carriera in cui si è perso lo smalto e la verve, i meriti ed i talenti sembrano svaniti e l’unica cosa a portata di mano è qualche poco appagante se non umiliante compromesso.Sembra proprio questa la fase artistica in cui si trova Renny Harlin, finlandese trapiantato a Hollywood, acclamato regista d’action tra gli anni ’80 ed i ’90 (58 minuti per morire, Spy, Nightmare 4) e poi sciattamente coinvolto in piccoli ed inutili progetti o in tronfi e pesanti flop. Ora, il nostro, ha toccato il fondo della sua carriera con questo triste horroraccio per adolescenti, che non è né l’uno né l’altro. O forse è entrambi. Nella parte bene del New England, il liceo sembra dominato da 4 ragazzi, belli e dannati, che sembrano avere carta bianca su ragazze, amici e destino: i Figli di Ipswich. I quali nascondono un segreto: sono figli e discendenti delle più importanti stirpi stregonesche d’America. Quando un devastante potere maligno sta per metterli in pericolo, capiranno l’essenza della loro forza. Più fantasy di terza mano che horror – ché sangue e paura non si vedono mai –, un film degno al più di un’uscita in home video, che invece fa la sua comparsa nelle sale italiane (si sa, non ci facciamo mancare nulla!) dopo aver raccolto dissensi ovunque: un mix tra Streghe e un intreccio familiare da soap opera, per un prodotto, scritto da J.S. Cardone, che non si riesce a capire dove voglia andare a parare e come prenderlo per provare ad analizzarlo. Il racconto parla di un momento preciso della storia di questi ragazzi, quello del raggiungimento dei 18 anni, dell’”ascensione”, l’attimo in cui gli aspiranti stregoni entrano nel potere assoluto, nel controllo totale delle proprie forze, con tutto ciò che consegue in termini di dipendenza dalla magia e di deperimento del corpo: temi e metafore evidenti, sebbene trattati in modo superficiale e rovinati da insulse parentesi comiche (i quattro che scommettono sul colore delle mutandine di una ragazza a cui la magia alzerà la gonna), in linea con un goffo di tentativo di riprodurre l’equilibrio di opere di culto come Buffy l’ammazzavampiri, che tengono il film quasi a galla. Ciò che lo affonda è tutto l’intreccio vero e proprio, così blando e confuso, fatto di famiglie decadute, campagne nascoste, ragazzi diabolici e subdoli, inquietanti apparizioni, corse contro il tempo, lotte (ridicole) all’ultimo lampo; temi, idee, suggestioni in altre mani interessanti, che vengono frullati con un gusto pacchiano, un disprezzo del ridicolo ed un’incapacità di suspense vicine al dilettantismo. Dopo aver tergiversato su stantii meccanismi giovanili per quasi un’ora, Cardone (il cui curriculum di B, C, e D-Movies è più agghiacciante dei suoi film) affastella tutto senza posa né senso, fino ad un finale indegno di nota in cui lo spettatore sente tutto il peso dei minuti passati; spettatore che Harlin, mancandogli ormai occhio e tocco, ha costretto ad un tour de force uditivo tra botti, urla, stridii e rumori di varia natura, riempiendo i buchi lasciati dall’assenza di ritmo e tensione con effetti digitali di bassa lega. Un film brutto nel senso vero del termine, che può trovare qualche estimatore tra i teenager di cattivo gusto, gli appassionati di metal ed industrial, tra i cultori dell’omoerotismo cinematografico (altra pulsione inespressa del film) o tra chi si accontenta di molto rumore e qualche ormone giovane, visto che gli attori sanno distribuire solo quelli (con annesse immancabili scene in doccia). Giudizio: ![]()
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