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| Mercoledì 21 Febbraio 2007 13:52 | |||
Titolo originale: ZwartboekNazione: Olanda, Germania, Gran Bretagna Anno: 2006 Genere: Guerra Durata: 135' Regia: Paul Verhoeven Cast: Carice van Houten, Thom Hoffman, Halina Reijn, Sebastian Koch, Christian Berkel, Waldemar Kobus, Michiel Huisman, Derek de Lint Produzione: Fu Works, Hector BV, Motel Films, Motion Investment Group, VIP 4 Medienfonds Distribuzione: DNC Data di uscita: 2 Febbraio 2007 Trama: In Olanda nell'estate 1944, Rachel, una giovane cantante ebrea, decide di tentare insieme ai suoi familiari e ad altri la fuga via mare per raggiungere i territori già liberati dagli alleati. Il gruppo però viene intercettato dai soldati nazisti e i componenti vengono sterminati uno ad uno. Unica ad essere scampata, Rachel decide di raggiungere i partigiani olandesi e di unirsi a loro. Il suo più grande desiderio è quello di vendicarsi della morte dei suoi familiari e di tornare libera. Rachel riesce ad infiltrarsi tra i tedeschi e a diventare amica dell'ufficiale nazista Müntze che, non sospettando di lei, le trova un lavoro. Alla fine della guerra, però, Rachel non sarà libera. Gli uomini che lei ha aiutato la accusano di collaborazionismo e tradimento per aver fornito alcune informazioni sbagliate. Ora Rachel deve scoprire chi la vuole morta. (Yahoo) Recensione di ALBERTO DI FELICE Paul Verhoeven, fra i registi più avversati — anzi, fra gli autori
più avversati —, torna nella sua Olanda, dopo vent'anni di carriera
hollywoodiana, con una produzione da diciassette milioni di euro. Lui
che è sempre stato accusato di misoginia, in Black Book sceglie
una protagonista donna (ed una splendida interprete) come eroina di un
dramma storico sull'occupazione nazista e la resistenza. Stavolta è
stato accusato di revisionismo storico, per reato di lesa maestà nei
confronti dei partigiani. Il film ha un ampio respiro da feuilleton
(durata 2h25'), che adottando l'ottica della protagonista descrive
l'ultimo periodo della guerra lavorando sia all'interno dell'ambiente
degli aggressori sia in quello dei resistenti. Di entrambi vengon fuori
luci ed ombre.Black Book si apre nel 1956 in Israele. Ronnie (Halina Reijn) è in viaggio col marito canadese, quando in una scuola incontra Ellis (Carice van Houten). Dodici anni prima, entrambe lavoravano come segretarie per la Gestapo. Rachel, ebrea, è diventata Ellis e si è fatta bionda per nascondersi, salva per miracolo dopo che la sua famiglia, assieme ad altre che stavano fuggendo per il Belgio, è stata eliminata dai nazisti. La sua vicenda è narrata in flashback. Con una struttura disgregata ma non diseguale che sa creare un crescendo discretamente avvincente, a tratti quasi torbido ma sempre contenuto ed antispettacolare, Verhoeven è quasi impagabile nell'umanizzare i personaggi sorpassando anche gli apparenti limiti di un look para-televisivo ed un finale che si preoccupa troppo di risolvere la trama. Parliamo non solo della trentunenne van Houten (splendida, come detto), ma dell'intero, ottimo cast. È attraverso la costruzione dei caratteri, oltre che attraverso uno stile netto nel delineare i momenti e le svolte narrative, che le ambivalenze della storia prendon vita. Rachel/Ellis è costretta nell'ambivalenza, che le costerà la fiducia dei suoi stessi compagni di lotta. Entra nella Gestapo sfruttando la sua avvenenza (ritoccata "da perfezionista" su ogni pelo del corpo), ed è il fulcro erotico di un film che riprende il noto legame nazismo-perversione. Senza gratuiità, però. Se il nazista gretto nel corpo (mostrato senza morbosità) e nell'anima viene incarnato da Franken (Waldemar Kobus), il Müntze (Sebastian Koch) che abbocca all'amo è un essere umano con un passato, presagisce la caduta ed aiuta la ragazza di cui si è innamorato, contraccambiato. Ellis e Ronnie sono sue metà simili, nella differenza di motivazioni e posizioni (l'una ebrea, l'altra perfetto prototipo di ragazza olandese), di una stessa necessità di venire ad un compromesso per salvarsi usando le armi — di seduzione e non — a disposizione. Allo stesso tempo — e qui sta l'accusa di revisionismo, o forse solo una stupida presa di posizione scolastico-ideologica — cittadini olandesi e compagni per la liberazione agiscono (e tradiscono) anche per proprio interesse, barbarizzano gli sconfitti, dimostrano di non avere troppo a genio gli ebrei, denudano seni e corpi come gli ufficiali delle SS; gli alleati permettono che si uccida un buono fra i cattivi. Verhoeven fornisce una storia verosimile, fa pulsare diversi e contrapposti istinti umani, fornisce carogne e nobili d'animo senza fare la morale né negare gli orrori. Sempre perché quando si sceglie di far parlare la Storia attraverso le persone, e non le convenzioni da manuale delle superiori, tutto è più complicato. Giudizio:
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Titolo originale: Zwartboek
Paul Verhoeven, fra i registi più avversati — anzi, fra gli autori
più avversati —, torna nella sua Olanda, dopo vent'anni di carriera
hollywoodiana, con una produzione da diciassette milioni di euro. Lui
che è sempre stato accusato di misoginia, in Black Book sceglie
una protagonista donna (ed una splendida interprete) come eroina di un
dramma storico sull'occupazione nazista e la resistenza. Stavolta è
stato accusato di revisionismo storico, per reato di lesa maestà nei
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