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L'arte del sogno Stampa E-mail
Domenica 25 Febbraio 2007 01:00
L'arte del sogno / LocandinaTitolo originale:      La science des rêves
Nazione:      Francia
Anno:      2006
Genere:      Fantastico
Durata:      105'
Regia:      Michel Gondry
Cast:      Gael García Bernal, Charlotte Gainsbourg, Miou-Miou, Alain Chabat, Pierre Vaneck, Emma de Caunes, Aurélia Petit, Sacha Bourdo, Stéphane Metzger
Produzione:      Partizan Films
Distribuzione:      Mikado
Data di uscita:      19 Gennaio 2007

Trama: Stéphane è un giovane timido e impacciato che con la sua fervida immaginazione vive in un mondo eccentrico tutto suo fatto di sogni che rischiano di farlo distaccare dalla vita reale. Quando arriva in Francia dove, a detta di sua madre, lo stava aspettando il lavoro che aveva sempre desiderato, rimane profondamente deluso nelle sue aspettative. Per sua fortuna riesce a trovare conforto nell'amicizia con la sua vicina di casa, Stéphanie, che lo aiuta a superare i momenti di sconforto e si rivela molto attenta e interessata ai suoi progetti. Stéphane si innamora della ragazza e anche le sue speranze professionali sembra che stiano per realizzarsi con la pubblicazione di un calendario da lui illustrato, ma a farlo tornare alla dura realtà sarà proprio Stéphanie che Stéphane improvvisamente sente allontanarsi da lui. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

L'arte del sognoCon L'arte del sogno (come al solito il titolo originale, The Science of Sleep o La science des rêves, dice di più o di diverso) il francese Michel Gondry stacca il cordone ombelicale dagli script di Charlie Kaufman per agire totalmente in proprio. La paternità del celebrato Se mi lasci ti cancello (ancora, l'originale Eternal Sunshine of the Spotless Mind è largamente e giustamente preferito) è forse troppo velocemente stata attribuita allo sceneggiatore Kaufman, già lanciato in virtù di Essere John Malkovich, Human Nature (sempre diretto da Gondry) e Il ladro di orchidee, tutti nettamente riconoscibili come provenienti da uno stesso autore. Non è a questo punto futile rimarcare come il soggetto di Eternal Sunshine fosse stato partorito congiuntamente da Kaufman, Gondry e dal poliedrico artista suo connazionale Pierre Bismuth. Ne L'arte del sogno si riproduce non a caso la stessa idea di fondo e lo stesso stile del precedente—senza contare la commedia/documentario Block Party, inedita da noi. L'arte del sogno è dunque un film non d'amore ma sull'amore, nel quale le elaborazioni della mente si mescolano con piena libertà surrealista al vissuto reale.
Protagonista è Stéphane (Gael García Bernal, La mala educación), di ritorno a Parigi dopo la morte del padre in Messico, dove con lui ha vissuto. La sua vita è un andirivieni fra Stéphane TV, un suo show televisivo immaginario con telecamere di cartone, regno del sogno, e la realtà. Lavora, ma è un lavoro molto meno creativo di quanto promesso, in una ditta che realizza calendari. La sua vicina Stéphanie (Charlotte Gainsbourg, Nuovomondo), dopo che si era invaghito dell'amica Zoé (Emma de Caunes, Ma mère), gli piace. Ma lui combina troppi casini, perché non distingue più il suo show ed i suoi protagonisti da ciò che succede nella vita vera.
L'intento di Gondry è stavolta di un respiro meno ampio. Rimane ancorato ad un andamento episodico e poli-espressivo per riprodurre la casualità e l'inconscio del sogno, non abbandonando mai l'ottica di Stéphane, ragazzo la cui libertà in sogno rispecchia la creatività artistica. La stessa che ha la decoratrice Stéphanie. Nella scena nella quale Stéphane capisce di amarla, i confini tra le due arti spariscono totalmente: riescono a far scorrere cellophane come acqua dal rubinetto e a fermare pezzi di cotone in aria con un accordo di pianoforte per farne nuvole.
Probabilmente più personale, intendendo l'aggettivo nel senso di auto-biografico, il film è “casualità parallela sincronizzata” e “disastrologia” della mente innamorata. Non senza autoindulgenza (la stessa del Kaufman de Il ladro di orchidee), Gondry inventa il mondo schizofrenico ed immaturo di un ventenne che vive una confusione tipica delle insicurezze e nevrosi della sua età—e dell'amore alla sua età—nel quale può esser facile riconoscersi, perché memori di quel tempo o perché lo si sta vivendo. Ma come se ne può esser conquistati, si può essere annoiati da un film che gira intorno sempre allo stesso stato emotivo. E magari qualcuno potrà trovare la “disastrologia della mente innamorata” un auto-plagio poco interessante della “disastrologia della mente immacolata”.

Giudizio: 2.5
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