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Il velo dipinto Stampa E-mail
Lunedì 26 Febbraio 2007 00:00
Il velo dipinto / LocandinaTitolo originale:      The Painted Veil
Nazione:      Cina, Stati Uniti
Anno:      2006
Genere:      Drammatico, Romantico
Durata:      125'
Regia:      John Curran
Sceneggiatura:      Ron Nyswaner
Cast:      Naomi Watts, Edward Norton, Liev Schreiber, Diana Rigg, Toby Jones, Shihan Cheng, Bin Li, Alan David, Marie-Laure Descoureaux, Sally Hawkins, Juliet Howland, Lorraine Laurence, Johnny Lee, Li Feng, Gesang Meiduo, Ian Renwick
Produzione:         WIP, Stratus Film Co., Bob Yari Productions, Class 5 Films, The Colleton Company, Dragon Studios, Emotion Pictures, The Mark Gordon Company, Warner China Film HG Corporation
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      23 Febbraio 2007

Trama: Londra, 1925. A causa delle pressioni sociali e della sua stessa natura capricciosa, Kitty, viziata donna della bella società, si convince a sposare il batteriologo Walter Fane, che si era dimostrato subito colpito da lei. I due partono immediatamente per Shanghai, dove Walter è stato assegnato; qui Kitty impiega poco per distrarsi dal marito avvicinandosi al diplomatico Charlie Townsend, col quale inizia una relazione presto scoperta dal consorte. Come punizione, Kitty è costretta da Walter a trasferirsi assieme a lui, offertosi volontario in una zona di frontiera colpita da un'epidemia di colera.

Recensione di Emanuele Rauco

Il velo dipintoEra da un po' di tempo che al cinema non si vedeva un film di questo tipo, accademico, nel senso classico del termine, curato fin nei minimi dettagli della messa in scena come Hollywood ne faceva ai tempi d'oro con bravi attori, ottimi contributi tecnici, una storia per signore che gli accenni storici rendono gradita anche agli uomini ed un senso della passione limitato. Il nuovo film di John Curran è proprio un film accademico, del genere che i critici e gli spettatori più popolari definiscono «belle le scene, belli i costumi, bella la fotografia», ma che inevitabilmente sfioriscono dalla memoria pochi secondi dopo la visione.
Kitty è una ragazza abbastanza indipendente che, per non dare soddisfazione ai genitori che la vedono zitella, si sposa col dottor Walter: matrimonio ovviamente infelice, con tanto di tradimento che, quando scoperto, porterà Walter a partire per la Cina, per le campagne sperdute, dove la sua ira costringerà l'infelice moglie a seguirlo. Ma il caso segue giri strani.
Scritto da Ron Nyswaner (candidato all'Oscar per Philadelphia) da un romanzo di Somerset Maugham, un mélo classico e raffinato, rinvigorito da spruzzate d'impegno civile ed umanitario e da una cornice storica abbastanza ben tratteggiata, che però perde di vigore nell'assoluta freddezza e staticità con cui una storia d'amore ad alto potenziale ossessivo è divenuta estenuato cinema da salotto bene.
Nel film, così come nel romanzo, si alternano molti spunti, da quello classico della vendetta d'amore, la gelosia repressa che diventa furia sottile, alla descrizione del mondo orientale ai confini della civiltà ed in balia di una guerra politica ed ideologica che sfuma ben presto in un dittatura para-razzista, dal sottile scandaglio psicologico (che, ovviamente, il film riduce) di una coppia che non sa amarsi alla descrizione quasi ecumenica di una fede e di una carità che guariscono le ferite del corpo e dell'anima.
Questo ricco e, probabilmente, succulento calderone di temi toni differenti non è adeguatamente cucinato da Curran, che si accontenta di fare il minimo indispensabile, confezionando con somma professionalità una storia della quale si fatica a scorgere l'interesse, così blanda e lenta nell'intreccio e neanche troppo chiara nello sviluppo, per non parlare dell'ambiguo moralismo di cui s'ammanta nel finale.
Quello che poteva essere il vero clou del film, la fusione tra una tragedia storica ed una tragedia privata, nodo che avrebbe fatto bollire la passione dello spettatore, diventa una piccola parentesi, un'appendice poco sviluppata, messa tra l'altro a totale servizio dello svolgimento affettivo del racconto, che cerca di tappare così i momenti di noia che durante i (troppi) 125 minuti si creano.
In conclusione, un film fatto con l'occhio rivolto alle giurie dei premi (che difatti hanno premiato la gradevole musica di Alexandre Desplat), che neanche lo spessore dei bravi Edward Norton e Naomi Watts rende memorabile. Perciò, i critici continueranno a dire: «bella la fotografia (Stuart Dryburgh), i costumi (Ruth Meyers), le scene».

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2

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