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Notte degli Oscar 2007 Stampa E-mail
Lunedì 26 Febbraio 2007 19:24
Martin ScorseseAnche le conferme, i pronostici rispettati a volte possono essere delle sorprese, succede quando l’equilibrio e l’incertezza sono talmente grandi che l’inaspettato è dietro l’angolo. E’ quello che successo ieri sera (notte per chi ha fatto levatacce dall’altro lato dell’oceano) al Kodak Theatre di Los Angeles, durante la consegna degli Oscar.
E’ stato, e potremmo dire finalmente, l’anno di Scorsese e del suo bellissimo The Departed, che si è portato a casa i premi per il miglior film, la miglior sceneggiatura adattata ed il montaggio superbo della grandissima Thelma Schoonmaker, ma soprattutto quello più atteso e che più gli spettava, quella per la miglior regia, la 1^ volta dopo innumerevoli candidature: quando sul palco è salita la triade Spielberg-Lucas-Coppola, il gotha della New Hollywood divenuta pilastro dell’industria, era chiarissimo che il premio sarebbe finito nelle mani del grande Marti. Che, infatti, s’è dimostrato incredulo ed emozionato come un bambino.

Il suo noir sulla mafia irlandese ha battuto concorrenti agguerriti ed accreditati, su tutti il capolavoro dell’anno, Letters from Iwo Jima di Clint Eastwood, che si è dovuto accontentare del premio per i migliori effetti sonori; il vincitore del Golden Globe, Babel di Alejandro Gonzales Inarritu, le cui quotazioni nel corso dei giorni sono scese tanto da fargli meritare solo il premio per la colonna sonora; The queen di Stephen Frears, che si è portato comunque a casa il premio più previsto ed anche giusto dell’anno, quello per l’interpretazione di Helen Mirren; ed infine la rivelazione dell’anno quel Little Miss Sunshine che pareva potesse fare il colpaccio, e che in ogni caso ha vinto premi pesanti come quello per l’interpretazione di supporto ad Alan Arkin, e quello per la sceneggiatura originale.
L’altra vera grande sorpresa della serata è stata Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro, che ha conquistato pubblico e critica americani ed ha vinto i premi per la fotografia, scenografia, trucco (meraviglioso), ma non quello che tutti si aspettavano, e che logicamente sarebbe stato d’uopo, al miglior film straniero, vinto da La vita degli altri, film tedesco già premiato ai Golden Globes.
Il vero sconfitto della serata potremmo dire essere stato Dreamgirls di Bill Condon: il musical sulle Supremes vince i premi per l’interpretazione di supporto di Jennifer Hudson (viene dalla versione americana di Amici: per dire della differenza di qualità!) e per il suono, ma, già rimasto fuori dai premi principali dopo la vittoria del Globe, non vince neanche il premio per la miglior canzone, andato invece a I Need to Wake Up di Melissa Etheridge, dal film Una scomoda verità, che ha vinto anche il premio per il miglior documentario: resta almeno il fatto che le performance sul palco delle protagoniste del film resteranno nelle orecchie dei presenti.
Gloria anche per l’Italia, in questa notte di  celebrato spettacolo: ovviamente ci riferiamo all’Oscar alla carriera ad Ennio Morricone, uno dei maggiori compositori viventi, anche lui mai premiato in attività e che vede tributarsi una canzone da Celine Dion (il tema di C’era una volta in America) e la prima standing ovation della serata (la seconda a Scorsese), a cui risponde con la voce strozzata dall’emozione, così come Eastwood, il premiatore e traduttore dall’italiano. Ci riferiamo però, anche a Milena Canonero, che ha vinto il suo terzo Oscar personale (come la Schoonmaker), per i costumi splendidi di Maria Antonietta di Sofia Coppola.
Altro trionfo personale per Forest Whitaker, che dopo il Globe, vince anche l’Oscar per la prova in L’ultimo re di Scozia, in cui interpreta l’assurdo e magnetico ruolo del dittatore ugandese Idi Amin Dada.
Altra sorpresa, di difficile pronosticazione, la vittoria di Happy feet come miglior film d’animazione a dispetto dell’ottimo Cars; da segnalare infine il premio per gli effetti speciali, meritatamente vinto da Pirati dei Caraibi 2 .
Lo spettacolo, quest’anno, è stato più vivace e coreografico rispetto agli ultimi anni, grazie alla conduzione pacata ed ironica di Ellen DeGeneres, perfetta padrona di casa (tanto da lucidare il pavimento della platea), ad un gruppo di mimi che, con le ombre cinesi, riproduceva i loghi dei film in gara, ad un’orchestra di rumoristi che sonorizzava live filmati di film famosi, e con un tris di premiatori irresistibili come Jack Black, Will Ferrell e John C.Reilly, uniti in un canto di premiazione; e poi i momenti commoventi con cui Hollywood si celebra, come il tradizionale ricordo dei cineasti scomparsi o la clip curata da Giuseppe Tornatore per celebrare i 60 anni del premio al film straniero.
Possiamo dirci soddisfatti, dopo la mezza delusione dell’anno scorso, per una serata, che più o meno ha cercato di rimediare a qualche, clamoroso torto.

Emanuele Rauco

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