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| Mercoledì 28 Marzo 2007 14:09 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Mark Steven Johnson, il pessimo autore di Daredevil, altro film con protagonista un eroe della scuderia Marvel, si misura ora con Ghost Rider, un personaggio che, dopo la sua ormai antica prima apparizione a fumetti datata 1950 ad opera di Dick Ayers con il nome anche di Phantom Rider, anticipò di parecchio i tempi con la nuova incarnazione del 1972 voluta da Gary Friedrich e Mike Ploog. Quel personaggio con la sua casacca nera, il suo teschio fiammeggiante, le ambientazioni horror e voodoo (a cui Ploog era avvezzo essendo il disegnatore della linea horror Marvel con «Licantropus» e «Frankenstein» e altri ancora), conquistò da subito il favore dei lettori affascinati da un look tanto innovativo e da atmosfere alla Easy Rider (a questo proposito la presenza di Peter Fonda nei panni di Mefistofele è un chiaro rimando), facendolo balzare subito al top delle vendite. Purtroppo in seguito il suo fascino con il disincantarsi dei tempi si affievolì, e il personaggio finì per consumarsi come le sue fiamme nell'anonimato. Fan da sempre a sua detta del personaggio, Johnson ha detto che il primo ad essere deluso da un film fiacco su Ghost Rider sarebbe stato lui per primo (lo disse anche per Daredevil, citato nel film, e i risultati furono un disastro), e ha chiamato ad interpretarlo Nicolas Cage, altro fan dichiarato che si è fatto addirittura un tatuaggio a tema, nascosto dal trucco, che con la sua interpretazione avrebbe dovuto dare spessore alla parte.Il rispetto per la filologia della storia del personaggio c'è, come dimostrato dall'inserimento nella trama del Rider a cavallo (interpretato da Elliott, di chiaro rimando vecchio ovest), personaggio ai più del tutto sconosciuto, per cui neppure i Marvel-fan avrebbero gridato vendetta se non ci fosse stato; gli effetti speciali sono di buon livello con le loro trasformazioni di sapore horror, ma purtroppo tutto l'insieme, nonostante brillino le scenografie di sapore raimiano della palude, non si eleva da un prodotto usa e getta dove la Mendez fa la bambolona sbottonata proprio lì, e Cage risulta più credibile nella versione infiammata che quando si mostra con la sua recitazione facciale di legno come al solito. Preoccupato di fornire un prodotto il più possibile completo (azione, effetto, sbalordimento, sentimento, oscurità dell'animo), Johnson disperde la potenzialità della trama in situazioni imbarazzanti e del tutto prive di valore, come l'intervista e l'inseguimento che riallacciano con fotografia flou il ricordo dell'amata sotto l'albero, mentre liquida la presenza dei cattivi con velocità quasi fastidiosa, seppure questi siano potenzialmente dei buoni personaggi, come Cuorenero (interpretato dal Wes Bentley di American Beauty) e qualche volta confonde la Torcia Umana con Ghost Rider (non voglia mai che si proponga per il terzo capitolo dell'altra saga marvelliana). Dopo aver fornito citazioni a iosa (abbiamo anche Apocalypse Now e Resident Evil: Apocalypse nel lotto), e aver lasciato la scena agli effetti speciali e alle scenografie da ghost town e bayou, noi spettatori ci ritroviamo ad aver passato due orette accettabili di divertimento pop corn di visivo impatto senza pretesa alcuna, aver rivisto due grandi attori come Fonda ed Elliott, e dato che siamo passati magari attraverso le forche caudine dell'orrendo Spawn, citando un film ad ambientazione e derivazione infernale, possiamo accettare con un sorriso questo bicchiere d'acqua che non fa altro che confermare che la produzione di film da personaggi Marvel è solo trasposizione ma mai approfondimento. Attendiamo il prossimo Spiderman per vedere se la promessa oscurità di fondo sia vera discesa nell'animo oppure solo il solito sfruttamento commerciale. Alla fine Johnny prese il fucile, ma lo sparo in fondo fu sordo. Nota: alla fine del film non vi è come di consueto nei film Marvel una scenetta aggiuntiva dopo i titoli di coda. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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Mark Steven Johnson, il pessimo autore di Daredevil, altro film con protagonista un eroe della scuderia Marvel, si misura ora con Ghost Rider, un personaggio che, dopo la sua ormai antica prima apparizione a fumetti datata 1950 ad opera di Dick Ayers con il nome anche di Phantom Rider, anticipò di parecchio i tempi con la nuova incarnazione del 1972 voluta da Gary Friedrich e Mike Ploog. Quel personaggio con la sua casacca nera, il suo teschio fiammeggiante, le ambientazioni horror e voodoo (a cui Ploog era avvezzo essendo il disegnatore della linea horror Marvel con «Licantropus» e «Frankenstein» e altri ancora), conquistò da subito il favore dei lettori affascinati da un look tanto innovativo e da atmosfere alla Easy Rider (a questo proposito la presenza di Peter Fonda nei panni di Mefistofele è un chiaro rimando), facendolo balzare subito al top delle vendite. Purtroppo in seguito il suo fascino con il disincantarsi dei tempi si affievolì, e il personaggio finì per consumarsi come le sue fiamme nell'anonimato. Fan da sempre a sua detta del personaggio, Johnson ha detto che il primo ad essere deluso da un film fiacco su Ghost Rider sarebbe stato lui per primo (lo disse anche per Daredevil, citato nel film, e i risultati furono un disastro), e ha chiamato ad interpretarlo Nicolas Cage, altro fan dichiarato che si è fatto addirittura un tatuaggio a tema, nascosto dal trucco, che con la sua interpretazione avrebbe dovuto dare spessore alla parte.










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