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| Spider-Man 3 |
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| Giovedì 03 Maggio 2007 11:47 | |||
Titolo originale: Spider-Man 3Nazione: Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Azione, Avventura Durata: 139' Regia: Sam Raimi Cast: Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco, Thomas Haden Church, Topher Grace, Bryce Dallas Howard, James Cromwell, Rosemary Harris, J.K. Simmons Produzione: Columbia Pictures Corporation, Marvel Enterprises, Laura Ziskin Productions Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 1 Maggio 2007 Trama: Mentre Mary Jane e Peter Parker hanno problemi a sistemare una difficile coesistenza tra il supereroe osannanto e la sua fidanzata che perde lavoro e autostima, un nuovo terribile criminale si prospetta all'orizzonte stimolato da un costume simbionte, il lato oscuro di Spiderman. Mentre nuove rivelazioni sulla tragica fine dello zio Ben e l'arrivo di un nuovo supercriminale e il ritorno vendicativo di uno vecchio rendono veramente difficile la vita a New York. Recensione di ALBERTO DI FELICE Il
terzo capitolo della saga raimiana dura due ore e venti minuti, e ha
ben tre cattivi. Quella che era la fine del secondo si dimostra essere
un antipasto non pienamente sincero: ci aspettavamo la lotta col nuovo
Goblin (James Franco) deciso a vendicare suo padre (Willem Dafoe) e
abbiamo qualcosa di diverso. In Spider-Man 3, infatti, quello
che un tempo chiamavamo Uomo Ragno affronta i suoi fantasmi e compie
forse il passo decisivo verso la maturità adulta che raggiungerà nei
prossimi episodi (Raimi è già in trattative per il quarto).Come era successo già in Darkman, questa volta Raimi mette mano alla sceneggiatura assieme al fratello Ivan; Alvin Sargent, che aveva lavorato all'apprezzato secondo capitolo, li assiste. Proprio la sceneggiatura sembra nell'occasione particolarmente carica, se non altro perché abbondano i personaggi, con numerosi nuovi innesti (fra questi la bella Gwen, interpretata da Bryce Dallas Howard in versione bionda), cui va conseguentemente assegnato un ruolo ben preciso. Nonostante l'apparente sovrannumero, ognuno degli avversari punta verso il perno tematico della pellicola, sviluppandolo da un diverso punto di vista. Nonostante sia un film in sé coerente, questo terzo episodio presenta i caratteri tipici di una pellicola di transizione: suo intento è chiudere il cerchio aperto nel 2002. Nel farlo, fa affidamento sulla memoria e sulle aspettative consolidate dello spettatore; per certi versi sembra un episodio di raccordo, per quanto essenziale, che precipita e mischia fatti e toni, curandosi apparentemente poco del loro eventuale stridio, quasi a creare un vortice dopo il quale, e dopo un nuovo doloroso lutto, si volterà pagina in una ormai più che possibile seconda trilogia. Come conseguenza di ciò, il film riduce anche sensibilmente lo spazio concesso al sentimentalismo e a personaggi finora imprescindibili come Mary Jane (Kirsten Dunst) e zia May (Rosemary Harris) per concentrarsi sulle diverse forze che spingono da un lato e dall'altro il giovane Parker. Su di lui si accumula una pericolosa brama di potere che verrà potenziata dalla strana sostanza nera, e che si legherà alla sua percezione di sé e dei cattivi. Fedele sia alle convenzioni di genere sia a quelle autonomamente codificate o ri-codificate (ricorrenze narrative in primis, fra le quali un'ironia che prende sempre più piede —vedasi l'ennesimo spassosissimo cameo del maître Bruce Campbell—, forse troppo), Spider-Man 3 continua a sviluppare un invidiabile meccanismo di compenetrazione fra blockbuster e cinema pensante. Nelle pieghe del racconto si profila ben riconoscibile persino un parallelo (in termini sia descrittivi che prescrittivi) fra l'evoluzione dell'eroe e la vita della (reale) nazione che lo ospita; ma anche senza volersi spingere così in là, il nuovo Spider-Man come i vecchi riesce a racchiudere nel suo lineare puzzle di intrattenimento per tutti numerosi elementi, piccoli o grandi, di riflessione extradiegetica. Deve ovviamente farlo venendo a patti con esigenze commerciali (che probabilmente richiedono, ad esempio, una certa stilizzazione psicologica nei personaggi), ma preserva la capacità di parlare fra le righe del testo. E aggiunge a stadi progressivi, rimanendo coerente coi precedenti. Se qualcosa può lasciare perplessi del film, come già rimarcato, è il suo essere in bilico fra diversi registri, prediligendo eccessivamente in più circostanze il lato comico, con relativa leggerezza, rispetto alle sfumature più scure che si reputerebbero maggiormente appropriate al materiale. Parentesi come quella del nuovo Peter ballerino sciupafemmine non paiono essere essenziali, per quanto divertenti; il risultato è che il tono generale della pellicola, infine ben ricomposto nella amara e bella chiusura, sembra occasionalmente sfaldarsi. Se di difetti si può parlare, comunque, questi erano in germe già presenti nei precedenti, ed hanno a che fare con l'impalcatura generale che si è voluta dare al lavoro. L'importante è che l'impalcatura, nell'insieme, regge e cresce secondo un percorso logico. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Quanti cattivi in questo terzo chapter del nostro affezionato Uomo
Ragno di quartiere! Abbiamo Venom, Goblin Jr e L'Uomo Sabbia. Raimi in
questo capitolo, dopo aver fatto i primi due con un solo villain
protagonista, gioca d'accumulo e piazza una triade di tutto rispetto a
tenere viva l'attenzione della platea pagante. Rispetto al fumetto
(presente l'autore/exsceneggiatore Stan Lee con il solito cameo) il
regista si muove in una direzione di rispetto del senso variando il
filo degli eventi differenziando anche le situazioni. Se infatti
troviamo i duetti da liceali gelosi tra Mary Jane (Kirsten Dunst) e
Gwen Stacy (Bryce Howard, figlia di Ron Howard), anche se in una
versione più matura e meno scanzonata, vi sono anche delle situazioni
assolutamente non comprese nel mondo delle nuvole parlanti, come il
caso dello Zio Ben e l'Uomo Sabbia oppure la genesi di Venom (qui
arriva con un meteorite, nel fumetto si dovette traslocare un nutrito
gruppo di eroi su un pianeta nello spazio per avere le Guerre Segrete
al cui interno Peter Parker ebbe il costume simbiotico). Altre cose,
che lasciamo scoprire al piacere del lettore, che possa conoscerle per
un passato abbastanza remoto da appassionato, per non rovinare la
sorpresa, sono la perfetta testimonianza che Raimi voleva costruire uno
Spiderman 3 omaggiante ma autoriale, debitorio della sua nascita ma
meritevole anche nelle sue riletture. Così, purtroppo, non è stato.
Siamo subito chiari, il blockbusterone è lì luccicante e preciso,
ingemmato di effetti speciali di grandissimo pregio (basati sulla messa
in scena e la genesi della caduta verso il basso, falling down con cui
mory Gwen Stacy nel fumetto ad opera di Norman Osborn-Goblin Senior) e
con belle scene di botte da orbi volanti, ma la tanto sbandierata
oscurità di fondo del doppio cattivo è patetica, poco graffiante e per
nulla introspettiva nella sua costruzione.Il cambiamento del ragno da solare in oscuro è innocuamente rappresentato sia nella scelta della messa in scena (come nel caso del ballo nel locale) che nella recitazione, dove un Tobey Mcguire volonteroso cambia la posizione dei capelli ma non quella del suo orientamento recitativo, creando una sorta di gemello diverso ma del tutto privo di vera sana cattiveria. Non possiamo neppure imputare a Raimi di non averci provato a fare un film anche leggermente intimista (non parliamo di vero approfondimento perchè non era neppure proponibile per il tipo di prodotto legato a un marketing di ferro), i comparti con sezioni parlate e confronti psicologici ci sono, ma alla fine sono talmente frenati e del tutto leggeri da dare fastidio e farci sperare che arrivi il momento dello stupore visivo (e ai più piccoli non interessano per nulla). La trama è di una semplicità spaventosa e tutto sembra talmente prevedibile che il tentativo di dare anche al lettore scafato di vecchia data la sorpresa (non è solo Spiderman di Stan lee e Steve Dikto e poi John Romita, è anche il mio, sembra dire Raimi) un tentativo quasi ingenuo, mentre tutto si svolge all'ombra delle torri, delle bandiere (in una scena gronda patriottismo dalla pellicola) in maniera cadenzata alternando parole a botte per non incorrere nel sonno da cinema (quanto mai dispendioso,meglio dormire a casa senza pagare) o impegnare troppo platee abboffate di pop corn venute a trascorrere un pomeriggio senza impegno. Dei tre villain il più caratterizzato è di sicuro L'uomo Sabbia, personaggio anche nel fumetto di buon inserimento nelle trame, che oltre a godere di effetti di demolecolarizzazione favolosi, ha anche una sua personalità marcata e una necessità di movimento logica meglio spiegata (anche se quello che accade nel finale è davvero poco reale come comprensione). Thomas Haden Church (Sideways) disegna un buon ritratto del tormentato padre che si sgretola per colpa di un contatto con un esperimento, dando espressività almeno decente ai dubbi e le paure che si innescano in una vita giocata sempre pericolosamente sul filo di lana. Venom non parla al plurale come nel fumetto ("noi siamo!" dando meno il senso di simbiosi e assimilazione), e la corrosione da possesso è talmente esagerata e veloce in Brock rispetto a Parker (non vi spoilero nulla perché nel trailer i distributori hanno, anche stoltamente ma la scena era d'effetto, fatto chiaramente vedere che la cosa accade) che ci domandiamo effettivamente se fosse stato più cattivo il soggetto umano o il simbionte per raggiungere tali livelli di cinismo. Un film che parla di perdono, di vendette, di problemi sentimentali e incomprensioni in maniera balbettante, quasi a voler inserire elementi decisamente forzati messi in tale maniera rispetto alle strepitose scene d'azione (quella della gru, anche se fosocamente impossibile, è veramente una perla), che però hanno il difetto di tirare un po' la corda per la loro eccssiva ripetitività. Kinsten decisamente in ruolo, fascino da rossa immutato anche se secondo me non aderente alla tigrotta del fumetto (alta, slanciata), sopratutto nella versione celeberrima di Romita senior, mentre tutti gli altri si muovono telecomandati esibendosi in siparietti rispetto ai protagonisti (JJ Jameson in primis). In definitiva un gran bello spettacolo nel visivo diretto da stupore per effetto speciale, del tutto pretenzioso in approfondimenti cercati ma falliti, molto leggero in scene come non si pensava (sangue, ferite o lacerazioni sono del tutto assenti anche se si prendono sberloni assurdi, vedi la scena della metrò ma tutte in generale, manco fossero Superman) da vedere senza nessuna pretesa accontentandosi di estendere la trama iniziata con i primi due capitoli. Tra l'altro i non fan del fumetto e della sua continuity lo apprezzeranno molto di più per la mancanza di percezione delle troppe diversità rispetto al grande classico dei comics che lo ha generato. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Spider-Man 3
Il
terzo capitolo della saga raimiana dura due ore e venti minuti, e ha
ben tre cattivi. Quella che era la fine del secondo si dimostra essere
un antipasto non pienamente sincero: ci aspettavamo la lotta col nuovo
Goblin (James Franco) deciso a vendicare suo padre (Willem Dafoe) e
abbiamo qualcosa di diverso. In Spider-Man 3, infatti, quello
che un tempo chiamavamo Uomo Ragno affronta i suoi fantasmi e compie
forse il passo decisivo verso la maturità adulta che raggiungerà nei
prossimi episodi (Raimi è già in trattative per il quarto).
Quanti cattivi in questo terzo chapter del nostro affezionato Uomo
Ragno di quartiere! Abbiamo Venom, Goblin Jr e L'Uomo Sabbia. Raimi in
questo capitolo, dopo aver fatto i primi due con un solo villain
protagonista, gioca d'accumulo e piazza una triade di tutto rispetto a
tenere viva l'attenzione della platea pagante. Rispetto al fumetto
(presente l'autore/exsceneggiatore Stan Lee con il solito cameo) il
regista si muove in una direzione di rispetto del senso variando il
filo degli eventi differenziando anche le situazioni. Se infatti
troviamo i duetti da liceali gelosi tra Mary Jane (Kirsten Dunst) e
Gwen Stacy (Bryce Howard, figlia di Ron Howard), anche se in una
versione più matura e meno scanzonata, vi sono anche delle situazioni
assolutamente non comprese nel mondo delle nuvole parlanti, come il
caso dello Zio Ben e l'Uomo Sabbia oppure la genesi di Venom (qui
arriva con un meteorite, nel fumetto si dovette traslocare un nutrito
gruppo di eroi su un pianeta nello spazio per avere le Guerre Segrete
al cui interno Peter Parker ebbe il costume simbiotico). Altre cose,
che lasciamo scoprire al piacere del lettore, che possa conoscerle per
un passato abbastanza remoto da appassionato, per non rovinare la
sorpresa, sono la perfetta testimonianza che Raimi voleva costruire uno
Spiderman 3 omaggiante ma autoriale, debitorio della sua nascita ma
meritevole anche nelle sue riletture. Così, purtroppo, non è stato.
Siamo subito chiari, il blockbusterone è lì luccicante e preciso,
ingemmato di effetti speciali di grandissimo pregio (basati sulla messa
in scena e la genesi della caduta verso il basso, falling down con cui
mory Gwen Stacy nel fumetto ad opera di Norman Osborn-Goblin Senior) e
con belle scene di botte da orbi volanti, ma la tanto sbandierata
oscurità di fondo del doppio cattivo è patetica, poco graffiante e per
nulla introspettiva nella sua costruzione.








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