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| Venerdì 11 Maggio 2007 19:15 | |||
Titolo originale: Ghost SonNazione: Italia, Sudafrica, Spagna, Gran Bretagna Anno: 2006 Genere: Drammatico, Thriller Durata: 96' Regia: Lamberto Bava Cast: John Hannah, Laura Harring, Pete Postlethwaite, Coralina Cataldi Tassoni Produzione: C.R.C., Camarote Films, Ghost Son Films Limited, Moviworld, Star Edizioni Cinematografiche Distribuzione: Moviemax Data di uscita: 4 Maggio 2007 Trama: Stacey e Mark vivono nella fattoria di lui e sono molto felici e innamorati. Purtroppo, Mark muore e Stacey, in mezzo a quelle pianure sconfinate, rimane sola anche se allo stesso tempo è consapevole del fatto che lui non l'ha completamente abbandonata. Una notte, Stacey sogna di fare ancora una volta l'amore con Mark e poco tempo dopo scopre di essere incinta. Quando nasce il piccolo Martin, la ragazza inizia a vivere in una dimensione irreale in cui la fantasia si confonde con i ricordi e con il presente. (Yahoo) Recensione di PIETRO SIGNORELLI Lamberto
Bava torna a dirigere un film per il cinema dopo che la sua carriera
sembrava relegata alla proposizione televisiva (intrapresa dopo
l'orrendo Le foto di gioia del 1987), e da onesto artigiano
molto meno talentuoso rispetto al padre Mario, a cui si debbono lavori
tanto ingenui quanto affascinanti fatti con due soldi ed effetti di
cartapesta nel tempo che fu, compie un lavoro tutto sommato semplice
senza diversificare la sua produzione rispetto al passato. Il film ci
parla di apparizioni e di ricordi, raccontando una storia d'amore che
si trasforma in un incubo dal suo seme più bello.Scelta la foresta con casa isolata come ambientazione suggestiva, Bava inserisce iconografie del terrore nelle statue che assumono pose allucinate ed allucinanti, momenti di tensione con musiche sparate al momento predestinato ed animali come le iene a presagio del pericolo, che unito a vecchie leggende popolari e donne anziane con la pelle rinsecchita compiono il gigantesco omaggio al cinema di un tempo, segno forte di mancata capacità di disaffrancamento piuttosto che di riscoperta e rilettura per la terribile sensazione di déjà-vu. Infatti il film per quanto abbia elementi davvero suggestivi nell'ambientazione non riesce proprio a catturare la nostra attenzione per tutta la sua durata (tra l'altro abbastanza breve) penalizzato da una storia che proprio a decollare non ci pensa, ripetendo meccanicamente gesti e situazioni senza nessun vero fascino sintetizzabile. Bava infatti si è concentrato molto sull'immediato visivo unito al sonoro (le statue con i rimbombi del temporale, la iena con al musica d'effetto), cercando di stimolare l'angoscia per la progenie indegna ( lezione invece riuscitissima nel capolavoro Rosemary's Baby ad esempio) con una sequela di cose a compartimento stagno dette troppe volte rispetto al necessario. Non potendo disporre di un budget faraonico (fuoriscito sopratutto per scriturare gli attori) il film è privo di effettacci (solo una scena con delle gambe innaturalmente storpiate e disposte), deludendo chi magari si aspettava un film per una serata all'insegna dello splatter, mancanza in fondo del tutto ininfluente in una base di logica cinematografica, anzi migliorativa se sorretta da una trama che non ti lascia respiro, ma che mancando questa e non essendoci l'altro lascia lo spettatore del tutto insoddisfatto. Bava ci consegna una nostalgia del passato debitoria di tanti altri film, senza ritmo, che purtroppo con i tempi disincantati di oggi viene a targarsi di una ingenuità del tutto priva di valore. Più televisivo che cinematografico, questo film va visto da coloro che hanno a cuore tempi e modi di fare film thriller e a sfondo horror ormai persi. Tutti gli altri possono tranquillamente evitarlo. Nel comparto attori, praticamente tre, abbiamo Laura Hanning (Mullholland Drive), John Hannah (La mummia), Pete Postlethwaite (Dragonheart), che si muovono sulla scena, i primi due, cercando di dare un ritratto di marito e moglie convincente per giustificare gli atteggiamenti successivi alla svolta, e di persona cara nel sostegno, per il terzo, ma purtroppo il solo ritratto (convincente sopratutto la Hurring) non basta se questo ha uno sfondo di sceneggiatura che non valorizza le emozioni con gli accadimenti.
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Titolo originale: Ghost Son
Lamberto
Bava torna a dirigere un film per il cinema dopo che la sua carriera
sembrava relegata alla proposizione televisiva (intrapresa dopo
l'orrendo Le foto di gioia del 1987), e da onesto artigiano
molto meno talentuoso rispetto al padre Mario, a cui si debbono lavori
tanto ingenui quanto affascinanti fatti con due soldi ed effetti di
cartapesta nel tempo che fu, compie un lavoro tutto sommato semplice
senza diversificare la sua produzione rispetto al passato. Il film ci
parla di apparizioni e di ricordi, raccontando una storia d'amore che
si trasforma in un incubo dal suo seme più bello.







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