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Le verità negate Stampa E-mail
Giovedì 17 Maggio 2007 01:00
Voto: *½ (su ****)  Recensione di Pietro Signorelli
Le verità negateSusan Sarandon (Thelma e Louise) partecipa a questo thriller familiare con la solita grande competenza che una attrice completa come lei possiede, spalleggiata dal manieristico Sam Neill (Jurassic Park), tratteggiando il ritratto di una disegnatrice ossessionata dai gufi e dal pericolo che l'intrusa, (Emily Blunt, la segretaria de Il diavolo veste Prada, purtroppo abbastanza stucchevole in presenza e con una recitazione monoespressiva) una donna giovane e piacente, possa rubargli il marito mentre lei cade nell'abisso delle ossessioni, rischiando la pazzia. Thriller di derivazione stile La mano sulla culla e Inserzione pericolosa, dove la vittima è l'unica detective interessata e che capisce che qualcosa non va, sola persona che cerca di scoprire cosa sta succedendo veramente mentre si bilanciano bugie, situazioni raddoppiate e privazione degli oggetti più cari in sequenza.
La grande protagonista regge come ovvio la parte che la regista Ann Turner (opera prima) gli ha commissionato di una madre disperata, con giuste movenze facciali e con trasmissione di disperazione allo spettatore tramite i soliti profondi sguardi, mentre i personaggi di contorno, davvero relegati a parti di secondo piano rispetto alla sua, si muovono a formare il microcosmo tanto caro ai film con tema di attacco alla integrità della famiglia, pedine da difendere a tutti i costi.

Purtroppo oltre alla Sarandon in questo film non c'è molto altro, regia piatta, trama che si snoda anonima e che continuamente gira su se stessa con un procedere alla lunga monotono, con un finale davvero banalotto, provocato da una svolta del tutto contestabile, che spiega tutte le ragioni del mistero insistendo sul concetto delle fotografie come ricordo che negano anche la verità perchè occultano i significati radicando cose che non sono passando il tempo.
La mancata introduzione di elementi (trama davvero lineare e composta da tre persone) nuoce al risultato finale che risente di una certa stanchezza di fondo nell'incapacità di vedere angolazioni diverse dal dualismo iniziale, marcando l'ossessione per i gufi come una sorta di cattivo presagio di facile coniugazione alle sventure a cui si assiste, marchio di una vita con pesi difficili da sopportare . La morale del film sembra dirci che in fondo le verità negate sono peggio delle confessioni esplicate, e che a gioco lungo corrodono l'uomo o la donna che le occulta provocando reazioni per peggiori per il loro essere peccato di base.
Non un film brutto, si può vedere senza troppe pretese, ma purtroppo un film povero, quasi vuoto che si regge sul filo solo di standard già visti e di situazioni di cui lo spettatore assorbe il senso senza angoscia particolare per il destino che sarà.
Possiamo vederlo per applaudire una grande artista, ma decisamente la ricorderemo per film che hanno camminato con lei e non che sono stati retti solo da lei.

Pietro Signorelli
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