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Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo Stampa E-mail
Venerdì 25 Maggio 2007 13:53
Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo / LocandinaTitolo originale:      Pirates of the Caribbean: At World's End
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Azione, Avventura, Commedia, Fantastico
Durata:      168'
Regia:      Gore Verbinski
Cast:      Johnny Depp, Geoffrey Rush, Orlando Bloom, Keira Knightley, Jack Davenport, Bill Nighy, Jonathan Pryce, Lee Arenberg, Mackenzie Crook, Kevin McNally, David Bailie, Stellan Skarsgård, Tom Hollander, Naomie Harris, Martin Klebba
Produzione:      Jerry Bruckheimer Films, Walt Disney Pictures
Distribuzione:      Buena Vista
Data di uscita:      23 Maggio 2007

Trama: Jack is back! Il pirata Jack Sparrow, è ancora vivo e i suoi amici Will Turner ed Elizabeth Swann correranno in suo aiuto nel disperato tentativo di liberarlo dal limbo in cui è stato imprigionato. I pirati dei caraibi affronteranno pericoli immani in un viaggio ai confini del mondo... (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondoLa conclusione della saga piratesca inaugurata nel 2003 arriva a pochi mesi di distanza (otto) da quello che allora avevamo definito solo il primo capitolo del secondo capitolo. La maledizione del forziere fantasma sembrava infatti essere un ghiotto antipasto pieno di nuovi personaggi ed una nuova storia talmente intricata da dover essere spezzata in due, con una produzione in contemporanea propizia alla coerenza dell'operazione. In Ai confini del mondo, Gore Verbinski e gli sceneggiatori Ted Elliott e Terry Russo disattendono al contrario ogni aspettativa.
Lungo ben 168 minuti, il film fallisce nel replicare quello spirito genuinamente e fanciullescamente avventuroso che permetteva, pur sorvolando sui dettagli di trama (o forse appunto per questo), di immergersi a pieni occhi nel complicato intrigo che era il secondo episodio. A Elliott/Russo si prospettavano infinite possibilità per chiudere il cerchio da loro stessi aperto; le linee narrative seguite, tuttavia, sebbene ripartano dove il Forziere fantasma ci aveva lasciati, prendono direzioni autonome ed imperdonabilmente smarrite.
Tornano i due arcirivali del primo episodio, Barbossa (Geoffrey Rush) e capitan Jack Sparrow (Johnny Depp), uniti nell'inimicizia contro l'East India Trading Company guidata da Lord Cutler Beckett (Tom Hollander) e l'Olandese Volante alla mercé di questa di Davy Jones (Bill Nighy). Nonostante l'immancabile doppiogiochismo di tutti i coinvolti (Sparrow in primis, va da sé), gli schieramenti sono ormai relativamente chiari e non ci sarebbe molto bisogno di mischiare le carte annaspando come invece succede. La storia è infittita di episodi e personaggi innecessari, come il capitano Sao Feng (Chow Yun-Fat) di Singapore: la sua funzionalità si limita a dare timbro formale alle doti di condottiera pirata della del resto sempre gagliarda Elizabeth Swann (Kiera Knightley), e sarebbe stato facilmente sostituibile con un qualche artificio alternativo, così come i mercenari orientali che si aggiungono alla ciurma.
Maggior spazio viene concesso anche alle divagazioni, specie quella marcatamente surreale di Sparrow che si moltiplica in mille mozzi da comandare e infilzare, poi altri sé che fanno da diavoletto e angelo custode. È indicativo che l'incipit del coro dei condannati sia la più riuscita: altre, come ad esempio i duetti fra Elizabeth e Sputafuoco Bill (Stellan Skarsgård) o fra la strega Tia Dalma (Naomie Harris, 28 giorni dopo) e Jones danno la stessa idea di improvvisazione sul momento, senza grandi idee, che fornisce nell'occasione la prova di Depp: il suo umorismo stralunato è ormai da battuta perlopiù anticipabile, e Depp se ne fa ahinoi ripetitivo portatore. Allo stesso modo, dopo un po' si riesce a prevedere ogni ingresso in scena della scimmietta briccona.
Quello che manca all'intero film è una vera direzione di rotta. Per dotato amministratore che possa essere, Verbinski non ha la personalità necessaria per dominare con le sue sole forze ciò che non è ben definito in sede di script. Qui sta il problema: la sensazione di improvvisazione è dovuta al fatto che il copione non è stato progettato e coordinato in anticipo come era necessario, ma è stato effettivamente lasciato sviluppare quasi da sé, alla buona, durante le riprese. Ne risulta una pellicola i cui rapporti logici con la precedente, che con essa doveva essere un unicuum, e quelli interni, sono solo raffazzonati, quando non mancanti di nesso. Sostanzialmente nel nulla finisce la scia iniziata da Sputafuoco Bill, repentinamente giunge a compimento l'amore fra Will (Orlando Bloom) ed Elizabeth. Rimangono solo sparute parentesi di cui bearsi—le visioni crostaceo-pietrose sulla sabbia del Nostro, qualche scambio con Barbossa, l'addio al padre (Jonathan Pryce) di Elizabeth—, ma anche altre assai infelici—l'incontinente e totalmente inutile esplosione della nave con Beckett in ralenti fra le schegge.
Questa lunga avventura che solo nell'ultima ora riesce occasionalmente a tirare qualche fila in termini di divertimento ed azione ha la durata del kolossal epico alla Il signore degli anelli, ma le manca il romanzo ragionato da cui trarre le mosse. Arranca dunque verso una meta imprecisata, tirando spessissimo i remi in barca e concludendo (forse) nel più spento ed approssimativo dei modi una saga che stava rappresentando l'esempio recente più solido e bambinescamente appassionante dello spensierato intrattenimento da major.

Giudizio: 1.5
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