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Turistas Stampa E-mail
Sabato 02 Giugno 2007 13:27
Turistas / LocandinaTitolo originale:      Turistas
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2006
Genere:      Avventura, Drammatico, Thriller
Durata:      93'
Regia:      John Stockwell
Cast:      Josh Duhamel, Melissa George, Olivia Wilde, Desmond Askew, Beau Garrett, Max Brown, Raul Guterres, Andrea Leal
Produzione:      Stone Village Productions, 2929 Productions, BOZ Productions
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      1 Giugno 2007

Trama: Durante una vacanza in Brasile, un gruppo di giovani turisti composto da tre americani, due inglesi e un'australiana, rimane bloccato in una località sconosciuta dopo che l'autobus su cui viaggiava viene distrutto in un pericoloso incidente stradale. I ragazzi devono attendere alcuni giorni prima dell'arrivo di un nuovo mezzo di trasporto, così decidono di accettare la proposta di Kiko, un ragazzo brasiliano conosciuto nel frattempo, che propone loro un alloggio presso suo zio Zamora. Dopo un lungo e straziante viaggio nella giungla, il gruppo giunge a destinazione ma al posto della prospettata ospitalità riceve un'accoglienza tutt'altro che amichevole. (Yahoo)

Recensione di EMANUELE RAUCO

TuristasAnche per copiare, per rubare, per plagiare menti od opere, ci vuole una certa classe, un po’ di tatto e soprattutto del genio, se non dell’arte. Non solo per dissimulare il furto, ma per renderlo armonioso, ammirevole, gradito perfino a chi lo subisce.
Perciò quando vediamo un mestierante come John Stockwell – specializzato in avventure tropicali e marittime (Into the Blue) – prendere il canovaccio di un film di (discutibile) culto come Hostel, copiarlo quasi per intero, ma togliendone ogni radicalità, ogni devastante innovazione visiva, per relegarlo nel nugolo degli horrorini commerciali con adolescenti e simili, abbiamo sempre più forte l’impressione che l’horror, se si eccettuano alcune carismatiche personalità, non riesca a trovare spunti per riemergere.
La storia, che prende spunto da fatti veri, è quella di un gruppo di ragazzi, che per una serie di circostanze si trovano su di una bellissima spiaggia brasiliana, sulla quale vengono drogati e rapinati. Cercando di tornare a casa, incontreranno il loro incubo.
Scritto, a mente spenta, da Michael Arlen Ross, un horror turistico e presuntamente splatter, che mette in scena la tipica dinamica del paradiso che diventa un inferno, e della caccia all’uomo nello splendore della natura (quanti anni sono passati da Un tranquillo weekend di paura), che però s’infrange sulla barriera di dialoghi assurdi, di personaggi inetti e di un intreccio che fa acqua da tutte le parti, costeggiando il ridicolo.
Ambientato in un Brasile da cartolina, visto per altro con paternalistici occhi occidentali, il film è uno sgangherato tentativo di mettere assieme qualche riflessione sul modo in cui gli americani e gli europei vivono le vacanze e di riflesso il mondo, del rapporto ambiguo col 2° e 3° mondo, di una rivolta degli oppressi contro gli oppressori capitalisti (anche se è tutto molto più a parole che nel film); purtroppo il filmaccio di Stockwell non azzecca né gli obiettivi, visto che la maggior parte dei protagonisti sono turisti rispettosi e non di consumo, né i temi e i toni della riflessione, in quanto col passare dei minuti la pellicola si macchia degli stessi vizi che vorrebbe stigmatizzare.
Emerge così uno sguardo coloniale e vagamente razzista, che passa paradossalmente dal tentativo di ribellarsi degli sfruttati (anche se in modo ridicolo e macabro, tirando in ballo il trapianto d’organi), e che soprattutto culmina con i soliti americani che portano la civiltà e la libertà ai poveri. Tutto questo fardello ipocrita è messo in scena attraverso una sconcertante mancanza di buon senso, logica, intelligenza e sensibilità filmica, tale da far rivalutare anche recenti stroncature di film del genere.
Perché il film di Stockwell è realmente uno dei peggio scritti degli ultimi tempi, dove – come al solito – i personaggi fanno e dicono cose senza senso, la suspense è costruita scioccamente attraverso tempi lunghi e morti, l’intreccio si confonde e si perde a vista d’occhio e lo stesso lato orrorifico è risicato e quasi per tutti, ed a fare vera paura sono i dialoghi e le situazioni da risate a denti stretti (con frasi come «Scappate, lui ha in serbo per voi un piano maledettamente elaborato e maledettamente diabolico»: che poi sarebbe squartarli!).
Senza idea di come si costruisca la tensione ed il racconto, Stockwell cerca di accontentare il pubblico di bocca buona con un po’ di corpi nudi e qualche bel paesaggio. Il resto è pattume di serie C, cui contribuisce in pieno l’inettitudine degli attori, ed in cui stranisce notare la discreta cura fotografica (di Enrique Chediak), degna di un film migliore di questa spenta vacanza fai da te.

Giudizio: 1
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