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| Grindhouse - A prova di morte |
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| Domenica 03 Giugno 2007 01:00 | |||
Titolo originale: Death ProofNazione: Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Thriller, Drammatico Durata: 115' Regia: Quentin Tarantino Sceneggiatura: Quentin Tarantino Cast: Kurt Russell, Zoë Bell, Rosario Dawson, Vanessa Ferlito, Sydney Poitier, Tracie Thoms, Rose McGowan, Jordan Ladd, Mary Elizabeth Winstead, Quentin Tarantino, Marcy Harriell, Eli Roth, Omar Doom, Michael Bacall, Monica Staggs Produzione: Dimension Films, A Band Apart, Eyetronics Usa, Troublemaker Studios, The Weinstein Company, Rodriguez International Pictures Distribuzione: Medusa Data di uscita: 1 Giugno 2007 Trama: Austin, Texas. Tre amiche, Jungle Julia, Shanna e Arlene, tutte molto belle, diventano l'obiettivo di Stuntman Mike, un uomo dalle tante cicatrici e dal comportamento disturbato, che va a caccia di donne con la sua auto, una micidiale macchina 'a prova di morte'. Tuttavia, a dare filo da torcere al killer ci penseranno Zoe e Kim, due abili stuntwomen, in una sfida a tutto gas... (Yahoo) Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Questo A prova di morte dell'eclettico regista Quentin Tarantino (autore di film controversi come Le iene, o Pulp Fiction vincitore di un Oscar e della Palma d'Oro a Cannes) ha avuto una genesi travagliata nella distribuzione europea. Nato originariamente per essere un "double feature" (cioè due film al prezzo di uno, qualcuno ricorderà la citazione a questi film a basso costo dell'immortale The Rocky Horror Picture Show nella canzone iniziale delle labbra) con Planet Terror di Robert Rodriguez che omaggiava i film B-movie degli anni '60-'70, (il film di Rodriguez lo vedremo a settembre probabilmente), l'eccessiva lunghezza però delle due pellicole insieme ha di fatto creato un flop al botteghino in America convincendo i distributori e i produttori a dividerli. Oltre ai due film veri e propri il progetto "Grindhouse" (letteralmente "la casa che macina", in riferimento alle case di distribuzione che sfornavano film a ripetizione) conteneva dei fake-trailer, cioè trailer di film che (teoricamente) non vedranno mai la luce con titoli assurdi (tipo "Le donne licantropo delle SS" ad opera di Rob Zombie) o stili dei tempi che furono (come "Don't" con il titolo ripetuto mille volte, o "Thanksgiving", folle divertito trailer con pellicola sporca e graffiata di Eli Roth).Togliendo i fake trailer, dividendo il film di fatto il senso della Grindhouse va in parte a perdersi regalando però una pellicola molto più sciolta e leggera da godere nell'impegno visivo dello spettatore, che con tutti i numerosi riferimenti al cinema di un certo tipo che Tarantino fa (ma sopratutto a se stesso) sono godibili e fruibili rispetto a una visione affaticata posteriore al contaminated-man (e non zombie movie come qualcuno può pensare) di Rodriguez, senza contare che l'operazione regala anche circa 20 minuti in più di montaggio scartato che probabilmente dovevano finire nel dvd (la noterete perché è la parte in bianco e nero). Purtroppo il distributore italiano all'inizio senza rispetto mette un "our feature presentation" che da sola non significa nulla (i fake trailer differenziavano il valore della scritta) e inserisce con un colpo di scure il titolo italiano senza nessun rispetto. Finita questa lunga premessa per capire appieno il senso del progetto che avevano in origine ideato i due cineasti, (e dare un senso alla scritta Grindhouse di fatto ora diverso e incompleto) passiamo a parlare del film vero e proprio. Colossale "Talk-hot-road-movie" di citazioni, A prova di morte è l'ennesima riprova di come il regista di Knoxville si disinteressi completamente delle necessità produttive di riscontro per fare un film che piace a lui e come vuole lui. Lo aveva fatto quando era un perfetto sconosciuto, sarebbe in fondo assurdo che lo facesse adesso che è apprezzato, conosciuto e di successo (come detto, almeno in America fino a questo) Autoriale fino all'osso, il film riprende temi e concetti praticamente sconosciuti dei vecchi film anni '70, come Vanishing Point (Punto zero in Italia), in uno stile vintage praticamente perfetto. Tutto è riconducibile ai tempi del passato, la musica, i titoli di testa e di coda (non uscite subito dalla sala), perfino la pellicola che nella prima sezione (idealmente il film è diviso in due grandi tronconi narrativi) è spesso rovinata e subisce salti voluti e cercati. Dopo la partenza con i piedi nudi che la fanno da protagonista (il feticismo podologo di Quentin è una cosa ormai arcinota agli specializzati, ricordiamo le scene di Pulp Fiction con le camminate della sua ex musa Uma Thurman), assistiamo alla partenza della fiera degli omaggi (strepitosa è la maglietta dell'Ultimo Buscadero) più o meno celati che sono il corpus di tutto il film (anche perché per dirli la recensione durerebbe 30 cartelle in più...). Ovviamente lasceremo al lettore la gioia e la voglia di scoprirli, possiamo solo dire che rivedendo Pulp Fiction e Le Iene (e in una suoneria del cellulare Kill Bill) troveremo la storia omnia riportata delle basi filmiche di Tarantino. Dialoghi al fulmicotone stavolta al femminile come i cavalieri delle tavole del bar rotonde, personaggi forti e caratteriali che non disdegnano di mostrare la propria robustezza, scene d'azione strepitose con inseguimenti mozzafiato, il tutto nell'ottica di ringraziare l'oscuro lavoro degli stuntman che mettono in pericolo la loro vita senza mai assurgere alle ribalte dei riflettori. Cronenberg e Ballard (Crash), lap dance, belle ragazze che per la fama farebbero faville e che comandano il sesso e i rapporti, personaggi mai stereotipo vengono frullati come al solito sapientemente in una commistione di gusti e di stili che fa della verve base dell'autore lo zucchero pregnante. Road movie d'azione di base, ma vi sono anche tanti dialoghi come al solito ricercati (e ripresi) che non stancano assolutamente mentre una Vanessa Ferlito (La 25ª ora di Spike Lee) provocante e ribelle, regala una lap dance da ormoni impazziti sulle musiche in omaggio al Messico (nella colonna sonora del film si sente anche Misirlou che era nelle musiche di Pulp Fiction). Nel reparto attori semplicemente strepitoso Kurt Russel (indimenticabile Snake Plissken) con le sue risate, i suoi ragionamenti profondi su un mondo ai più oscuro (di fatto "a prova di morte" sono le macchine che gli stunt di un tempo costruivano per realizzare le scene di incidenti, quando la tecnologia non ritoccava elettronicamente) e le sue espressioni contrite, ci regala un personaggio multiforme in cui il vero amore è quello che si vive nelle emozioni forti e creando un tutt'uno tra il valore meccanico e l'essere umano. Tutti gli altri (la McGowan qua appare poco e in versione bionda ma sarà protagonista nell'altro segmento) si esprimono diretti benissimo senza mai sbavare (ottima anche la figlia di Sidney Poitier nella parte di Jungle Julia), mentre Zoe Bell ci regala un saggio inimitabile delle sue capacità di donna-gatta agilissima e spericolata. In definitiva un film composito, movimentato, a volte spudorato, ma anche genuflesso e riflettente su valori del passato, che non si allontana dalle basi di stile del regista (per questo meno innovativo dei suoi capolavori) che farà impazzire di gioia i Tarantino fan, mentre per gli altri rimane oscuro per molto versi in quanto troppo cerebrale nei ricordi che non sono chiari e limpidi dei b-movie (il secondo dialogo fortunatamente e doverosamente chiarisce molti valori di un passato sepolto), ma essendo movimentato e impressionato del discorso base universale (il sesso, sia quello di carne che quello cerebrale con l'abitacolo di un autoveicolo) non deluderà per una visione anche solo superficiale, atteggiamento che ovviamente noi proprio non consigliamo per esponenziare il valore di un film ad altro plusgodimento. Vietato ai minori di 14 anni per dei veloci (ma impressionanti e fatti benissimo, che testimoniano perfettamente la pericolosità degli incidenti) momenti horror ma anche per le troppe espressioni vocali fuckingstyle. Giudizio: Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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