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| Ocean's Thirteen |
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| Venerdì 08 Giugno 2007 18:22 | |||
Titolo originale: Ocean's ThirteenNazione: U.S.A. Anno: 2007 Genere: Azione, Commedia, Thriller Durata: 121' Regia: Steven Soderbergh Sito ufficiale: www.oceans13.com Cast: George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Al Pacino, Ellen Barkin, Bernie Mac, Don Cheadle, Andy Garcia, Noureen DeWulf, Casey Affleck, Scott Caan, Elliott Gould, Carl Reiner Produzione: Warner Bros. Pictures, Jerry Weintraub Productions, Section Eight Ltd. Distribuzione: Warner Bros. Data di uscita: 8 Giugno 2007 Trama: Il clan di Danny Ocean è costretto a rimettersi all'opera quando l'amico Reuben Tishkoff viene brutalmente estromesso, anche fisicamente, dall'affare che stava portando a termine con Willy Banks, facoltoso proprietario di celebri hotel e casinò. La banda dovrà escogitare un modo per condurre Banks alla bancarotta e per riuscire al meglio nell'impresa si avvarrà dell'aiuto del loro storico e acerrimo nemico, Terry Benedict, anche lui deciso a distruggere il rivale in affari. (Yahoo)
Recensione di EMANUELE RAUCO È un dato di fatto, abbastanza evidente, che l’industria hollywoodiana ormai lavori solo per ripetizioni, riproposizioni, variazioni (neanche troppo) sul tema, senza puntare poi molto su storie e personaggi originali; e non è un caso che per macinare —quasi puntualmente— incassi considerevoli debba rivolgersi, come bacino narrativo e formule strutturali, a due dei settori culturalmente più attivi della cultura americana, le serie tv ed il fumetto.Se questa pratica potrebbe portare alla saturazione, specie perché affogata nel mare di seguiti e numeri intercambiabili, a volte invece riesce a creare col pubblico una confidenza piacevole che non dispiacerebbe vedere replicata potenzialmente all’infinito come accaduto con 007. una di queste volte riguarda i film su Danny Ocean e la sua banda, stavolta arrivata al numero di 13 (ed al terzo film), sempre sotto la briosa direzione di Steven Soderbergh. Decisi a vendicarsi di Willy Bank, l’affarista che con un imbroglio ha fatto venire un infarto a Reuben, la band di Danny organizza un colpo per mandare sul lastrico il nuovo casinò del losco figuro ed intascarne le vincite truccate. Però, da soli non ce la fanno e saranno costretti a chiedere aiuto ad una vecchia vittima. Scritto da Brian Koppelman e David Levien (esperti di cinema di rapine e gioco d’azzardo), un tipico e super-cool film di rapina, tutto meticolosamente costruito su piani, azioni, colpi di scena, travestimenti, doppi, tripli e quadrupli inganni, ma anche una vena parodistica e comica (oltre ad una messinscena quasi perfetta) che lo rendono il migliore dei tre film. Ambientato tutto a Las Vegas, a differenza del secondo in giro per il mondo, soprattutto tra le architetture monumentali dei casinò locali (quasi da rendere uno dei principali personaggi), è un divertissement purissimo, che trasuda allegria e spensieratezza ad ogni fotogramma, tutto giocato sul ritmo, sulla grafica, sul glamour di un gruppo di divi che non fa altro che divertirsi a rimpallarsi la scena e le battute, circondati da onirico lusso e forti del loro evidente fascino. Fin qui nulla di diverso dagli altri due della serie; ma in questo episodio ci sono due atouts che lo fanno emergere rispetto ai precedenti, vale a dire un intreccio calibratissimo, meccanicamente studiato in ogni dettaglio, molto più attento all’azione ed all’avventura rispetto ai primi due (specie al secondo), ed avvincente nel susseguirsi di ribaltamenti; ed un cattivo fantastico, il Willy Bank amorale, malvagio col sorriso, strepitosamente gigione di un sempre più smaliziato Al Pacino, che sempre virare al riso la sua prova in L’avvocato del diavolo. Chiaramente la superficialità, la leggerezza, la mancanza di pretese ed il richiamo ad un passato nostalgico (la venerazione per Sinatra e la vecchia Vegas) sono dietro l’angolo, ma lo sono anche il divertimento ed un’infantile emozione che segue il film come un filo rosso, sorretta da una sceneggiatura che non fa una grinza —anche nei risvolti più fantasiosi— e da una regia scioltissima e dal ritmo invidiabile (continuiamo imperterriti a rivendicare che il vero Soderbergh sia questo, e non il finto intellettuale impegnato), intelligente nello spingersi ai limiti dell’auto-parodia e abilissima nell’avvolgere lo spettatore con una confezione extra-lusso. E poi, merito ed onore ai tredici di Ocean, vera e propria banda di scolari, giovani ed anziani, che sanno come trasmettere il proprio divertimento al pubblico, da George Clooney capace di impagabili espressioni, al sornione Pitt, da un Damon perfetto ai sorridenti vecchietti Carl Reiner e Elliot Gould. Si può chiedere di più al cinema d’intrattenimento hollywoodiano? Certamente, ma perché cercare continuamente il pelo nell’uovo? Giudizio: Recensione di ALBERTO DI FELICE Il terzo Ocean's è un ritorno al primo: di nuovo un singolo colpo, di nuovo Las Vegas. La sceneggiatura, fedele al ritrovato corso, è di Brian Koppelman e David Levien, già all'opera ne La giuria. Il risultato è che, rispetto al secondo capitolo che ha diviso pubblico e critica nelle reazioni, come l'Eleven il Thirteen è di certo più omogeneo e stagno. Ma è anche meno dilettevolmente umoristico.Quello che lo differenzia e gli toglie un po' di verve rispetto all'Eleven è il fatto che ormai realizzatori, interpreti e pubblico sanno di essere in una serie e si comportano di conseguenza. Soderbergh non deve mutare il proprio modo di lavorare, che rimane decisamente perfetto per l'impresa, e aggiorna di poco il caper movie che era il primo con qualche minimo maquillage ripreso dal secondo. Col ritorno ad una storia di rapina pura e semplice da raccontare viene meno l'autoreferenzialità disorganica da "laissez-faire" della gita europea, ma ne viene meno anche la folle spontaneità. Il che non vuol dire che il film non funzioni e non sia internamente raziocinato. È che ora l'intera banda ha già mostrato le sue due anime, professionale e pazzoide: questa è una replica della prima. E poi dov'è finita Julia Roberts? Giudizio:
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Titolo originale: Ocean's Thirteen
È un dato di fatto, abbastanza evidente, che l’industria hollywoodiana ormai lavori solo per ripetizioni, riproposizioni, variazioni (neanche troppo) sul tema, senza puntare poi molto su storie e personaggi originali; e non è un caso che per macinare —quasi puntualmente— incassi considerevoli debba rivolgersi, come bacino narrativo e formule strutturali, a due dei settori culturalmente più attivi della cultura americana, le serie tv ed il fumetto.
Il terzo Ocean's è un ritorno al primo: di nuovo un singolo colpo, di nuovo Las Vegas. La sceneggiatura, fedele al ritrovato corso, è di Brian Koppelman e David Levien, già all'opera ne La giuria. Il risultato è che, rispetto al secondo capitolo che ha diviso pubblico e critica nelle reazioni, come l'Eleven il Thirteen è di certo più omogeneo e stagno. Ma è anche meno dilettevolmente umoristico.








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