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| Io e Beethoven |
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| Lunedì 18 Giugno 2007 02:00 | |||
Titolo originale: Copying BeethovenNazione: Stati Uniti, Germania, Ungheria Anno: 2006 Genere: Drammatico, Romantico, Musicale Durata: 104' Regia: Agnieszka Holland Cast: Ed Harris, Diane Kruger, Ralph Riach, Nicholas Jones, Joe Anderson, Phyllida Law, Matthew Goode, George Mendel Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, Anomaly Entertainment, Copying Beethoven, Eurofilm Stúdió, Sidney Kimmel Entertainment, VIP 2 Medienfonds Distribuzione: Nexo Data di uscita: 15 Giugno 2007 Trama: Anna Holtz, giovane e talentuosa allieva del Conservatorio di Vienna, viene selezionata per collaborare come copista del maestro Ludwig van Beethoven proprio alle soglie della prima esecuzione della "Nona Sinfonia". Anna non manca di dimostrare al maestro la propria competenza e il proprio intuito musicale e lui acconsente a farle da pigmalione. Ben presto, però, la forte personalità di entrambi li porta a scontrarsi e Beethoven, in un momento di estrema ira, umilia e sminuisce crudelmente le qualità artistiche della sua protetta che decide di abbandonarlo. Tuttavia l'imminente presentazione della nuova opera musicale costringerà Beethoven, ormai completamente sordo, a ricercare l'aiuto di Anna, divenuta a questo punto per lui assolutamente indispensabile. (Yahoo) Recensione di PIETRO SIGNORELLI Agnieszka Holland (allieva di Forman e autrice de Il terzo miracolo del
2001) dirige un lavoro fondamentalmente di interni con un cast a due,
immagine dell'arte che rende superbi e irresponsabili, sordi oltre allo
stato fisico. Ed Harris (The Truman Show) è strepitoso nel
tratteggiare questo ritratto irriverente e liberamente biografico del
prolifico artista (non solo in campo musicale, ma qui di figli non se
ne vedono ma un da lui adorato ragazzo che invece lo inganna e
sfrutta). Arrivato a un punto di non ritorno in cui la sua arte è solo
sublimazione della perfezione ma nel contempo è anche la corrosione del
suo animo, che non cerca negli altri consolazione ma solo irriverente
battaglia. L'arrivo dell'animo dolce e rispettoso, oltre che di
ossequio per l'opera dell'artista, della copista (Diane Kruger, Troy,
di spettacolare bellezza in vesti ottocentesche) ha un significato di
nuova strada, simbolico nel volere instradare il cammino autoriale
verso strade diverse magari più oscure e troppo anticipatrici, base di
lavoro di altri compositori a venire. A questo proposito assolutamente
simbolica la composizione della "Grande Fuga", opera non capita al
momento e poi consacrata ad arte, nata da una ispirazione viscerale per
il marcio e il putrido che governa il nostro animo e non serve a nulla
nasconderlo in quanto presente.Il film prosegue questa filosofia con la simbologia rinnegata del ponte, costruito magari con amore, ma che invece non ha portato altro che alla sua distruzione perché del tutto illusorio collegamento fra due mondi distanti, cosa che invece si rivela del tutto opposta in quanto anche persone e cose distanti trovano un punto di contatto per una vita e una visione del tutto migliore, in modo da trovare nel momento della morte un senso più pieno del vissuto. Un film semplice nella trama, lineare e scorrevole, ma multistrato nelle emozioni, impreziosito da un grande attore come Harris e da una presenza leggera e gradevole come quella della Kruger, da vedere per sentire delle arie immortali (sopratutto quella del grande concerto della nona), ma anche per vedere una prospettiva meno nota di un grande artista. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Copying Beethoven
Agnieszka Holland (allieva di Forman e autrice de Il terzo miracolo del
2001) dirige un lavoro fondamentalmente di interni con un cast a due,
immagine dell'arte che rende superbi e irresponsabili, sordi oltre allo
stato fisico. Ed Harris (The Truman Show) è strepitoso nel
tratteggiare questo ritratto irriverente e liberamente biografico del
prolifico artista (non solo in campo musicale, ma qui di figli non se
ne vedono ma un da lui adorato ragazzo che invece lo inganna e
sfrutta). Arrivato a un punto di non ritorno in cui la sua arte è solo
sublimazione della perfezione ma nel contempo è anche la corrosione del
suo animo, che non cerca negli altri consolazione ma solo irriverente
battaglia. L'arrivo dell'animo dolce e rispettoso, oltre che di
ossequio per l'opera dell'artista, della copista (Diane Kruger, Troy,
di spettacolare bellezza in vesti ottocentesche) ha un significato di
nuova strada, simbolico nel volere instradare il cammino autoriale
verso strade diverse magari più oscure e troppo anticipatrici, base di
lavoro di altri compositori a venire. A questo proposito assolutamente
simbolica la composizione della "Grande Fuga", opera non capita al
momento e poi consacrata ad arte, nata da una ispirazione viscerale per
il marcio e il putrido che governa il nostro animo e non serve a nulla
nasconderlo in quanto presente.








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