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| Lunedì 02 Luglio 2007 21:05 | |||
Titolo originale: TransformersNazione: Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Azione, Avventura, Fantascienza Durata: 144' Regia: Michael Bay Cast: Shia LaBeouf, Megan Fox, Charlie Bodin, Dane Cook, Frederic Doss, Josh Duhamel, Rachael Taylor, Peter Cullen, John Turturro, Jon Voight, Tyrese Gibson, Bernie Mac, Rizwan Manji, Michelle Pierce, Chris Ellis Produzione: DreamWorks Pictures, Paramount Pictures, Angry Films, Di Bonaventura Pictures, DreamWorks SKG, Hasbro Inc., Kurtzman/Orci, Platinum Dunes Distribuzione: UIP Data di uscita: 28 Giugno 2007 Trama: Sam Witwicky è un nerd con un passato particolare: suo nonno aveva fatto un'importante scoperta tra i ghiacci durante una spedizione e gli aveva lasciato in eredità diversi oggetti che ora lui vuole vendere su e-Bay. Ma l'acquisto di un'autovettura apparentemente in disuso nasconde molto di più che un mezzo di trasporto… La lotta tra Autobots e Decepticons per il cubo di Energon sta per cominciare: chi vincerà tra le due opposte fazioni di Transformers? Recensione di ALBERTO DI FELICE Preannunciato blockbuster estivo, preparato con largo anticipo (Steven Spielberg, co-produttore esecutivo, compare come testimonial anche in un piccolo appetizer di Bee Movie con Jerry Seinfeld, in uscita nelle prossime feste natalizie), Transformers segna il ritorno dopo quasi due anni esatti di Michael Bay alla regia. Usando le parole dello stesso Bay (che prima di accettare l'incarico l'aveva definito «uno stupido toy movie»), il film è un giocattolone adatto appunto al suo scopo: un facile e per certi versi gustoso consumo per un pubblico giovane con pop-corn e coca-cola a fargli compagnia nella comoda poltrona di un multiplex.Dalla durata superiore alle 2h20', vede la opposte armate dei robot del titolo giungere sul pianeta Terra: una per dominarlo, l'altra per difenderlo. Nati nel 1984 nella loro originaria versione giocattolo della Takara/Hasbro, diventati fumetto, poi serie e film animati, i Transformers generati dalla computer grafica spiccano per senso dell'umorismo, come del resto il nocciolo della pellicola. Il tono sul quale la sceneggiatura di Roberto Orci ed Alex Kurtzman imposta soprattutto la prima parte è difatti decisamente improntato alle citazioni mescolate a facezie in abbondanza (una è riservata ad un tributo alle precedenti imprese di Bay, riferendosi ad Armageddon). Nel suo piccolo memorabile è l'intrusione dei Transformers buoni, guidati da Optimus Prime (Commander nell'originaria traduzione italiana di fumetto e serie, che tanti fan si sono conquistati), nel giardinetto di casa del protagonista Sam Witwicky (Shia LaBeouf, fattosi notare quest'anno in Guida per riconoscere i tuoi santi). Il film presenta una struttura tanto elementare quanto nel complesso inattaccabile, a cominciare da un'apertura ed una chiusura (sulle note di quella che chi scrive si sente di definire senz'altro la cosa migliore presente nel film: il pezzo “What I've Done” dei Linkin Park, commento sonoro dalla viscerale presa, a seconda dei gusti) di ermetica precisione espositiva. Punto di forza dello script è, come già anticipato, una certa scioltezza sbarazzina bene accompagnata dai bravi interpreti (fra gli altri, il papà di Kevin Dunn ed il rivenditore di auto usate di Bernie Mac), che riesce a bilanciare con brio la solennità degli (egregi) effetti in CGI. Come è d'abitudine in un film di Bay, la seconda parte vira più decisamente verso lo sfoggio tecnico in funzione action, al quale il californiano non sa (non vuole) evidentemente ancora rinunciare. In questo caso, dato il soggetto, è maggiormente giustificato, e comunque abile. Legato ad un cinema ancora primitivo, sfornatore professionista di kolossal che poco (al contrario del pezzo di punta della soundtrack sovracitato) hanno di pensante (fatta forse una parziale eccezione per il precedente The Island), Bay governa comunque un prodotto che raramente sbanda ed evita quantomeno di cadere negli eccessi di recenti pellicole esibite dalla dubbia retorica (300) o dai valori pulsanti ma soffocate alla lunga dalla propria ridondanza (Kyashan – La rinascita). Se il pubblico in sala alla fine della proiezione applaude satollo (probabile) è perché questo film, per senza pretese altre che sia, ha servito un pasto che abbina un aspetto pasciuto ad un contenuto snello con la perizia minima sufficiente per non uscire dal seminato. Se si vuole qualcosa di maggiormente sofisticato ci si può sempre rivolgere agli Small Soldiers del caro vecchio Joe Dante. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Steven Spielberg ha sempre detto di amare la versatilità delle automobiline che si trasformano della Hasbro, e ovviamente appena ha potuto si è cimentato con gioia nella megaproduzione del film che le vede protagoniste, affidando la regia all'amico regista di movie d'azione Michael Bay (The Rock, Armageddon e Pearl Harbor). I due, regista e produttore, firmano un action movie movimentatissimo, pieno zeppo di grandiose scene visive con le lotte tra robottoni dalla resa visiva eccezionale. Lasciando la sceneggiatura piena di strafalcioni di logica (la fase finale ne ha uno gigantesco per permettere una scena di grande impatto visivo) Bay si preoccupa di fornire il più possibile ambienti e situazioni diverse, in modo da permetterci di vedere inseguimenti di ogni tipo (per terra, aerei, in auto) e in ogni luogo (deserto, città, autostrada, in una diga profondissima) dal ritmo velocissimo e dal clangore assordante. Gli automaggi sono parecchi, con citazioni di E.T. e di Armageddon ironiche (un ragazzo che filma con una videocamera amatoriale dice «Questo è cento volte meglio di Armageddon!»), mentre il ritmo praticamente non cala mai nell'ultima ora roboante e ultramovimentata. Tra l'altro è proprio questa fase la più incredibile, dove Bay filma la guerriglia urbana come se fosse un film sul Vietnam con camera a mano, dando un risultato di lotta all'ultimo sangue di buon livello scenico.Purtroppo di fronte alla grandeur degli effetti ci troviamo un livello di dialoghi davvero scadente e delle situazioni alquanto assurde e paradossali (la scena del giardino con i robottoni che devono fare silenzio e i genitori non sentono, interludi parecchio scadenti che misurano il valore del film verso il basso dimostrandone la vacuità nascosta dalle scene d'effetto). Bay inserisce ogni cosa nel suo film, dalle citazioni al contrario (Christine la macchina infernale) alle scene romantiche, il war movie, l'organizzazione segreta, il disaster movie e anche la vicenda del grande amico robot in chiave commedia (ricordando il bel cartone animato Il gigante di ferro), frullando il tutto e servendo caldo e rumoroso. Il reparto attori ha due gemme, dal grande John Turturro (eccezionale attore e anche regista, ricordiamolo per Il grande Lebowsky) che si muove sulla scena interpretando un personaggio gigionesco, a Jon Voight (Un uomo da marciapiede) che fa il ministro della difesa che ha nel cuore i marines, e viene completato da due giovani come Shia LaBeouf (Guida per riconoscere i tuoi santi), il nerd con il cuore grande, e dalla bella e sensuale Megan Fox donna d'azione al momento decisivo e con un passato non chiaro. In definitiva, un film girato per il pop corn consumo, che va giù dritto e che si beve senza nessun problema nonostante la lunga durata (144 minuti), che i due promotori dell'operazione ormai ricchi e senza problemi hanno voluto fortemente alla loro maniera senza curarsi troppo di logica, approfondimento oppure variazione. Potente, visivo, citazionale (mettiamoci dentro anche Incontri ravvicinati del terzo tipo oltre a quanto detto prima) quasi spensierato e cialtrone nonostante che ci sia in ballo la salvezza del mondo (a volte nel film si ride e si scherza – anche se la fretta di eseguire la missione dovrebbe far tenere ben altro comportamento – per far risultare simpatici i robot, errore commesso al tempo anche da un altro film, Corto circuito), vale i soldi del biglietto solo e comunque nell'ottica di visione per famiglie e glorificazione facile e ingenua degli eroi (umani e non), per poi andare tutti dal McDonald's sperando di trovare nell'happy meal una Camargo gialla che ci sorride. Direi, viste le premesse e le oneste intenzioni, obiettivo raggiunto. E una volta tanto – ma solo una volta tanto – fa anche bene vedersi un film senza pretese ma puramente divertente, carrozzone rutilante di effetti legato a una storia flebile. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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Titolo originale: Transformers
Preannunciato blockbuster estivo, preparato con largo anticipo (Steven Spielberg, co-produttore esecutivo, compare come testimonial anche in un piccolo appetizer di 
Steven Spielberg ha sempre detto di amare la versatilità delle automobiline che si trasformano della Hasbro, e ovviamente appena ha potuto si è cimentato con gioia nella megaproduzione del film che le vede protagoniste, affidando la regia all'amico regista di movie d'azione Michael Bay (The Rock, Armageddon e Pearl Harbor). I due, regista e produttore, firmano un action movie movimentatissimo, pieno zeppo di grandiose scene visive con le lotte tra robottoni dalla resa visiva eccezionale. Lasciando la sceneggiatura piena di strafalcioni di logica (la fase finale ne ha uno gigantesco per permettere una scena di grande impatto visivo) Bay si preoccupa di fornire il più possibile ambienti e situazioni diverse, in modo da permetterci di vedere inseguimenti di ogni tipo (per terra, aerei, in auto) e in ogni luogo (deserto, città, autostrada, in una diga profondissima) dal ritmo velocissimo e dal clangore assordante. Gli automaggi sono parecchi, con citazioni di E.T. e di Armageddon ironiche (un ragazzo che filma con una videocamera amatoriale dice «Questo è cento volte meglio di Armageddon!»), mentre il ritmo praticamente non cala mai nell'ultima ora roboante e ultramovimentata. Tra l'altro è proprio questa fase la più incredibile, dove Bay filma la guerriglia urbana come se fosse un film sul Vietnam con camera a mano, dando un risultato di lotta all'ultimo sangue di buon livello scenico.









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