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Espiazione Stampa E-mail
Lunedì 24 Settembre 2007 05:28
Espiazione - Locandina originaleTitolo originale:      Atonement
Nazione:      Regno Unito, U.S.A.
Anno:      2007
Genere:      Drammatico
Durata:      123'
Regia:      Joe Wright
Sito ufficiale:      www.cinema.universalpictures.it/...
Cast:      Keira Knightley, James McAvoy, Romola Garai, Saoirse Ronan, Brenda Blethyn, Vanessa Redgrave, Juno Temple, Gina McKee, Michelle Duncan, Vivienne Gibbs
Produzione:      Working Title Films
Distribuzione:      UIP
Data di uscita:      21 Settembre 2007

Trama: La giovane Bryoni Tallis a soli tredici anni ha già una forte passione per la scrittura e una vivida immaginazione. E questa passione la porterà a commettere un atto che rovinerà la vita di sua sorella Cecilia e del suo giovane innamorato Robbie, figlio della governante, che verrà ingiustamente accusato di violenza sessuale. Nel corso della sua vita Bryoni cercherà di espiare la sua colpa scrivendo un romanzo per raccontare la verità sui fatti accaduti... (Yahoo)
 
Recensione di PIETRO SIGNORELLI

EspiazioneIl regista d'ambienti Joe Wright torna a dirigere dopo Orgoglio e pregiudizio, e richiama al suo servizio Keira Knightley (famosa per la trilogia dei pirati ma attrice ormai a tutto tondo) per un film di più ampio respiro sia di tempo che di luogo del precedente. Partendo da una trama che sembra di valore thriller dovuta all'accadimento iniziale, dove i personaggi vengono conosciuti in una cornice che sarebbe stata cara a Altman e al suo Gosford Park (il primo comparto ha delle strutture architettoniche strepitose come ambientazione) il film si gira, si trasforma in un melò con sullo sfondo la seconda guerra mondiale, di buonissimo valore che privilegia i personaggi costruiti e interpretati benissimo dal trio di attori (Knigtley, McAvoy, arrivato dalla buona prova di L'ultimo re di Scozia, e Romola Garai che ha lavorato anche con Allen e Apted).
Un lavoro registico che si autopenalizza nelle scelte di inquadrature che risultano abbastanza monotone per privilegiare gli interpreti, che non vanno a briglia sciolte fortunamente ma seguono le direttive che gli vengono impartite dalla sceneggiatura tratta dal romanzo di Ian Mc Ewan, fornendo un lavoro emozionale stupendo.
Di fatto, come nella scena della spiaggia, assistiamo a questo diverso bilanciamento di interpretazione e valore di quello che circonda, tutto centralizzato sul personaggio lasciando la situazione circostante statica nonostante ci sia un parco di divertimenti ormai distrutto pieno di gente e cose, con la corsa di McAvoy/Robbie attraverso il tutto.
La Knigtley ormai con uno sguardo strega lo schermo, da donna fatale sensualissima in una magrezza che dona forza e sicurezza, mentre le tre versioni della delusa in amore Briony sono a dir poco strepitose nella loro trasformazione (ed è sempre bello rivedere Vanessa Redgrave presente sullo schermo).
Lo spettatore dimentica certe superficialità registiche trasportato dal racconto asincronico (ci sono delle didascalie che scandiscono il tempo passato presente e futuro dell'azione) che coinvolge come pochi, emoziona e rende veri i suoi personaggi in cerca di amore. Le diverse ambientazioni (lusso, guerra e ospedali) movimentano e variano il tema portante della espiazione che Briony deve seguire per cercare di ripulirsi dal terribile atto compiuto.
Elemento centrale del racconto è l'acqua, scatenante dell'amore prima nella fontana, divisorio per gli amanti dopo (il mare che separa Francia da inghilterra), e alla fine giudice finale che manca o c'è troppa.
Fotografia suggestiva come si conviene per un melò, ottime ambientazioni, emozionalità a pelle e non da catturare, fanno di questo Espiazione un ottimo appuntamento per godere di bel cinema interpretativo nonostante la mano insicura del suo autore nel presentarlo artisticamente con genialità, risultato migliore nella prima parte al chiuso come previsto viste le sue peculiarità rispetto alla seconda che si svolge in spazi più ampi.
 
Giudizio:
 
 
Recensione di ALBERTO DI FELICE
 
EspiazioneAtonement. "Atonale": Detto di musica che non segue i principi classici della tonalità. "Atonia": Mancanza di accento tonico. "Atono": Inerte, privo di espressione. "To atone": to act in a way that shows you are sorry for doing something wrong in the past. Il titolo originale è la traccia sulla quale Joe Wright modula questo film, adattamento di un romanzo di Ian McEwan (che non ho letto) ad opera del drammaturgo e regista Christopher Hampton (fra gli altri il suo Carrington, Mary Reilly di Frears, The Quiet American di Noyce). Dopo la bella prova alle prese con la Austen di Orgoglio e pregiudizio, Wright dimostra di essere un ottimo elaboratore di materiale cartaceo.
Qui dà vita alle varie sfumature di quel verbo, "to atone", che per significare "espiare" (termine che ha un equivalente inglese perfetto, "to expiate", ma sul quale sarebbe interessante riflettere per la coincidenza che in italiano oltre alla purificazione rimanda per assonanza all'azione di "spiare", di cui è anche una variante rara), riparare, si appoggia al sostantivo "tone", tono. Al contrario di "to expiate", che implica l'accettazione di una punizione, "to atone" suggerisce che la riparazione passa attraverso una variazione, un'azione che permette di scoprire significati diversi. Con una lucidità che sorprende a posteriori, rafforzando il procedimento nascosto che ho descritto, Wright non sfrutta solo una sceneggiatura che in sé trova le giuste idee per frantumare il romanzo, ma usa il racconto nei suoi gradi di tensione, sfidando la concezione filosofica di percezionismo.
La temporalità del film diventa un costrutto teorico molto ficcante, e non semplicemente un espediente per ravvivare l'azione. Lavorando in tre atti, Wright scompone dapprima il fatto scabroso da due ottiche diverse, poi crea un ponte nel quale si iniziano ad intravedere i collegamenti che non abbiamo ancora chiari, infine rivela la cedibilità della nostra stessa ricostruzione. Il film fa così affidamento su una doppia narrazione, chiamando direttamente in causa il modo che lo spettatore ha di ricostruire i significati espressi nel film e la loro manipolazione da parte del demiurgo. Di una certa potenza è l'espediente di rifiutare la voce narrante, forzando esclusivamente con la messa in scena la sensazione di stare assistendo a qualcosa che viene narrato e non solo mostrato, per poi materializzarla con uno shock, che passa invece per una confessione parlata, nel finale.
Nella prima parte l'ottica dominante è quella della piccola Briony (Saoirse Ronan), come testimoniato non solo dalla rilevanza delle soggettive che ci mostrano quello che vede lei, ma anche dalle scelte di fotografia di Seamus McGarvey (Alta fedeltà, The Hours), in cui l'importanza data alla luminosità dei colori e alla loro attitudine a riflettere la luce (caratteristica peraltro di tutto il film) rimanda a quella di Lubezki per il Cuarón de La piccola principessa e Paradiso perduto —film sciaguratamente sottovalutati, se non peggio— per come impongono la realtà come visione di un sogno narrato, facendola percepire come evocazione ed ovattando il tempo presente di quanto vediamo.
Mentre vediamo e capiamo quello che Briony fa a Cecilia (Keira Knightley) e Robbie (James McAvoy), durante questo primo atto la nostra percezione viene stimolata di continuo ed invitata a cercare in quello che ci viene mostrato gli altri elementi del giallo, che sono anche le motivazioni psicologiche del gesto di Briony. Elementi che pian piano ci verranno svelati nella seconda parte, nella quale il flashback di uno scherzo d'infanzia fa da preludio ad un luna park invaso dalla guerra. Con un lungo piano sequenza che sa di esibizione tecnica (mentre lo vedevo mi ha anche infastidito), ma con dietro qualcosa. Il terzo atto, che senza che ce ne accorgiamo inizia con un battere di tasti di macchina da scrivere a 1h16', torna a focalizzarsi su Briony (Romola Girai a 18 anni e la sempre splendida Vanessa Redgrave da anziana). «Ho deciso di rendermi utile, di fare qualcosa di concreto». Questa cosa concreta in realtà non lo è, ma testimonia se non il potere curativo dell'arte, quantomeno la sua gentilezza e la sua capacità di creare (di fabbricare) la felicità.
 
 Giudizio:
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