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Cemento armato Stampa E-mail
Martedì 09 Ottobre 2007 04:53
Cemento armato / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Italia
Anno:      2007
Genere:      Drammatico
Durata:       102'
Regia:      Marco Martani
Cast:      Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti, Carolina Crescentini, Dario Cassini, Matteo Urzia, Ninetto Davoli, Thamisanqa Molepo, Paolo Bernardini
Produzione:      Rai Cinema
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      5 Ottobre 2007

Trama: Roma. Diego è un giovane di periferia che si è conquistato il rispetto e l'obbedienza dei suoi amici con la sua convinzione che solo con la forza e la prepotenza si ottiene ciò che si vuole. La sua determinazione gli è servita a conquistare anche il cuore di Asia, che attira purtroppo anche 'Il Primario', un criminale che sta scalando in fretta i vertici del traffico di droga nella capitale. Dopo un atto vandalico di Diego, i destini del ragazzo, di Asia e del Primario si intrecciano tragicamente. (Yahoo)

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Cemento armatoDavvero niente male questo esordio registico di Marco Martani (che si era fatto le ossa alla corte dei Vanzina), con un film violento, drammatico, pieno di sfaccettature e con alcune caratterizzazioni davvero degne di nota. Il protagonista della vicenda è il beniamino delle teen Nicolas Vaporidis, che, sorretto ancora qua in produzione da Brizzi, suo regista e nume tutelare de Notte prima degli esami e del suo newquel Notte prima degli esami - Oggi fa Diego, questo ragazzo di borgata che deve vedersela con un terribile boss del territorio, il crudele "primario", interpretato da un Faletti (presente anche lui nei film di Brizzi) a dir poco luciferino e ispirato. Sempre parlando del fronte attori purtroppo la prova di Vaporidis è scarsissima, d'altronde se non si sa recitare è inutile che si cerchi di cambiargli ruolo per valorizzarlo (si può solo dare un merito di buona volontà nel tentativo di uscire da comodi cliché) e sopratutto di aumentarne il tasso interpretativo con una parte di fuggiasco e vendicativo. Espressioni, corse, disperazione sono mostrate proprio con valore di bassa lega dall'attore.
La Crescentini (anche lei nella squadra di Brizzi) non deve fare poi granchè per mostrare il suo ruolo di ragazza che ha subito gravi torti e che vive nella paura, in quanto più che la recitazione ci pensano un viso emaciato dal trucco e lacrime sempre presenti farcelo capire. Il vero grande fulcro recitativo sta nei ruoli dei cattivi: Martani dimostra di avere avuto una grande influenza dai film di Quentin Tarantino, Pulp Fiction in primis, dato che riempie il suo film di citazioni (la scena dello sparo) ma sopratutto di dialoghi esistenziali concreti e pacati anche se trattano di questioni di vita o di morte o di affari economici importanti. Di fatto "Il primario" è un Marsellus Wallace non di colore, con le sue massime di controllo e comando e le sue telefonate velenose, mentre il suo guardiaspalla Said (ottima l'interpretazione di Thamisanqa Molepo) è un killer fedele ed esistenziale con cultura e frasi ad effetto che ricorda Vincent Vega o Jules Winfield. Faletti comunque domina come da copione il film, la sua aurea malvagia permea ogni situazione, sia se compiuta dai suoi scagnozzi o da lui, e procede in un odio sempre più in ascesa nel progredire della sfida e della ricerca di colui che ha osato opporsi.
Belle poi le simbologie, con le mani del boss sul modellino della città, ottimi come si diceva i dialoghi, e valida la fotografia che si rabbuia e tiene colori scuri per sottolineare il clima di oppressione del film.
Martani vuole costruire un film dove vendetta e torti si incrociano continuamente, dove il ritmo non si spezza e le limitate pallottole sparate sono comunque determinanti, simboleggiando che qualunque sforzo anche se raro può arrivare al bersaglio. Come fattore interpretativo, ultima ma non ultima, la presenza di Ninetto Davoli che è sempre piacevole vedere sullo schermo, che fa la parte di Pompo, il riclicatore di merce che scotta.
Questa sorta di vendetta a catena, cruda, cattiva, mai consolante che non risparmia nessuno ed impreziosendosi ma mano con dei dialoghi ottimi e le simpatiche perle di saggezza di Said («Sapete da dove deriva la parola Okey?») tutte dette con voce pacata e illuminata (e una volta tanto vedere che i cinesi non parlano con le elle o i neri con l'inflessione «si buana» è davvero consolante).
Tra l'altro valore aggiunto questa sorta di interrazziale presente, con difesa dei diritti di tutti valida nella sua manifestazione di ritorno all'offesa soprattutto quando hanno potere di creare paura nella scena del ristorante.
Si mostrano poi tutti i lati della giustizia, con la polizia sia corrotta che integerrima che agiscono assieme, mostrando che il marcio e il buono sono in ogni cosa (come nel caso delle scene del crudelissimo boss tenero con la famiglia).
Una bella inaspettata sorpresa da parte del cinema italiano non d'autore , una volta tanto coraggioso, che sarebbe stata sicuramente migliore se invece di tenere compatta una squadra (derivata da precedenti produzioni) con un perno davvero scarso avrebbe potuto migliorare ancora la sua prestazione, soddisfando comunque chi vuole vedere un film non originalissimo nella concezione (e ancora una volta, a ricondurre, in film di questo tipo vediamo un manifesto di Scarface di Brian De Palma) ma pieno di convinta voglia di raccontare una storia dura e non consolante.
Il giudizio finale pur in queste buone cose risente purtroppo di una regia puramente tecnica rozza e scolastica di poco pregio, chi non ha interesse per queste cose può upgradare il suo giudizio tranquillamente di una ½ stelletta in più.

Giudizio:

 

 

Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 3

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