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1408 Stampa E-mail
Giovedì 29 Novembre 2007 01:23

1408Titolo originale:      1408
Nazione:      U.S.A.
Anno:      2007
Genere:      Horror
Durata:      94'
Regia:      Mikael Håfström
Sito ufficiale:      www.1408-themovie.com
Sito italiano:      www.kfilms.it/1408
Cast:      John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony, Alexandra Silber, Tony Shalhoub, Emily Harvey, Noah Lee Margetts
Produzione:      Dimension Films, Di Bonaventura Pictures
Distribuzione:      KEYFILMS
Data di uscita:      23 Novembre 2007

Trama: Dopo la morte di sua figlia, Mike Enslin inizia ad essere ossessionato dall'aldilà e dal paranormale fino al punto di diventare uno dei più famosi investigatori di eventi sovrannaturali ed autore di alcuni best-seller sull'argomento. Però, malgrado i suoi innumerevoli tentativi, Mike non è mai riuscito ad entrare in contatto con l'aldilà. Quando è sul punto di abbandonare la sua attività, convinto che i fenomeni paranormali siano tutte fandonie, gli arriva una cartolina che lo informa della leggendaria stanza 1408 dell'Hotel Dolphin a New York, luogo di una serie di morti incomprensibili. Deciso a scovare la verità anche su questo caso, Mike si reca sul posto e, dopo enormi sforzi, riesce a convincere il riluttante gestore dell'hotel, il signor Olin, a permettergli l'accesso alla stanza. Malgrado nessuno abbia trascorso più di un'ora nella stanza rimanendo vivo, Mike decide di passarci la notte. Ha inizio così per lui la più strabiliante e terrorizzante avventura della sua vita. (Yahoo)

Recensione di PIETRO SIGNORELLI
 
1408Da un racconto di Stephen King. Niente case disperse nelle campagne oppure dimore grigie e diroccate per questo film dal titolo solo numerico del regista Mikael Håfström (Derailed - Attrazione letale del 2006), ma un grande albergo lussuoso nel centro della New York di tutti i giorni.
John Cusack (lo ricorderemo soprattutto per Alta fedeltà dal romanzo di Hornby) è il protagonista praticamente unico (Samuel L. Jackson appare praticamente per 5 minuti ma con una presenza di gran classe) di questo thriller a sfondo parapsicologico/esoterico dove una stanza (non una casa) maledetta proprio non vuole saperne di essere accogliente nei confronti di chi ospita ne tantomeno come in questo caso di chi la sfida. Il racconto, lo diciamo subito, purtroppo è claudicante e senza troppa fantasia, diretto oltretutto con poca energia e fantasia da un regista probabilmente troppo inesperto per agire al confronto di produzioni di questo tipo (effetti sufficenti racchiusi in pochi metri quadri ma inquadrature assolutamente anonime che si limitano ad essere leggermente diverse solo per quelle dall'alto, cercando di creare una sorta di presenza maligna sulla testa del protagonista).
Di contro a una buona progressione della costruzione del mistero nelle sue spiegazioni, partendo dal bodynovelcount nella stanza chiusa del direttore Jackson fino all'incontro con mobili e arredamento prima anonimi e poi minacciosi, c'è purtroppo una continuazione del tutto priva di fascino su cosa avviene, con azioni ripetitive e meccanismi fin troppo abusati che dopo un po' stancano. Accostamenti banali d'idea con futuri eventi nei quadri, finestre che portano fuori in una specie di mondo tasca parallelo, cambiamenti di clima privi di ogni spessore narrativo (un termostato maledetto), la supertecnologia che non aiuta nulla in quanto servono nervi saldi e piena convinzione dei propri mezzi, accatastano minuti che alla fine sono solo per riempimento della metratura, rese oltretutto ancora più banali dalle citazioni di altre opere di King poco convincenti, come la radio derivazione di Christine (senza contare per quella della casa maledetta più famosa, quella di Psycho 1 presente sulla tuta da sub).
Gli spaventi poi non sono efficaci, male articolati e senza il giusto senso dell'inganno verso lo spettatore che non si dovrebbe aspettare il loro arrivo.
Cusack tra l'altro non ha proprio la faccia da ruolo per questo tipo di interpretazioni, tenendo conto che effettua espressioni sempre uguali di stupore sena mai voler caricare l'intensità, e la differenza si vede nel breve spazio dove arriva Jackson che domina completamente.
Se poi tenete conto che il finale è del tutto privo di vero fascino e di grande originalità, potrete ben dedurne che alla fine da salvare c'è davvero poco.
In definitiva un film dagli spaventi innocui e dal pathos praticamente nullo, ottimamente orchestrato in campagna pubblicitaria da un ottimo trailer e con un tema affascinante, affidato in maniera totale ad un interprete solista inadatto e ad un regista di valore anonimo che prende spunti da temi che avrebbero fascino in altre ambientazioni, che regala ben poche emozioni durante il suo percorso, colpevolizzando nel giusto una trama ripetitiva e poco ispirata che sarebbe stata salvata solo da un finale e spiegazione eccezionale dei come e dei perchè che purtroppo non è pervenuta. Intrattenimento con brividi innocui da cinema leggero di seconda serata.

Giudizio:
 
 
Recensione di ALBERTO DI FELICE
 
1408Stephen King ha fornito innumerevoli opere adattate e riadattate per cinema e televisione. L'ultima di queste è una sua breve novella (originariamente pubblicata solo su audiolibro) portata sullo schermo dalla sceneggiatura di Matt Greenberg (Halloween 20 anni dopo), Scott Alexander (Man on the Moon) e Larry Karaszewski (Ed Wood, Larry Flynt - Oltre lo scandalo), e dalla regia dello svedese Mikael Håfström, alla seconda prova americana dopo il male accolto Derailed del 2005.
Giocato quasi interamente su trovate scenografiche, il film è un horror/thriller che vede Mike Enslin (John Cusack), uno scrittore specializzato in stanze d'albergo maledette, dover rivedere il suo scetticismo verso il paranormale nella stanza 1408 di un albergo newyorkese. Col finanziamento della premiata ditta Bob & Harvey Weinstein, Håfström può contare sul set disegnato da Andrew Laws (In linea con l'assassino, Abbasso l'amore, Number 23), in cui colui che è in pratica l'unico personaggio è rinchiuso per due terzi del film.
1408 è evidentemente un'altra creatura di King, a cominciare dal motivo dello scrittore. Il che non è sempre un bene. Chiusa fra la volontà di trovare metodi per far paura e quella di procedere progressivamente sui binari del thriller psicologico, la regia di Håfström può definirsi nella sostanza fallimentare. Se qualche spavento viene generato, lo svedese non trova mai la convinzione necessaria (ossia le idee pensanti) per tirare le fila di un breve racconto allungato senza significato oltre misura.
 
 Giudizio:
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