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| Lunedì 17 Dicembre 2007 12:52 | |||
Titolo originale: The Golden CompassNazione: U.S.A. Anno: 2007 Genere: Avventura, Thriller, Drammatico Durata: 114' Regia: Chris Weitz Cast: Nicole Kidman, Daniel Craig, Dakota Blue Richards, Eva Green, Jim Carter, Tom Courtenay, Clare Higgins, Sam Elliott, John Bett, Magda Szubanski, Hattie Morahan Produzione: New Line Cinema, Scholastic Productions, Depth of Field, Rhythm and Hues Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 14 Dicembre 2007 Trama: Tratto dal primo libro della trilogia Queste Oscure Materie di Phlip Pullman, La Bussola d’Oro è ambientato tra il mondo reale e la dimensione parallela, dove ogni persona è accompagnata da un essere chiamato Daimon, trasfigurazione animale della propria anima. Qui Lyra e Will, i due protagonisti del film dovranno combattere per la sopravvivenza dei loro mondi. (Yahoo) Recensione di PIETRO SIGNORELLI Avvertenza importante: è il primo capitolo di una trilogia tratta dai romanzi "Queste Oscure Materie" di Philip Pullman, per cui la storia alla fine del film rimane completamente sospesa. La New Line Cinema cerca di rinverdire i fasti della trilogia de Il signore degli anelli con questa ambiziosa trasposizione cinematografica fantasy contaminata, che ha nel cast diverse star di prima grandezza come l'algida e bellissima Nicole Kidman (che interpreta l'ambigua cattiva del film) e il novello 007 Daniel Craig (che invece fa la parte del buono), di Eva Green (Bond girl di Craig e qui bella strega volante con arco) per concludere con la partecipazione del cowboy-style a tutti i costi Sam Elliott (che praticamente riutilizza gli stessi abiti del recente Ghost Rider con Nicolas Cage). La vicenda raccontata in questa prima parte della trilogia tratta dai libri di Philip Pullman (i prossimi saranno La lama sottile e Il cannocchiale d'ambra) narra della strana società di uno dei tanti ipotizzabili mondi paralleli dominata da una casta di persone detta "Il magistero" (sorta di oligarchia dal controllo totale sulla società), dove ci sono dei territori ai margini dominati da varie multiformi etnie anche non umaniformi come quella degli orsi, che vivono in stato di semilatitanza in lande disperse, rispetto al grande potere centrale che domina una società tecnologicamente avanzatissima.L'ipotesi del film è che il controllo per poter essere totale deve agire sin dagli albori sulle due configurazioni del giovane cittadino (sia quella reale che quella dello spirito anima guida, che ognuno ha, configurata in un animale detto Daimon, dove l'empatia è talmente totale da far morire uno in conseguenza della scomparsa dell'altro), impedendo ogni moto di ribellione rispetto a chi comanda. Chiunque si opponga deve giocoforza confrontarsi con la forza fisica della repressione. La vicenda si svolge partendo da una bambina di undici anni che vive teoricamente in piena tranquillità (interpretata dalla giovane Dakota Blue Richards), costretta a una fuga precipitosa dopo aver ricevuto una sorta di dorata macchina rivela-verità (la bussola del titolo). La trama è davvero complessa ed eterogenea (d'altronde il mistero avrà tempo altri due film per dipanarsi), perché si passa da ambientazioni popolose ed industrializzate (affascinanti le macchine volanti stile aeromobile Zeppelin e le visioni dall'alto degli abitati) a quelle di una sorta di pianura gelata, ma anche i protagonisti dopo essere stati i politici e gli scienziati diventano invece gli zingari, i pirati, gli orsi, o cowboy volanti. Gli animali, sia i Daimon che gli altri, parlano, colloquiano con tutti e vengono ascoltati e capiti, in una sorta di correlazione di idee che li porta a trasfigurarsi come umani. Un mondo fantasy tanto composito anche di elementi non proprio completamente correlati tra di loro potrebbe di fatto essere affascinante, una possibile voglia di dire una parola nuova e diversa; però di fatto alla fine troppe diversità accatastate fanno stridere il tutto, facendolo sembrare un pasticcio mal lievitato piuttosto che una torta saporita partendo da elementi gastronomici agli antipodi. La vicenda ha di fatto un suo fascino conformato dal visivo di base – gli effetti sono buoni (lontanissimi da quelli stupefacenti della trilogia di Jackson, comunque), il movimento delle controparti animali e degi orsi è morbidissimo come le futuristiche macchine ben congegnate nel design – ma purtroppo la vicenda latita a decollare, troppo relegata alle fughe della bimba coraggiosa (alcune davvero troppo rocambolesche: in fondo non è proprio di base una avventuriera) e alle entrate affascinanti della Kidman (sempre stupenda ed emozionante in abiti fascianti bellissimi), mentre tutto l'insieme risulta stirato e forzato, con i personaggi secondari che entrano nella trama quasi a casaccio e senza una logica ben precisa. Bisogna tener conto che probabilmente il regista Chris Weitz (About a Boy del 2002), trovandosi di fronte a un romanzo così complesso e che ha un primo capitolo dove praticamente quasi nulla viene svelato (contrariamente ad altre trilogie nelle quali comunque tutte le motivazioni base erano esplicate da subito, mentre rimaneva in sospeso la modalità d'attuazione) ha preferito giocare parecchio nella trasposizione accellerando tempi ed azione –i personaggi sono pochissimo caratterizzati o analizzati – facendo risultare il prodotto godibile a livello di fruizione alle famiglie (la scena campale finale è un veloce concentrato di azione totale), ma con un fondo di emozionalità narrativa e di fascino quasi nullo; non possiamo certo dire di considerare l'orso ex-alcoolizzato carismatico oppure la Kidman una grande cattiva, come del resto la credibilità della Green in versione streghesca è quasi nulla per come ci viene proposta. Il tentativo di girare stereotipi del fantasy in un frullato con altro in definitiva fallisce, non miseramente ma comunque non ci porta certo ad attendere con particolare ansia il seguito della vicenda, come del resto il valore politico di fondo del film di cui si parlava prima si disperde dopo averlo abbozzato. Bisogna dire che comunque bisognerebbe attendere tutto l'insieme (il secondo e il terzo film) per poter dare un vero giudizio reale, dato che una volta che tutta la trama è stata dipanata potremo dire se i tasselli che alla prima parte hanno un po' deluso poi invece hanno creato un buon quadro completo. Parlando solo di questo capitolo, in definitiva senza cercare valori diversi o vere soddisfazioni, il film può divertire in superficie per la sua colorata visualità ma purtroppo non si converte in nulla di concretamente convincente. Giudizio: Recensione di ALBERTO DI FELICE Non essendo conoscitore dell'opera letteraria di Philip Pullman da cui è tratto il film adattato (con Tom Stoppard) e diretto da Chris Weitz (primo di una trilogia, col secondo capitolo annunciato per il 2009; non si sa ancora chi ne sarà alla guida), non ho tutti gli strumenti per decodificarlo. Anche se sono disposto ad accettare il fatto che questo è tecnicamente solo un primo episodio, lo sono però meno ad accettare il fatto che il film non si sforzi granché non tanto di farmi intuire subito più o meno chiaramente cosa c'è dietro, ma neppure di convincermi con quello che ha a disposizione (che, si intuisce benissimo, non è da buttare) che ci sia qualcosa per cui valga la pena aspettare.Da un punto di vista strettamente narrativo, questo film è ben poco chiaro. Sia perché quello che si vede si tende a farlo scorrere via veloce, dando la chiara impressione di star facendo un riassunto, sia perché appunto i potenziali temi non sono mai messi a fuoco. Il risultato è che se non si conosce già cosa era nella testa di Pullman l'unica cosa che si può capire è la scarna storia, ovvero vedere cosa combina questa ragazzina (Dakota Blue Richards) con la sua bussola d'oro. E anche da questo punto di vista, come dicevo, non c'è molto di cui rimaner soddisfatti, perché la regia di Weitz non sa di preciso che atmosfera d'insieme e che tempi imporre. Più che Le cronache di Narnia, rispetto al quale leggo si pone filosoficamente agli antipodi (un sottofondo anti-clericale che su pellicola mi sembra non lasciare molte tracce), siamo dalle parti di Eragon dell'anno scorso. Soprattutto per la fretta nell'adattamento. Anche se manca quel ridicolo involontario (o volontario, ovvero un Irons disperato di trovarcisi) e se si avverte che il materiale letterario di partenza ha uno spessore diverso. Per questo la delusione è maggiore. Giudizio:
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Titolo originale: The Golden Compass
Avvertenza importante: è il primo capitolo di una trilogia tratta dai romanzi "Queste Oscure Materie" di Philip Pullman, per cui la storia alla fine del film rimane completamente sospesa. La New Line Cinema cerca di rinverdire i fasti della trilogia de Il signore degli anelli con questa ambiziosa trasposizione cinematografica fantasy contaminata, che ha nel cast diverse star di prima grandezza come l'algida e bellissima Nicole Kidman (che interpreta l'ambigua cattiva del film) e il novello 007 Daniel Craig (che invece fa la parte del buono), di Eva Green (Bond girl di Craig e qui bella strega volante con arco) per concludere con la partecipazione del cowboy-style a tutti i costi Sam Elliott (che praticamente riutilizza gli stessi abiti del recente
Non essendo conoscitore dell'opera letteraria di Philip Pullman da cui è tratto il film adattato (con Tom Stoppard) e diretto da Chris Weitz (primo di una trilogia, col secondo capitolo annunciato per il 2009; non si sa ancora chi ne sarà alla guida), non ho tutti gli strumenti per decodificarlo. Anche se sono disposto ad accettare il fatto che questo è tecnicamente solo un primo episodio, lo sono però meno ad accettare il fatto che il film non si sforzi granché non tanto di farmi intuire subito più o meno chiaramente cosa c'è dietro, ma neppure di convincermi con quello che ha a disposizione (che, si intuisce benissimo, non è da buttare) che ci sia qualcosa per cui valga la pena aspettare.







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