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| Lunedì 31 Dicembre 2007 14:21 | |||
Titolo originale: CaramelNazione: Francia Anno: 2007 Genere: Drammatico Durata: 96' Regia: Nadine Labaki Cast: Nadine Labaki, Yasmine Elmasri, Joanna Mkarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Sihame Haddad, Aziza Semaan, Ismaïl Antar Produzione: Les Films des Tournelles, Les Films de Beyrouth, Roissy Films, Sunnyland, Arte France Cinéma Distribuzione: LadyBlu Data di uscita: 21 Dicembre 2007 Trama: Quattro ragazze nella Beirut di oggi gestiscono un salone di bellezza ("Si belle"), con tanta nostalgia per le cose di Francia che adorano, e con una grande varietà di problemi che le toccano ad una a una. C'è una di esse che si scopre lesbica, un altra che vive dei sotterfugi dell'amante sposato, chi ha problemi ad ammettere al fidanzato di non essere più vergine e chi inutilmente fa provini in continuazione per cercare di avere qualche parte nello spettacolo. Tra tutte queste problematiche di vita il negozio va avanti grazie e sopratutto per la sua famosa ceretta al caramello. Recensione di EMANUELE RAUCO Allo spettatore occidentale piace ogni tanto andare a scoprire qualcosa del mondo che non gli appartiene, lati del mondo orientale che non conoscono e li affascinano, ovviamente senza urtare troppo la loro sensibilità primomondista. Ancora di più se di quel mondo si scoprono visioni un po’ distanti dagli stereotipi. È quello che succede con il film di Nadine Labaki, amato e premiato un po’ in tutto il mondo, che racconta amori e amicizie concentrandosi sul lato femminile del mondo arabo e sul confronto tra gli stereotipi musulmani e le vite del lato cristiano del Libano. Nel salone di bellezza “Sì belle”, s’incrociano le storie di Layale, che ha una complicata storia con un uomo sposato, Nisrine, che sta per sposarsi con un ragazzo al quale deve nascondere troppe cose, Rima, che deve fare i conti con la sua attrazione per una cliente dai magnifici capelli e Jamale, che cerca a tutti i costi di vincere un provino malgrado età e aspetto. Al loro fianco una curiosa coppia di anziane coinquiline. Interpretato e scritto dalla regista (donna bellissima, peraltro) assieme a Rodney El Haddad e Jihad Hojeily, il film è una commedia fin troppo almodovariana, che cerca di giocare sui toni del “carino” e del sensuale, provando a raccontare – con occhio carezzevole – cosa significhi essere donna nel Libano moderno. Tutto svolto nel lato cristiano di Beirut, in un quartiere che sembra il meridione nostrano, e chiuso per la maggior parte tra le quattro mura del salone, il film prova a mostrare quasi con coraggio, ma senza mai turbare nessuno (e infatti ha ricevuto un’accoglienza trionfale in patria), la nascosta modernità del medio-oriente, il ritrovato rapporto – in un paese moderato – delle donne col loro lato più squisitamente femminile, provando a mettere in scena alcuni lati tabù del mondo arabo, come la verginità o l’adulterio, senza troppe remore e con un tono ironico e lieve che mette lo spettatore a proprio agio. Labaki, al primo lungometraggio, sceglie la via di una commedia venata di realismo magico e sognante, dove la sensualità prova a scardinare i limiti sociali e dove il gioco corale di donne – in cui lo stereotipo è smussato dall’ironia – racconta di una solidarietà e di una libertà che finora non avevamo ancora visto (significativa e seducente la sequenza della ceretta, a base di caramello e limone, che Layale fa al poliziotto di cui potrebbe invaghirsi); ma dietro la “scorrettezza” e la libertà narrativa si nasconde un fastidioso conformismo di fondo, che alla fine dei conti frena le ambizioni e le voglie ribellistiche dei personaggi (come nel caso di Rose, che rinuncia all’amore di una vita sprecata per badare ad un’anziana malata), che usa la complicità con lo spettatore in modo quasi ruffiano e che riecheggia echi di rinuncia espiatoria che sono il peggio della cultura cristiana. Detto ciò, resta indubitabile il talento di Labaki, sia come sceneggiatrice capace di costruire piccoli e coinvolgenti intrecci, di sbozzare alcuni interessanti personaggi, sia come regista in grado di costruire immagini, atmosfere, sensazioni, di restituire il calore di una speranza e l’amarezza di una delusione. E pure in grado di dirigere un variopinto e – diciamolo francamente – erotico cast di donne che, a loro modo, sono capaci di trasmettere la femminilità che la cultura occidentale spesso nega alle donne arabe e che vede in Labaki e Yasmine Elmasri due prototipi notevoli (menzione al merito però alla vecchia pazza Lili, interpretata da Aziza Seeman). Cinema per tutti, cultura media al suo massimo, sempre un passo prima di diventare massificata, che se non soddisfa del tutto l’intelligenza e la mente dello spettatore sa riempirne gli occhi e, almeno in parte, scaldarne il cuore. Giudizio: Recensione di PIETRO SIGNORELLI
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Titolo originale: Caramel
Allo spettatore occidentale piace ogni tanto andare a scoprire qualcosa del mondo che non gli appartiene, lati del mondo orientale che non conoscono e li affascinano, ovviamente senza urtare troppo la loro sensibilità primomondista. Ancora di più se di quel mondo si scoprono visioni un po’ distanti dagli stereotipi.
Da una regista all'opera prima (che è anche interprete del ruolo di Layale, cioè dell'avvenente mora che si innamora di un uomo sposato) un delicato e delizioso film commedia agrodolce sui problemi di quattro donne totalmente diverse che hanno in comune solo il luogo in cui lavorano, un salone di bellezza. Oltre a Layale abbiamo Nisrine (Yasmine Al Masri), che deve cercare di riparare alla propria verginità persa poco prima del matrimonio (strepitosa la battuta «Se chiama, ditegli che sono dalla sarta»), Rima (Joanna Moukarzel) che scopre di essere attratta dalle donne, per finire con Jamale (Gisèle Aouad), in cerca di lavori televisivi e ossessionata dal fisico che non deve sfiorire come la sua vita privata che ha subito un divorzio. Il tutto con di mezzo il caramello caldo per fare le cerette.









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