CLASSIFICA SETTIMANALE

Incassi al 14/03/2010
1 Alice in Wonderland 3D =
2 Shutter Island
a
3 Mine vaganti new
4 Genitori & figli: Agitare bene prima dell'uso -
5 Alice in Wonderland
-
6 Invictus
-
7 Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il ladro di fulmini
new
8 Avatar 3D
-
9 Appuntamento con l'amore
new
10 Codice: Genesi
-
Archivio incassi settimanali

Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates
Non è mai troppo tardi Stampa E-mail
Lunedì 28 Gennaio 2008 01:00
Non è mai troppo tardiTitolo originale: The Bucket List
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Avventura, Commedia, Drammatico
Durata: 96'
Regia: Rob Reiner
Cast: Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow, Alfonso Freeman, Serena Reeder, Ian Anthony Dale, Christopher Stapleton
Produzione: Storyline Entertainment, Two Ton Films, Zadan/Meron
Distribuzione: Warner Bros
Data di uscita: 25 Gennaio 2008

Trama: Edward e Carter sono due uomini completamente diversi, il primo un ricco industriale farmaceutico, l'altro un riparatore di auto. Un giorno si ritrovano tutti e due nella stessa stanza di ospedale (di proprietà di Edward) in seguito alla triste scoperta di avere ambedue un cancro incurabile. L'amicizia che li lega dovuta a questa esperienza li porta a scrivere una lista di cose più o meno bizzarre e spericolate che dovrebbero fare prima di morire, con il poco tempo che gli rimane. La lista di Bucket è pronta, riusciranno a compiere in tempo tutto quello che si sono preposti di fare?

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Non è mai troppo tardiSulla scia di quanto fatto da altri grandi attori (come Jack Lemmon e Walter Matthau) l'incontro nella terza età di due interpreti luminosi del cinema è sinonimo di grande fascino. Per questa operazione il regista Rob Reiner (ha diretto nel 2005 Kevin Costner e Jennifer Aniston in Vizi di famiglia) si avvale della presenza di due superbig, uno bianco e uno nero: Morgan Freeman (Le ali della libertà) e Jack Nicholson (inutile citare i film che ha fatto, si adatta a qualunque ruolo senza problema anche se noi lo ricordiamo per sempre nei ruoli del folle di Shining e Qualcuno volò sul nido del cuculo). I due mostri sacri si spalleggiano in una commedia amara sulla fine della esistenza, sorta di testamento spirituale di due uomini, totalmente diversi, al tramonto (non voglia mai che sia il loro reale), che una volta scoperta la terribile verità di una vita ormai agli sgoccioli, decidono di fare una sorta di lista con segnate delle cose da fare e spuntare prima che sia troppo tardi : la cosidetta lista di Bucket del titolo originale.
Sfruttando i soldi del ricchissimo Edward (Nicholson), proprietario dell'ospedale dove si incontrano, comincia un giro del mondo che sarà fonte di confronto e ispirazione per riflettere sui momenti che hanno passato prima di incontrarsi.
Dovrebbe essere un film altamente emozionante leggendo la base di storia, ma purtroppo ogni emozione è salvata solo dalla presenza di due attori di calibro che rendono soportabile e valido uno script a dir poco lacunoso di idee (tra l'altro non si può non notare come l'idea sia presa pari pari dalla serie televisiva My Name Is Earl, penna e foglietto con le cose da cancellare per omaggiare il karma, nel serial, compreso) che non si sommovimenta neppure quando dovrebbe eseguire dei salti di carreggiata o delle azioni diverse da quelle della scena prima (cambia lo sfondo ma il succo è sempre lo stesso).
Tutto è scontato fin nei minimi dettagli, partendo dal fatto che Nicholson sia il più esagerato e pazzoide mentre Freeman il calmo e riflessivo, ci si fida troppo del pubblico che adora il solo vederli, e li si cala incolpevoli in una sceneggiatura piena di cose trite (l'assistente fidato e perfetto, la moglie devota con grande famiglia di Carter contro a quella senza nessuno mai presente di Edward) che alla fine rischiano di far cadere nel torpore lo spettatore.
Il cinema non può essere fatto di soli attori, anche se è tremendamente vero che personaggi di statura immensa come questi riempiono lo schermo, lo pregnano della loro arte e coprono pecche che con altri interpreti sarebbero state evidentissime. Ci sono messaggi buonisti a profusione dentro il film, come quello che anche fare cose estreme in paesi lontani non è mai appagante come trovare la felicità vicino e con chi ti sta accanto, sistemato il proprio si può guardare all'oltre, ma alla fine in un contesto tanto povero sembrano tutta aria fritta. I duetti nell'ospedale sono tenerissimi, il concitato momento della cancellazione delle prime cose della lista divertente, ma si è messo un succo da venti minuti in un contenitore da novantasei (tanto dura il film).
È la prima volta che i due attori si incontrano sul grande schermo e duettano insieme, speriamo davvero che non sia l'ultima ma chiederemmo film di valore un attimino più degno della loro caratura, non una storia con qualche sprazzo (bella l'apertura e la chiusura) e tanta presenza.
L'errore che si segnala in maniera maggiore in tutto il comparto descrittivo, che neanche la bravura reciatativa copre, è il fatto che dopo la prima dolorosissima serie di chemio e il terribile verdetto di futura morte, i due si ritrovino sereni e senza troppi problemi (fisici e mentali) a fare una scampagnata lungo il mondo a vedere ed assaporare luoghi affascinanti del pianeta, sopratutto a sfondo e richiamo tombale cinerario (piramidi comprese), tentando addirittura approcci amorosi, scalate improbabili, senza nessun jetlag, nessuna voglia di mostrare che quanto vivono ora ha comunque una presenza reale di sofferenza presente come ci si aspetterebbe (ricordata solo blandamente da un catetere rotto). Alla fine ci si annoia e parecchio, e anche i grandi temi affrontati sono un respiro di vento e non una bufera di emozioni che non ti colpisce al cuore come dovrebbe.
In definitiva un film povero di contenuti e ricco di recitazione, da vedere solo ed unicamente per gli attori impegnati, ricordandoli poi non per questo ma per ben altro.

Giudizio: 1.5


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Non è mai troppo tardiSe Dio decide che vuol darti una mano a trovare la felicità prima che crepi, cosa fai? Non accetti? Morgan Freeman, che sarebbe, è stato e sarà, il Dio nero di Hollywood, introduce la storiella di questo film con la sua solita voce fuori campo. Se qualcuno chiede a Morgan Freeman di sfornare una voce fuori campo, lui cosa fa? Non accetta? Il qualcuno nel caso in questione è Rob Reiner, che con questa pellicola raggiunge il punto più basso della sua carriera, forse irrimediabilmente perduta.
Chiaramente —almeno questo; o anzi per sfortuna— Freeman non interpreta Dio. E non si offre di far trovare la felicità al riccone col cancro. È il riccone col cancro (Jack Nicholson) che decide bene di divertirsi sperperando i suoi soldi e scorrazzandosi col suo jet privato per mezzo mondo in compagnia dell'estraneo che è capitato nella stessa stanza dell'ospedale che possiede. Il concetto comunque è il medesimo, e in mezzo stavolta c'è la malattia. Se c'è l'opportunità di fare un bel film con qualcuno che muore imparando qualcosa dalla vita, cosa si fa? Non si accetta?
Lascia senza parole il fatto che una sceneggiatura tanto ingenua (nel senso che sembra scritta da un bambino di sei anni e mezzo che non ha ancora chiara cognizione di come va il mondo, ma crede ancora nei sogni) possa esser stata abbracciata da questo regista e da questi due attori. Freeman e Nicholson, almeno e comunque, possono essere nel film che vogliono ed è difficile che non tirino fuori l'arsenale d'ordinanza. Più o meno i loro personaggi si riesce quasi a farseli piacere. Ma Reiner non raffazzona da parte sua neanche il minimo sentimento, esprime meno di una puntata qualunque di Settimo cielo.
Ma poi: va bene la sospensione dell'incredulità, ma «accà nisciùn'è fess». Come diamine è possibile che ultrasessantenni che hanno pochi mesi rimasti da vivere, appena usciti da interventi e chemioterapia, possano fare skydiving e corse in velocità neanche si trattasse di quarantenni in ottima forma? Perché il nero deve essere credente, con numerosa famiglia unita, fedelissimo alla ben conservata signora, e il ricco bianco, ateo, pluridivorziato e ovviamente con figlia con la quale non parla da anni? E com'è possibile che la casa della figlia del riccone sia meno sontuosa della casa del semplice meccanico nero con tre figli, ai quali nonostante sia solo un semplice meccanico nero ha potuto e potrà pagare una costosa istruzione universitaria, oltre a non avere nessunissimo problema con l'assicurazione per la terapia sperimentale per il cancro?

Giudizio: 2


Recensione di EMANUELE RAUCO

Non è mai troppo tardiLa morte è molto spesso, per il cinema hollywoodiano un tabù, non perché mostrarla sia problematico – anzi, molto spesso lo spettacolo passa proprio da li – ma perché raccontarla deprime, e mette a confronto con la più atavica delle paure. Per questo fa piacere che Rob Reiner, rodato regista di commedie di successo, cerchi di raccontare l’arrivo della fine e la terza età in modo sereno, avvalendosi per questo di due grandi attori. Però, alla fine dei conti, non tutto torna.
Scritta da Justin Zackham, una commedia drammatica e neo-conservatrice che mescola i toni amari col sorriso, come Reiner ha spesso fatto nella sua carriera, innestando tocchi di realismo nel sorriso americano. Strutturato in una prima parte all’ospedale, e poi seguendo i punti della lista (il titolo originale è The Bucket List), il film racconta un percorso di avvicinamento sereno e ottimistico alla morte, cercando di fare emergere dal momento definitivo della nostra esistenza le caratteristiche migliori della nostra vita, ciò che ci ha reso le persone che siamo; per questo è interessante il modo con cui viene rappresentata la vecchiaia, senza evitare le sgradevolezze e ritraendola come unico possibile momento di bilancio di un’esistenza.
Con un mix di sentimentalismo e vitalità ironica, Reiner cerca di compendiare l’atteggiamento contemporaneo al trapasso, fatti di accettazione e disinvoltura verso la sacralità di vita e corpo; ma poi deve ricondurre tutto per forza alla famiglia, alla morale cattolica, all’importanza dell’individualismo e del sacrificio, risultando paradossalmente un manuale di cultura americana più che un film sul Grande Viaggio, un invito alla conciliazione, più che un inno alla vita. La sceneggiatura parte bene, raccontando in modo sorridente e abbastanza realistico il modo e le cure negli ospedali, poi si perde in un andamento episodico ripetitivo e che sconta una mancanza di idee che vada un po’ più in là dell’ironia senile o del buonismo invadente (senza risparmiarsi colpi bassi); Reiner fa il suo mestiere, che però più che in altre occasioni sembra quello di direttore del traffico e del ritmo, abbondando persino in fondali fasulli e controfigure.
Così tutto il peso del film è sulle spalle del cast, che oltre alle prove rodatissime di Morgan Freeman e di un Jack Nicholson perfetto per un personaggio sfatto e arrogante, può contare anche sulla spiritosa spalla offerta da Sean Hayes (indimenticabile Jack di Will & Grace): un film d’attori, e in seconda battuta di script, perfettamente calato nel cinema medio americano, fatto di grossi nomi e poco altro – storie a parte – ma di cui a essere onesti sa restituire soltanto la superficie, senza andare mai a fondo, e senza mai dare al suo pubblico qualcosa in più di ciò che, sindacalmente, si chiede.

Giudizio: 2
Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
 








AL CINEMA

Mine vaganti
Mine vaganti
 
Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il ladro di fulmini
Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il ladro di fulmini
 
Crazy Heart
Crazy Heart
 
Appuntamento con l'amore
Appuntamento con l'amore
 
Chloe – Tra seduzione e inganno
Chloe – Tra seduzione e inganno
 
Lourdes
Lourdes
 
Avatar
avatar-poster
 
Genitori & figli: Agitare bene prima dell'uso
Genitori & figli: Agitare bene prima dell'uso
 
Codice: Genesi
Codice: Genesi