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Scusa ma ti chiamo amore Stampa E-mail
Martedì 29 Gennaio 2008 11:55
Scusa ma ti chiamo amoreTitolo originale: Scusa ma ti chiamo amore
Nazione: Italia
Anno: 2008
Genere: Romantico
Durata: 105'
Regia: Federico Moccia
Cast: Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Veronika Logan, Luca Angeletti, Ignazio Oliva, Francesco Apolloni, Davide Rossi, Cecilia Dazzi, Luca Ward
Produzione: Cecchi Gori Group Tiger Cinematografica, Medusa Film Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 25 Gennaio 2008

Trama: Alex è un pubblicitario trentasettenne in grave crisi sentimentale per essere stato appena abbandonato dalla compagna Elena. Niki è una studentessa di diciassette anni che vive con allegria la vita insieme alle sue amiche e compagne di scuola, il gruppo delle Onde, formato dalle iniziali dei loro 4 nomi. Un giorno mentre lui si arrovella il cervello in macchina per trovare una idea per la nuova campagna pubblicitaria, lei gli piomba addosso sulla portiera con il motorino. Questo banale incidente stradale unisce le strade di questi due universi tanto distanti, e mentre la bellezza di lei e la sua vitalità stregano Alessandro, incominciano le domande di parenti e amici su un rapporto con venti anni di distanza...

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Scusami ma ti chiamo amoreVerrebbe da chiedersi come mai Federico Moccia abbia deciso di dirigere un film tratto da uno dei suoi libri di grande vendita tra il pubblico delle ragazzine che accorrono in massa a vedere Ho voglia di te oppure andranno a pagare sudati euro di paghetta con questa strampalata e improbabile storia d'amore del tutto platonica e senza nessun vero senso di logica. La risposta alla domanda iniziale che ci viene spontanea è immediata è questa : visto che tanti registi incapaci (vedi Luis Prieto, un grande recensore di quel film disse genialmente «Riprende a seconda di dove è seduto») hanno fatto incasso dirigendo un mio scritto, che problemi ho io a essere presente dietro la mdp visto che tanto comunque sia fatto incasserà lo stesso?
E così il baldanzoso Moccia, che tra l'altro nella vita ha la pretesa di credersi un grande scrittore, confondendo capacità con vera arte, si accolla la terribile responsabilità di trascrivere in immagini tanto suo romanzo (definito imperdibile dal trailer, noi viviamo e dormiamo tranquillamente anche senza) e spruzza immagini catatoniche di deliranti ragazzine (ma quanto è conciata male la società se questo fosse stereotipo fosse vero) nell'incontro con una variegata compagnia di quarantenni del tutto ormonali e pieni di tic (decisamente vede questo mondo davvero pieno di immondizia morale). L'incontro tra Alex, pubblicitario di trentasette anni in difficoltà lavorativa e in crisi sentimentale per essere stato brutalmente lasciato dall'amata, con la bella Niki ,modello di bellezza velina standard dai lunghi capelli, il sorriso stampato, le minigonne perenni e le lunghe belle gambe pronte ad aprirsi senza problemi nonostante la giovine età, è invece un raggio di sole tra il marciume dell'intelletto (mentre il cervello dell'autore sembra privo di questo) presente nelle compagnie.
E così tra frasi importanti di noti scrittori e poeti che vengono sciroppate (in modo tanto banale quasi da odiarle, povere e incolpevoli gemme di saggezza) durante il film, viene messa in onda (la rappresentazione non è cinematografica ma trash televisiva da Italia 1) la sarabanda dei provoloni allupati, dell'uomo maturo zerbino, degli urletti idioti e delle discrepanze di età che fanno solo un dato statistico che non dovrebbe influire per nulla (certo, sopratutto in una storia che promette eterno amore e non una avventura sessuale e via, perdonate ma non posso scrivere scopata, ma loro lo dicono un milione di volte, cosa questa che sarebbe invece stata credibile).
C'è anche il tempo per l'ex fidanzato sosia di Nino D'Angelo, rap supercrash che fa il bum bum car (delle auto si scontrano come sulle giostre), con citazione da Gioventù bruciata con tanto di quadro di James Dean stile Warhol visto in seguito (e accanto c'è anche Eastwood di Per un pugno di dollari).
Moccia ci mette ogni possibile stupidaggine gli passa nella testa: nel minestrone dell'assurdo abbiamo un Raoul Bova decisamente irriconoscibile (era meglio se andava nella sala accanto e si faceva rimangiare da qualche Aliens) che presenta il prototipo dell'emorroideo a caccia delle ultime chance con la gioventù a cui ormai non appartiene più, la Quattrociocche ha una voglia pazza di portarselo a letto (molto più allupata nei baci recitati lei di lui) peccato che debba per manifesta incapacità limitarsi a faccine da Lolita inconsistente (altri tempi e paragoni di impatto vero? a pensare a ste cose vediamo come si è conciati certe volte) neppure minimamente emozionanti, sensuali oppure di credibilità. La banda degli amici di lui una vergognosa carrellata di inutile contorno, con un incontro quattro a quattro a dir poco da incubo. Abbiamo anche una limousine di lusso noleggiata chissà come da una delle ragazze, che offre viaggi e premi a tutti, l'isolamento spirituale su un faro, e, udite udite, la vicenda tragica con una delle Onde (non vi diremo chi ma vorremmo davvero farlo solo per dispetto all'autore che ce ne ha fatte troppe) che subisce un coma all'acqua di rose curato con le tre amiche che cantano e portano l'album dei ricordi per svegliarla. Un autentico letamaio narrativo che puzza tremendamente di assurdo, vergognoso, inconsistente e che oltretutto dura anche troppo e non ci lascia tanto presto.
L'unica cosa che si salva è la voce narrante, la stupenda e calda vocalizzazione di Luca Ward (doppiatore di Samuel L. Jackson e che appare nel film come un investigatore privato esistenziale, c'è pure questo dentro, ma è l'unica parte credibile). Moccia potrebbe difendersi dicendo che ha voluto dare un affresco narrativo sull'amore diverso visto in tante prospettive, ma neppure questo è possibile, in quanto non si possono dare messaggi pericolosi per le ragazzine dodici tredicenni (e lui sa che quello è il suo pubblico) sul grande bello uomo maturo a cui affidare sogni in maniera tanto diretta e con la speranza che siano duraturi, non si possono presentare aspetti di vita che non hanno confini quando non sono parte di un incontro sporadico ma un cammino insieme (che va conteggiato come lavoro, realizzazione ed impegno) dando solo e sempre cioccolatini o caramelle tutti uguali, vergognose panacee di una concezione della società filotelevisiva che ci vuol far sognare ad occhi aperti con il botox di bellezza da cartolina  invece che con il desiderio vero, la reale consistenza umana e il sapore della logica emozionale. Alla fine non ci consoliamo neppure con qualche bel nudo dopo tante promesse di carne fresca, non troviamo apporto spirituale in una esperienza tecnicamente devastante (riprese a dir poco da galera, e la scena hot di sesso dei venti anni diversi forse la cosa più vuota e moscia di ogni tempo e che doveva essere invece un clou), ci sorbiamo frasi fatte a ripetizione in figuranti increduli di intascare soldi con così poco sforzo.
In definitiva il film contrario di Cardiofitness (lei ventisettenne, lui sedicenne) è una autentica scemenza, privo di qualunque valore morale/etico e fatto solo per cavalcare l'idea che possa essere pieno di fascino sognare sempre e comunque oltre i propri limiti di età, che giusto o sbagliato che sia non solo ci sono ma devono esserci per non confondere i ritmi delle età e dei loro graduali traguardi.
Odiate e diffidate di coloro che vi offriranno un biglietto omaggio di questo film, vi vogliono solo del male.
Vi diciamo il finale sperando che possa esservi d'aiuto per non andare a vederlo... Dovremmo, ma eticamente non possiamo farlo, l'ultima cosa che vogliamo è metterci alla pari di Moccia, colpendo vigliaccamente per salvare qualcuno che forse non vuol neppure essere salvato, visto che il film parla da solo appena si presenta in cartellone.

Giudizio: 1
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