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| Il mattino ha l'oro in bocca |
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| Venerdì 07 Marzo 2008 01:55 | |||
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Trama: La storia di Marco Baldini, a cavallo tra gli anni '80 e '90, fiorentino emigrato a Milano per fare il commentatore a Radio Deejay, dove tra alterne fortune trova il successo nel lavoro. Purtroppo Baldini ha un terribile vizio, quello del gioco e delle scommesse, in particolare quelle legate alle corse dei cavalli. Paradossalmente il successo in radio gli arride tanto quanto aumentano i debiti, costringendolo ad affidarsi agli usurai. Riuscirà ad uscire da questo circolo vizioso senza ricadere nelle ire di chi pretende il pagamento di lucrosi interessi? Recensione di PIETRO SIGNORELLI Seconda regia per Francesco Patierno (dopo Pater familias del 2003), che dal romanzo autobiografico di Marco Baldini estrae un film sulla insicurezza delle persone nel sapersi gestire nei momenti migliori, di disaffrancarsi dalla loro vita d'azzardi per riprendere coraggio e dignità. Omaggio de La stangata (e citata nella pellicola, la frase scritta fino all'ossessione da Jack Nicholson in Shining, almeno per come è messa nella edizione italiana del film di Kubrick, non c'entra nulla, il titolo allude al fatto che Baldini ha guadagnato un sacco di soldi facendo il commentatore radiofonico alle 7 del mattino), racconta la vita di un ragazzo fiorentino di belle speranze come Marco (Elio Germano, buon caratterista dopo la prova al fianco di Scamarcio con Mio fratello è figlio unico) che fa le prime prove in una radio locale Toscana, per poi essere notato ed emigrare a Milano alla corte di Radio Deejay, ad alta diffusione nazionale, dove viene apprezzato, lautamente pagato e può rimpinzare il portafogli... di usurai ed allibratori. Infatti Baldini ha un terribile vizio compulsivo per il gioco, per le corse di cavalli e il poker, che lo porta praticamente alla rovina. Dovrà chiedere aiuto a chiunque per cercare di uscirne (con scarsi risultati) mentre paradossalmente il suo successo cresce tanto quanto la sua disperazione.Chi si avvicina a questo film cercando uno spaccato musicale del periodo (fine anni '80, inizi '90) resterà ampiamente deluso, tutto è concentrato sulla storia dell'uomo disperso e corroso, che ha in se però una sorta di dono per parlare stupendamente in un microfono. Ci sono ovviamente delle note del periodo, però non è minimamente esplorato nulla, non ci sono aneddoti di giudizio detti da qualche figurante, delle perspicaci elaborazioni musicali. Il personaggio Baldini il suo lavoro lo propone solo per mostrare come riesce ad essere convincente parlando nel microfono "on air", non con la musica ma con le battute, e con le buone presentazioni di situazione da discutere. Passano quasi inosservate le presenze femminili di Martina Stella (la fidanzata insofferente e lamentona) e della mocciana Laura Chiatti (l'impiegata comprensiva dell'ufficio delle corse dei cavalli che vuole toglierlo dai guai), tanto quanto ci si concentra su Germano, che arriva anche a fare la voce fuori campo per precisare meglio alcuni concetti e situazioni. Come si può capire non certo un lavoro originalissimo, dove le difficoltà filmica sono legate all'evitare bloopers temporali (e uno c'è evidente, un francobollo di posta prioritaria inquadrato proprio in primo piano) come macchine con targhe europee e altro di simile (si rivedono le care vecchie lire, i telefoni bianchi e le cabine telefoniche). In questo senso il lavoro è sufficente, ci si immedesima abbastanza bene nell'età di quasi venti anni fa circa, e il nome di radio Deejay per i trenta/quarantenni è evocativo, però la mancata introspezione oltre la vicenda base, alcune forzature di racconto poco convincenti (l'incontro con la Chiatti per esempio) e dei personaggi macchietta non proprio riuscitissimi (come il compagno di trasmissione grezzo Rosario, detto per l'appunto l'animale) rendono il tutto abbastanza vacuo e con poche prospettive di angolazione di racconto. Tra l'altro viene citata una fobia davvero assurda, quella di non riuscire a dormire con in camera qualcuno, per cui Baldini non può stare coricato nelle braccia di Morfeo con fidanzate o mogli. La situazione dopo un po' diviene monotona e ripetitiva, il giro di cose sempre più stretto (guadagno, perdo il doppio, guadagno e perdo il triplo) e lo spettatore incomincia ad annoiarsi in attesa di collegare l'inizio con il finale (tutto è visto come un lunghissimo flah-back), perdendo in un certo senso anche la eventuale voglia di attendere la mossa risolutiva per uscire dal gorgo degli affari d'azzardo. Mancando l'introspezione e i retroscena del periodo legando storia singolo con aspetti di crescita esterni, il lavoro risulta certamente scorrevole per la sua blanda trma non tortuosa, ma davvero vuoto di particolare interesse, tenendo conto che, senza offendere Baldini, non si sta parlando di un personaggio enigmatico o carismatico, ma di un uomo qualunque dalla doppia vita non certo con aspetti esaltanti o affascinanti da raccontare, per cui lo spettatore non ha veri appigli a cui affezionarsi. Tra i personaggi di contorno troviamo Donato Placido (facile confonderlo con Michele, i tratti sono praticamente identici), Dario Vergassola (il Big Boss della radio) e Gianmarco Tognazzi. In definitiva un film di per se abbastanza scialbo e inutile, pochissimo profondo e troppo lineare, privo di originalità, con delle recitazioni men che mediocri (escludendo il protagonista sufficiente), teso totalmente a riportare una biografia personale che non eravamo certo in pena di attendere, e dove i momenti di disperazione sono quasi allegramente superati da un entrata nella esazione delle scommesse ippiche, con il messaggio che non si impara mai dai propri errori. Giudizio:
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Titolo originale: Il mattino ha l'oro in bocca
Seconda regia per Francesco Patierno (dopo Pater familias del 2003), che dal romanzo autobiografico di Marco Baldini estrae un film sulla insicurezza delle persone nel sapersi gestire nei momenti migliori, di disaffrancarsi dalla loro vita d'azzardi per riprendere coraggio e dignità. Omaggio de La stangata (e citata nella pellicola, la frase scritta fino all'ossessione da Jack Nicholson in Shining, almeno per come è messa nella edizione italiana del film di Kubrick, non c'entra nulla, il titolo allude al fatto che Baldini ha guadagnato un sacco di soldi facendo il commentatore radiofonico alle 7 del mattino), racconta la vita di un ragazzo fiorentino di belle speranze come Marco (Elio Germano, buon caratterista dopo la prova al fianco di Scamarcio con Mio fratello è figlio unico) che fa le prime prove in una radio locale Toscana, per poi essere notato ed emigrare a Milano alla corte di Radio Deejay, ad alta diffusione nazionale, dove viene apprezzato, lautamente pagato e può rimpinzare il portafogli... di usurai ed allibratori. Infatti Baldini ha un terribile vizio compulsivo per il gioco, per le corse di cavalli e il poker, che lo porta praticamente alla rovina. Dovrà chiedere aiuto a chiunque per cercare di uscirne (con scarsi risultati) mentre paradossalmente il suo successo cresce tanto quanto la sua disperazione.








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