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27 volte in bianco Stampa E-mail
Sabato 22 Marzo 2008 12:03
27 volte in bianco / LocandinaTitolo originale:      27 Dresses
Nazione:      U.S.A.
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Romantico
Durata:      107'
Regia:      Anne Fletcher
Cast:      Katherine Heigl, James Marsden, Malin Akerman, Edward Burns, Judy Greer, Melora Hardin, Krysten Ritter, Alexa Havins, Maulik Pancholy, Chuck Slavin
Produzione:      Fox 2000 Pictures, Spyglass Entertainment
Distribuzione:      20th Century Fox
Data di uscita:      21 Marzo 2008

Trama: Jane è una ragazza dolce e altruista che adora organizzare i matrimoni delle amiche e fare loro da prima damigella d'onore, senza ricevere compensi in denaro ma solo per la gioia di vedere le altre dire il fatidico "Sì". Ma dopo 27 volte lei stessa sente il bisogno di compiere il grande passo, cercando il modo di dichiararsi al suo capo che ama in gran segreto. Ma proprio mentre sta per farlo, irrompe la prorompente sorella Tess con il suo carico di sensualità che le mette i bastoni tra le ruote.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

27 volte in biancoQuesto 27 volte in bianco (il tipo di colore nel titolo lo hanno aggiunto i poco fantasiosi distributori italiani dato che volevano giocare anche con il discorso di "andare in bianco"), narra le vicende corrette e delicate di Jane (Katherine Heigl, che ha appena recitato in Molto incinta, ma è più famosa per Grey's Anatomy) che vive di matrimoni degli altri organizzandoli alla perfezione (non per lavoro ma solo per diletto), il cui unico vero premio è quello di poter tenere il vestito da damigella d'onore della cerimonia, che essendo a tema vario ogni volta cambia. In mezzo alle battute sempre uguali delle spose («Lo puoi accorciare e tenerlo come vestito per tutti i giorni»), lei si accorge che in fondo è il momento di conquistare il suo capo, amato in segreto (Edward Burns, qui sottoutilizzato ma è stato interprete al fianco di grandi come Hoffman e De Niro), peccato che il ritorno della bella e sensuale sorella Tess (Malin Akerman, recentemente vista come odiosa compagna di Ben Stiller ne Lo spaccacuori) rovini ogni cosa. Ma come ogni buona commedia che si rispetti c'è sempre il dolce (e guarda caso bello) canotto di salvataggio, configurato in una persona che prima ignori e poi apprezzi man mano che le cose vanno sempre più male (in questo caso è James Marsden, il principe vanesio di Come d'incanto ma famosissimo per aver partecipato a una serie interminabile di telefilm).
Come si può intuire dalla trama, siamo di fronte a una delle tante solite commedie senza pretese e senza vere novità vuole condurci a passare del tempo in tranquillità magari toccando le corde emotive dei cuori più teneri, cavalcando l'onda della moda di inserire trame che circolano intorno a vestiti curiosi e sofisticati e con in mezzo i giornali che pubblicano poste del cuore o gossip matrimoniale (ogni riferimento a Sex and the City è puramente voluto). Diversamente dagli altri film di genere (come potrebbe essere il contemporaneo Tutti i numeri del sesso) questo è correttissimo (fin troppo), non usa minimamente l'elemento corpo femminile in visione (tranne un castissimo corpetto/lingerie della Akerman), non accenna se non brevemente neppure con la parola all'elemento "letto" (tranne in brevi isolate frasi dell'amica del cuore, ovviamente immancabile, interpretata da Judy Greer) e tutto vuole essere solo un elogio del vero amore, della sincerità da non tradire mai con il compagno/a, di essere felici per la felicità degli altri, essendo sempre e solo se stessi. Tutto si incanala blandamente tra situazioni ormai abusate (il barcone galleggiante con le luci alla sera, il padre/vedovo buono e comprensivo, la sfilata dei vestiti per rinnegarli oppure amarli di nuovo) ma la correttezza di fondo lo rende piacevole e scorrevole, anche se il messaggio che la vendetta, fredda o calda, è sempre un piatto amaro, rischia di farlo diventare da frizzante a patetico.
La regista Anne Fletcher (attrice di film per famiglie e che ha diretto Step Up) e la sceneggiatrice de Il diavolo veste Prada (Aline Brosh Mckenna) rimangono concentrate tutto il tempo a far indolenzire le mascelle della protagonista per i continui sorrisi di scena, anche gli elementi di disturbo, come la sorella, sono comunque visti con occhio simpatico e mai come dei veri cattivi di sentimento davvero aspro ma solo delle naturali evoluzioni del loro carattere che non sa essere davvero genuino e altruista. Ovviamente c'è anche più di una lezione da imparare confrontandosi con al tenera Jane, se la impareranno la saprete a visione eseguita.
In definitiva una commedia leggera debitoria di tante altre situazioni già viste, decisamente scontata negli esiti e prospettive, con il merito di non cadere mai nella tentazione di perdere il contorno di stile e glamour, che presenta personaggi belli e mai veramente irriverenti, vestiti eccentrici e colorati. Da non perdere solo per i fan della protagonista e a coloro che vogliono cullarsi a tutit i costi in emozioni forse davvero ingrate da far aderire alla possibile realtà, sapendo con i piedi per terra che certe cose avvengono solo al cinema (ma purtroppo il vero problema è che sono state già fatte e viste). Il divertimento leggero da accantonare subito dopo la visione per tutti gli altri è comunque assicurato, facendoci venire voglia tutti di diventare taxisti per assistere a rocamboleschi cambi d'abito.
Menzione d'onore per i titoli di coda, davvero geniali.

Giudizio: 1.5


Recensione di ALBERTO DI FELICE

27 volte in biancoIl film di Anne Fletcher è l'ultimo —e forse il definitivo, nel senso che non fa mai male sperare che non ne vedremo più— campionario di commedia romantica standardizzata. Uno per uno, ogni suo elemento costitutivo proviene da mille altri personaggi e situazioni sperimentati col sudore della fronte dagli studios nel corso di decenni. Guarda caso, nel film c'è il principe azzurro James Marsden, che pochi mesi fa è stato il Principe Azzurro di Come d'incanto, una fiaba che stava quasi rischiando di sovvertire l'«E vissero tutti felici e contenti». Finiva poi per non sovvertire nulla, perché la verità universale che ogni donna è una principessa in attesa di matrimonio non può non esser ribadita.
La stessa cosa succede in 27 volte in bianco, con la differenza non da poco del fatto che quest'ultimo non si avvicina neanche un po' a sovvertire alcunché. Presa superficialmente in giro la bizzarria consumistica dell'industria delle nozze (in onore della quale l'eroina del caso è la consumatrice perfetta —perché si sa che i single, specie se in carriera, consumano di più), il film ci presenta il percorso di crescita accelerata di Jane (Katherine Heigl) verso la vera indipendenza: smettere di preparare i matrimoni altrui sognando in segreto il riccone suo capo (Edward Burns) e sistemarsi con un più modesto giornalista (Marsden).
L'antidiluviano script, di Aline Brosh McKenna, è tutto basato sull'allineamento dei già citati personaggi e situazioni nell'ordine e con gli sviluppi più intuibili. Manca non solo l'estro prettamente comico che non guasta mai (per far finire a letto i due che si odiano sarà necessario, ad esempio, farli giungere in un pub a cantare ubriachi), ma soprattutto un punto di vista fresco sulla materia, per infilato fra le crepe che sia. Siamo ancora fermi alla storia precotta della piccola principessa, un po' sfigatella (ricordiamoci che c'è la sospensione di credulità), che trova la felicità.
La cosa è tanto più frustrante se si pensa che la precedente sceneggiatura della McKenna era quella de Il diavolo veste Prada, un altro film che con le convenzioni da commedia andava a nozze —anche se senza matrimoni: anzi con uno, quello del diavolo, che finiva (il matrimonio col marito, perché quello con la sua rivista veniva cinicamente salvato). Ma lì le cose erano molto diverse: lo sguardo sul consumismo da cui il brutto anatroccolo veniva conquistato era beffardo, i dialoghi avevano un giusto pizzico di perversione, la regia di Frankel aveva molto più smalto, il parterre dei secondari era gustoso e lussuoso. Sembra che senza il libro di Lauren Weisberger, in 27 volte in bianco alla McKenna sia rimasta solo la parte ben meno interessante del fidanzato piagnone.

Giudizio: 1.5
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