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Non pensarci Stampa E-mail
Martedì 08 Aprile 2008 01:55
Non pensarci / LocandinaTitolo originale:      Non pensarci
Nazione:      Italia
Anno:      2007
Genere:      Commedia
Durata:      105'
Regia:      Gianni Zanasi
Cast:      Valerio Mastandrea, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston
Produzione:      Pupkin Production, ITC Movie
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:  4 Aprile 2008

Trama: Un chitarrista rock decide di tornare in famiglia dopo quattro anni di assenza, sia perchè il suo disco non decolla e poi per il fatto di aver trovato la fidanzata nelle braccia di un altro uomo. Quando arriva dai suoi parenti a Rimini trova delle sorprese decisamente poco confortanti, con l'azienda di famiglia mal gestita dal fratello e i genitori all'oscuro di tutto, in più la sorella ha abbandonato l'università per dedicarsi ai delfini di un parco dei divertimenti. Inaspettatamente Stefano prende in mano come può le cose cercando di risolvere almeno i parte i guai finanziari, ma le troppe incomprensioni rischiano di rendere inutili i suoi sforzi.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Non pensarciValerio Mastandrea (al cinema in questi giorni anche con il film di Virzì sul precariato Tutta la vita davanti) è uno degli attori italiani più interessanti del momento, e si cimenta in questo film che parla dei sogni disillusi di un musicista rock, Stefano, passato dal pianoforte alla chitarra, che torna in famiglia per mancanza di possibilità di proseguire il suo sogno musicale e per aver scoperto il tradimento della fidanzata con un altro musicista, avvenuto apparentemente senza nessun vero motivo. Quando torna in famiglia, il quadro complessivo è a dir poco sconfortante, il fratello Alberto (Giuseppe Battiston, prolifico attore nostrano interprete anche de La bestia nel cuore con la Mezzogiorno) che sta divorziando è in pieno esaurimento nervoso, la sorella Michela (Anita Caprioli) si dedica ai delfini e interrompe gli studi, il padre infartuato vive giocando a golf mentre la madre si dedica all'ascetismo. A cercare di salvare l'azienda dei nardini, che produce frutta sciroppata, sarà proprio lui, la pecora nera e dimenticata, l'unico che cercherà in ogni modo di salvare il salvabile.
Gianni Zanasi (dal '99 non dirigeva un film) vira l'etichetta di pellicola musicale a cui si potrebbe pensare vedendo il cartellone, e gira il tutto come uno spaccato di gruppo in crisi dove il figliol prodigo inaspettatamente tornato scopre gli altarini nascosti, tralasciando completamente l'attività musicale come centro dell'attenzione per dedicarsi solo alle complicate vicissitudini del momento familiare. L'intervento di Stefano, che arriva sul tran tran (termine che in famiglia sembrano non conoscere, come dicono nel discorso a tavola tanto le loro vite segrete sono movimentate) di facciata della vita dei Nardini, è all'inizio maldestro tanto quanto i suoi (pochi) fan musicali invasati che non prendono il suo collega che si butta nella platea antistante, rompe la zampa a un cagnolino per errore di foga e porta i nipotini a comportamenti un po' fuori dall'ordinario, ma poi la sua irruenza si lima e si stempera e sembra che solo lui possa salvare l'azienda di famiglia dal tracollo, parla con ricchi politici dal viso pulito ma del tutto inutili (Paolo Briguglia) tesi solo a far splendere la casa di opere e musica come i vecchi feudatari (critica velata e nascosta al mondo reale della politica), e sindacalisti che sono interessati a salvare gli stipendi dei dipendenti. In mezzo il padre che non sa nulla è investito come un ciclone dalle velleità di Stefano, e sembra paradossalemente che tutti gli sforzi che compie diano più fastidi che certezze, quasi che si stesse meglio prima quando lui era lontano a Roma e con la sua chitarra cullava sogni irrealizzabili.
Di fatto il fratello esaurito si perde in sogni folli con una improbabile squillo di alto borgo piena di buoni sentimenti (la splendida Caterina Murino, ex Bond girl nell'ultimo Casino Royale), e sembra fregarsene di tutto, il padre perde la sua vacua tranquillità, la madre si sente in obbligo di confidare difficili segreti, per la sorella è un guastafeste che la distoglie dai delfini e le dice di dedicarsi anche a qualcosa di meno nobile ma più sicuro economicamente di cui lei proprio non vuole farsi parte, e alla fine in un discorso da bar è presente a un apparentemente futile consiglio ad un aspirante suicida (che si veste sempre come Keanu Reeves in Matrix). Il bello di tutto questo è che a Stefano queste cose erano estranee, lontane, e l'immagine finale come il prefinale, riconducono al fatto che in fondo gli interventi anche se volonterosi in una situazione oramai irrecuperabile sono quasi fastidiosi, per cui meglio affidarsi a braccia aperte a un volo libero senza certezze ma almeno spensierato, privo di pensieri troppo pesanti che provocano soltanto un accumulo di stress, come andrà andrà.
La commedia tragica è scorrevole e piacevole, ha delle iconografie di buon livello (la migliore è quella del contavelocità del bar, dove si sprona a superare i limti) e usa la colonna sonora in maniera adeguata, senza canzoni pedanti o riempitive, e il tutto fa passare quasi due ore di valido intrattenimento decisamente gustoso, senza essere mai volgare o sboccato, senza nudi gratuiti e mostrandoci come a volte la famiglia ormai consolidata abbia eretto un fortino sulle sue vite ormai regolate dai tempi sempre uguali senza bisogno che arrivi qualcuno ad interrompere sogni placidi. Alla fine altro che salvare aziende e il nome di famiglia (di fatto si cita la Toschi, azienda che produce frutta sciroppata) per dignità, ci sono scappatoie più comode senza nessuno che ci dica verità giuste ma scomode («Michela è lesbica!»).
In definitiva una piacevole e amara commedia sui sogni irrealizzati, recitata e realizzata con garbo, con delle morali non fastidiose e messe a casaccio, spuntata inaspettatamente da dove non te l'aspetti, da preferire senza indugio a commedie molto più vacue in programmazione in queste settimane.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2
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