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Interview Stampa E-mail
Mercoledì 16 Aprile 2008 01:55
InterviewTitolo originale:      Interview
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Drammatico
Durata:      84'
Regia:      Steve Buscemi
Cast:      Steve Buscemi, Sienna Miller, Tara Elders, Molly Griffith, Michael Buscemi,James Villemaire, Robert Hines, Jackson Loo, Philippe Vonlanthen
Produzione:      Column Productions, Ironworks Productions
Distribuzione:      Fandango
Data di uscita:      11 Aprile 2008

Trama: Un reporter e giornalista politico la cui carriera è in crisi viene incaricato di intervistare una celebre modella e attrice di horror di serie B e soap opera a New York, proprio mentre a Washington le cose si fanno interessanti. Ma lei non è quella che lui crede sia.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

InterviewNon è facile stabilire quanto questo film sia effettivamente di Steve Buscemi, e quanto un progetto ricalcato su uno stampo ben preciso. Metodo e realizzatori sono di fatti mutuati in toto dall'opera di Theo van Gogh, che io purtroppo non conosco se non di fama, ed è più che lecito supporre—anche leggendo le interviste rilasciate da Buscemi, che ne parla come di una puntata de I Soprano—che il direttore della fotografia Thomas Kist e l'aiuto regista Doesjka van Hoogdalem siano più padroni del film di quanto non lo sia il regista stesso. Probabilmente avremo le idee più chiare confrontandolo—oltre che con l'originale—con i prossimi due remake compresi nel progetto “Triple Theo”, Blind Date e 06, che vedranno all'opera Stanley Tucci e John Turturro.
Pur tuttavia il lavoro di Buscemi come attore (che adatta anche la sceneggiatura originale di Theodor Holman con David Schechter) e la contemporanea direzione-duetto con la bella Sienna Miller—che nell'occasione, a riprova, è anche brava—danno significative pennellate al film. Si tratta infatti di un pezzo a due, nel quale la delineazione delle parti di personaggio da mostrare e nascondere all'altro serve un discorso abbastanza articolato.
Creando due personaggi interessanti anche e forse soprattutto per tramite delle performance attoriali, in buona sostanza si trova l'ideale congiunzione col metodo ereditato (tre videocamere che riprendono simultaneamente la scena, due delle quali fisse sui singoli attori), che di suo è pronto a spezzare la staticità teatrale dello spazio (quello dove si svolge il corpus del film, il loft della favorita dei rotocalchi Katya) come riflesso di questo meccanismo di vedo/non vedo.
Confacentemente a certo cinismo nordico, la pellicola adotta implicitamente uno schema ad atti, nel quale l'influenza ibseniana non è mai lontana. Attraverso la progressione del rapporto fra Pierre e Katya si rinnova così quello smascheramento dei "pilastri della società" che ha nella donna il perno centrale di riflessione, in un gioco di falsi miraggi, scandali (ma senza scalpore nella scrittura o sensazionalismi visivi) e ricatti, dal quale l'uomo esce infine alquanto malconcio.
Si può probabilmente assumere che l'ambientazione newyorkese giovi in una qualche misura rispetto a quella originale, per la più immediata e influente eco politica—per quanto sempre generica—che può porre in rilievo. Si agisce però soprattutto sui caratteri, nei quali svariate questioni trovano espressione, descrivendo in modo acre le due diverse psicologie a lavoro, e rimanendo soprattutto nell'ambito di un dramma più o meno crudelmente claustrofobico e minimalista.

Giudizio: 2.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

InterviewNon è la prima regia di Steve Buscemi, attore e regista dall'aspetto trasandato, ma la quarta (precedenti: Mosche da bar, Animal Factory e Lonesome Jim), che omaggia il lavoro del regista olandese Theo Van Gogh assassinato nel 2004 (la pellicola ha una dedica per lui alla fine). Un lavoro camerale di fino questo Interview, dove l'intervista del titolo riguarda un giornalista di politica e cronaca, Pierre Peders (Buscemi), in evidente declino morale e lavorativo alle prese con una attrice in auge della tv, bionda e carina, Katya (interpretata da Sienna Miller).
Dopo un primo incontro non proprio amichevole tra i due, giornalista ed attrice hanno un vis-à-vis successivo nell'elegante e grandissimo loft di lei. Katya è una tabagista all'ultimo stadio, consuma nervosamente sigarette in continuazione e ha un avviso telefonico che abbaia in continuazione, con fidanzati e misteriosi personaggi che la chiamano interrompendo ogni momento il flusso delle parole dure e violente che scorrono insieme agli sguardi. Il dialogo dopo la riconciliazione che segue gli insulti che si sono consumati tra i due nel ristorante, parte prima con una sorta di medicazione delle offese (iconizzata dalle cure di Katya sulla fronte di Peders) per poi riprendere intensa e tagliente lungo il perimetro dell'appartamento. I due si studiano, si incontrano fisicamente (in maniera breve) e si leggono, ognuno cerca di spremere all'altro qualcosa con un perverso ed intenso gioco di sguardi.
Questi sono film che sembrano fatti di nulla e che si reggono sulla bravura degli attori, ma invece riuscire a tenere tutto il tempo sulle spine senza annoiare e senza introdurre altri elementi fisici che i due protagonisti è anche sinonimo di un grande intenso lavoro registico che deve inquadrare al meglio le espressioni e marcare le parole abbinate alle reazioni. Buscemi non è nuovo a grandi intepretazioni con le sue espressioni disilluse e i suoi occhioni spalancati appena sente qualche notizia interessante o sorprendente, da coniugare con un sarcasmo tagliente. Sienna Miller (reduce dalla buona prova di Factory Girl) è sorprendente, ha un linguaggio del corpo che la sua bellezza rende flessuoso ed affascinate e affronta temi pesanti (come quello della difficoltà di essere star senza lasciarsi andare ai vizi, cosa che lei non evita assolutamente dedicandosi pesantemente a droghe, fumo ed alcool) con la stessa disinvoltura che parla, con un discorso feticistico che sarebbe piaciuto a Q. Tarantino, di calze a rete e tacchi a spillo («La donna sembra imprigionata ed è per questo che l'uomo ne è attratto»). Una interpretazione di primo piano senza sbavature, che regge il gioco di chi frega chi, portando verso picchi inconsueti la soddisfazione finale dello spettatore. I due protagonisti (unici) della scena, non sono assolutamente simpatici, uno troppo teso all'obbiettivo (quale lo vedrete) senza mai essere conciliante con chiarezza, l'altra sicura della sua bellezza e delle sue interpretazioni televisive che Peter deride a bocca larga. Questo rende ancora più bello ed interessante il film, un apologo di come la televisione e il successo consumino gli animi di chi ora lo cavalca e di come possa far affondare senza ritegno coloro che ormai sono sul viale del tramonto.
Si sente il sapore della menzogna ma non si coglie appieno il suo gusto facendo evitare di scoprirla subito, un grandissimo pregio, si incrociano destini che vorrebbero a tutti i costi una soluzione a loro conveniente ma che si devono scontrare con la furbizia dell'altro che non abbassa la guardia scoprendosi. Un gioco di fioretto da applausi, che un autore/attore indipendente giostra con malizia lavorando su una attrice che non ha problemi ad essere fatale, ingannevole e apparentemente alla deriva per via degli abusi di prodotti ad alto tasso di dipendenza.
In definitiva un buonissimo lavoro camerale giocato sui controcampi in maniera perfetta, che scava senza pietà privo della minima azione eclatante se non quella verbale, che regala intensità a piene mani in un'ottica di scavo psicologico priva di fronzoli. Alla fine liberarsi dei pesi e delle emozioni è importante, attenzione a con chi lo fai. Da recuperare senza problemi e l'edizione prossima futura in home video non lo penalizzerà per nulla. Segno evidente di cinema interessante anche se privo di orpelli, e anzi per questo ancor più degno di merito.

Giudizio: 2.5

Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 2.5
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