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| Lunedì 05 Maggio 2008 01:55 | |||
Titolo originale: Iron ManNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Azione, Fantastico Durata: 126' Regia: Jon Favreau Cast: Robert Downey Jr., Terrence Howard, Jeff Bridges, Gwyneth Paltrow, Leslie Bibb, Shaun Toub, Faran Tahir Produzione: Goldman & Associates, Marvel Enterprises Distribuzione: UIP Data di uscita: 1 Maggio 2008 Trama: Anthony Stark è un miliardario con una particolare predisposizione e illuminazione personale verso l'assemblaggio di fenomenali congegni elettronici, che ha costruito la sua fortuna economica sulla compravendita delle armi di cui si occupa l'azienda di famiglia. Privo di scrupoli e senza particolare sensibilità, si dedica alle feste e alle donne, lasciando il compito di amministrare la società a un consigliere mentore che era amico del padre defunto. Ma un giorno, mentre è in Afghanistan per la dimostrazione dell'efficacia del nuovo missile da lui progettato, Jericho, viene rapito da dei guerriglieri con bellicose intenzioni. Scampato all'esperienza torna alla vita civile con una nuova maturità e scopre cose davvero inaspettate, ma per fare giustizia deve dotarsi di una variopinta armatura tecnologica: sta per arrivare Iron Man! Recensione di ALBERTO DI FELICE Il fumettone computeristico anni '90/2000 incontra la commedia
sofisticata anni '30, ovvero Joel Schumacher incontra Frank Capra e ci
gioca a braccio di ferro. Il film sta per finire dopo lo scontro
finale: l'eroe giace provato e inconscio a terra, forse non ce la farà
(ma chiaramente ce la farà: è l'eroe), la camera stringe sul dettaglio
del magnete che gli dà la vita e i "poteri", dissolvenza in nero.
Assolvenza: una televisione ed un notiziario narrano gli eventi della
sera prima, e nel frattempo la camera indietreggia rivelando sulla
sinistra l'industriale genio Tony Stark (Robert Downey Jr.) che legge
soddisfatto ed avido (come un Howard Hughes ancora abbastanza sano e
brillante cui manca solo un sigaro in mezzo ai denti) il Chronicle che
l'ha appena battezzato "Iron Man", mentre la fedele ed avvenente
segretaria Pepper Potts (Gwyneth Paltrow) lo imbelletta per la
conferenza stampa.Qui Stark si alza, si infila la giacca e ricomincia a flirtare. In un momento romantico i due si erano quasi baciati, e per flirtare lui tenta di ricordarle esattamente quel momento al gala, prima di realizzare e ricordarsi lui, grazie all'acidulamente nonchalant aiuto della femme, di averla abbandonata proprio sul più bello. Sarebbe anche il caso si ricordasse che, va bene, lui ha l'armatura e si è battuto col cattivo; ma se non ci fosse stata la segretaria a macchinare ai piani bassi (e a buttargli la spazzatura, occasionalmente), non sarebbe arrivato molto lontano. Invece eccolo smagliante dirigersi alla conferenza e, dopo uno stentato incipit, confessare inconsulto con incerta spavalderia: «Io sono Iron Man». Uomini. Vedremo come continuerà la romance nel prossimo capitolo. È di tendenza tornare alle origini dei supereroi, come insegnano Nolan e, in diverso modo, Singer. Jon Favreau tiene alla grande il polso di un film su un supereroe non legato a precedenti adattamenti, che è al contempo genesi e ritorno alla genesi (oltre ad essere commedia sofisticata anni '30). Lo dichiara esplicitamente lo spiazzante doppio inizio con flashback: già al suo interno il film esplode e ripiomba indietro, si ricostruisce letteralmente. Chi è Tony Stark, chi è stato e chi sarà. Stark, tanto per cominciare e fermarsi subito, è uno sregolato come l'attore che lo interpreta (se l'amavate, l'avrete di certo ri-amato molto), un elfo in armatura (che non è di ferro) come il regista che lo dirige (e fa la guardia del corpo). Con Iron Man—scritto da Mark Fergus e Hawk Ostby (fra gli sceneggiatori de I figli degli uomini) con Art Marcum e Matt Holloway—l'ottimo Favreau coniuga il tono tradizionale e galante del suo gioiellino Elf, il polveroso giocattolo pezzo d'epoca del suo Zathura, e la meraviglia digitale del giocattolone tecnologico del Transformers di Michael Bay. La commistione di modelli e qualità estetiche e di scrittura che ne esce fuori ha vita propria, crescentemente maliarda, e comando autonomo: un bronzeo e mordace esordio, irrancidita critica in spassoso grassetto all'operato politico-capitalistico, spostato dalla costa Est del fumetto ad una bruna California popolata da strateghi di tecnologia militare a strapiombo sull'Afghanistan. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Robert Downey Jr. (bravo attore specializzato in parti off e di film indipendenti, come nel film In Dreams,
che ha partecipato sempre a produzioni ai margini dei fasti di
Hollywood), veste i panni (o meglio l'armatura) di uno dei supereroi
Marvel che nella conoscenza generale non è famoso tanto quanto altri,
ma che di contro è interessantissimo per tutte le sfaccettature che
presenta rispetto ai canoni normali degli eroi in calzamaglia. In
questo caso l'anima d'acciaio non è solo un veicolo di potenziamento,
ma una necessità di vita, in quanto il miliardario Anthony Stark
subisce un terribile trauma al cuore nel corso del suo rapimento in
Afghanistan da parte di un gruppo di ribelli organizzati. Per potersi
salvare deve avere l'aiuto di un altro prigioniero, che gli mette un
impianto meccanico rudimentale nel petto (alimentato da una batteria di
auto in stile e uso catetere). Finita la prigionia perfeziona il
meccanismo, acquisisce una maturità spirituale ben diversa rispetto a
quella del passato e decide di dedicare la propria vita ad aiutare
l'umanità rinnegando quelle armi su cui aveva costruito il suo
capitale. Per farlo costruisce un'armatura tecnologicamente avanzata,
che userà ben prima di quanto pensi. In questo film il nome da supereroe del protagonista arriva solo nelle fasi finali, la denominazione
Iron Man passa in secondo piano rispetto a quella dell'uomo Tony Stark,
che usa la tecnologia per migliorare spirito ed intelletto. In effetti
la prima parte è sicuramente la migliore, con la sua claustrofobica
ambientazione “povera” nelle grotte dove si forma l'uomo vero che
migliora, in maniera credibile ed interessante. Anche il ritorno alla
ricchezza della civiltà è un dettaglio, la sua mente ormai è
concentrata a fare ben altro, per la sua sopravvivenza e per riparare
agli errori del passato (frasi come «Io preferisco l'arma che si deve
usare solo una volta» non faranno più parte del suo lessico), i soldi
diventano solo un mezzo per costruire le (vere) armi del bene.Impostazione di base complessa e poco tradizionale dei supereroi con superproblemi, d'altronde Iron Man nella storia Marvel è sempre stato uno dei “maturi”, quello che non si esitava ad innestare in trame e intrighi politici non solo in versione antirussa durante la guerra fredda ma anche contro il misterioso e minaccioso oriente (vedi un suo nemico storico, il Mandarino, che non è detto che non appaia come prime villain in un eventuale seguito visto che qua è presente brevemente come una specie di occulta minaccia), non a caso poi è il capo degli Avengers di cui è membro storico. Purtroppo dopo la prima parte il film si sgonfia, si perde e ripete in siparietti umoristici dell'uomo che parla con la sua armatura e il computer Jarvis (che nel fumetto è il fedele servitore degli Avengers), qualche cosa stucchevole (il cuore scultura nella piccola teca) ed evolve in un combattimento stile Robocop 2 davvero di poca fantasia, abbassando di parecchio il valore complessivo del film, dato che la sfarzosa inevitabile lotta è troppo lunga e decisamente di impatto ben inferiore a quelli dei raggi repulsori che escono dai guanti e dai calzari di Iron Man. Di fronte a una sceneggiatura che fa la fine del canotto sgonfiato abbiamo un cast di tutto rispetto, che oltre a una convincente interpretazione di Downey Jr., davvero bravo, si avvale di una Gwyneth Paltrow in grande spolvero fisico (interpreta l'assistente fidata Pepper Potts, coinvolta emotivamente dal suo capo), Terrence Howard è James Rhodes, il miglior amico di Tony e ufficiale d'alto grado, per concludere con la suggestiva presenza di Jeff Bridges rapato a zero, interpretando Obadiah Stane, il consigliere numero uno di Stark. Camei a profusione, con quello inevitabile di Stan Lee (in mezzo a delle biondone fa Hugh Hefner, l'ideatore di Playboy), due agenti Shield come Samuel L. Jackson e Hilary Swank, e lo stesso regista Jon Favreau fa la guardia del corpo e l'autista. Discorso a parte merita quello della scelta in casa Marvel di un regista (fondamentalmente un attore) praticamente novizio in questo ruolo, dopo aver insignito di tale ruolo per altri eroi ben altri nomi (Raimi, Ang Lee per esempio), volontà di poter amministrare a volere e potere delle sceneggiature calibrate di personaggi non di sicuro grande attecchimento di base (Iron Man non è l'Uomo Ragno ovviamente) senza rischi autoriali soprattutto in una ottica di produzione successiva dei seguiti. Comunque indipendentemente dalle strategie, il regista il suo lavoro lo fa senza problemi, rispetta modi e tempi, fa evolvere a dovere il personaggio centralizzando nelle inquadrature Stark (grande punto di forza questo) poi dopo non è colpa sua se dovendo dirigere l'inevitabile combattimento deve fare solo lo yes man. Gli effetti speciali della Industrial Light & Magic sono davvero di pregevole fattura, con dei voli mozzafiato e movimenti ottimi delle armature, che si integrano perfettamente nello sfondo cittadino (e stavolta non c'è la martoriata New York ma le spiaggie della West Coast, incredibile la villa del magnate eroe). In definitiva un buon film su uno dei supereroi maturi della casa delle idee, che parte davvero bene ed è sorretto da un cast d'eccezione e degli effetti del tutto validi, garantendo un divertimento intelligente e buoni spunti. Purtroppo la fase d'evoluzione successiva si perde in alcune cose troppo pacchiane e il percorrere strade non nuove nella fase finale porta un calo di fascino troppo marcato e sensibile facendoci uscire dalla sala un po' delusi. Alla prossima, sperando nell'arrivo di villain di fascino esotico, tenendo conto che la trama futura non abbisognerà del racconto delle origini e potrà partire subito con altro. Visto come è andata con questo, se sarà un bene o un male lo vedremo. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Iron Man
Il fumettone computeristico anni '90/2000 incontra la commedia
sofisticata anni '30, ovvero Joel Schumacher incontra Frank Capra e ci
gioca a braccio di ferro. Il film sta per finire dopo lo scontro
finale: l'eroe giace provato e inconscio a terra, forse non ce la farà
(ma chiaramente ce la farà: è l'eroe), la camera stringe sul dettaglio
del magnete che gli dà la vita e i "poteri", dissolvenza in nero.
Assolvenza: una televisione ed un notiziario narrano gli eventi della
sera prima, e nel frattempo la camera indietreggia rivelando sulla
sinistra l'industriale genio Tony Stark (Robert Downey Jr.) che legge
soddisfatto ed avido (come un Howard Hughes ancora abbastanza sano e
brillante cui manca solo un sigaro in mezzo ai denti) il Chronicle che
l'ha appena battezzato "Iron Man", mentre la fedele ed avvenente
segretaria Pepper Potts (Gwyneth Paltrow) lo imbelletta per la
conferenza stampa.
Robert Downey Jr. (bravo attore specializzato in parti off e di film indipendenti, come nel film In Dreams,
che ha partecipato sempre a produzioni ai margini dei fasti di
Hollywood), veste i panni (o meglio l'armatura) di uno dei supereroi
Marvel che nella conoscenza generale non è famoso tanto quanto altri,
ma che di contro è interessantissimo per tutte le sfaccettature che
presenta rispetto ai canoni normali degli eroi in calzamaglia. In
questo caso l'anima d'acciaio non è solo un veicolo di potenziamento,
ma una necessità di vita, in quanto il miliardario Anthony Stark
subisce un terribile trauma al cuore nel corso del suo rapimento in
Afghanistan da parte di un gruppo di ribelli organizzati. Per potersi
salvare deve avere l'aiuto di un altro prigioniero, che gli mette un
impianto meccanico rudimentale nel petto (alimentato da una batteria di
auto in stile e uso catetere). Finita la prigionia perfeziona il
meccanismo, acquisisce una maturità spirituale ben diversa rispetto a
quella del passato e decide di dedicare la propria vita ad aiutare
l'umanità rinnegando quelle armi su cui aveva costruito il suo
capitale. Per farlo costruisce un'armatura tecnologicamente avanzata,
che userà ben prima di quanto pensi. In questo film il nome da supereroe del protagonista arriva solo nelle fasi finali, la denominazione
Iron Man passa in secondo piano rispetto a quella dell'uomo Tony Stark,
che usa la tecnologia per migliorare spirito ed intelletto. In effetti
la prima parte è sicuramente la migliore, con la sua claustrofobica
ambientazione “povera” nelle grotte dove si forma l'uomo vero che
migliora, in maniera credibile ed interessante. Anche il ritorno alla
ricchezza della civiltà è un dettaglio, la sua mente ormai è
concentrata a fare ben altro, per la sua sopravvivenza e per riparare
agli errori del passato (frasi come «Io preferisco l'arma che si deve
usare solo una volta» non faranno più parte del suo lessico), i soldi
diventano solo un mezzo per costruire le (vere) armi del bene.








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