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Carnera - The Walking Mountain Stampa E-mail
Giovedì 15 Maggio 2008 01:55
Carnera - The Walking Mountain / LocandinaTitolo originale:      Carnera - The Walking Mountain
Nazione:      Italia
Anno:      2008
Genere:      Drammatico, Biografico
Durata:      123'
Regia:      Renzo Martinelli
Cast:      Andrea Iaia, Anna Valle, F. Murray Abraham, Paul Sorvino, Kasia Smutniak, Daniele Liotti, Antonio Cupo, Nino Benvenuti
Produzione:      RTI, Martinelli Film Company International S.r.l., Giuseppe Marra Communications, Martinelli Film Company International
Distribuzione:      Medusa
Data di uscita:      9 Maggio 2008

Trama: Durante il ventennio fascista, Primo Carnera è un gigante friulano di oltre due metri per 120 kilogrammi, che dopo un passato di difficoltà nella sua infanzia ed essere emigrato in Francia a lavorare in un circo, viene notato da un manager di pugili e convinto ad effettuare degli incontri in America. La carriera è sfolgorante, ma le difficoltà di un mondo che non ammette ingenuità si faranno ben presto vedere. Il pugile, sensibile e allo stesso tempo romantico, deve dedicere che fare del suo destino. Sopratutto dopo che...

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Carnera - The Walking MountainSono sempre stato un sostenitore della filosofia di Renzo Martinelli di proporre argomenti scottanti e importanti (le tragedie naturali per incuria dell'uomo, il terrorismo) in maniera che si potesse abbinare spettacolo con denuncia coinvolgendo con questa cosa un pubblico più vasto che aveva voglia di vedere comunque un passatempo senza sottoporsi a un impegno maggiore (triste ma intelligente adeguamento necessario), lasciando lo spazio anche al ragionamento e alla conoscenza, magari vedendo una superficiale proposta da approfondire in rete o biblioteca dopo perché stuzzicati dal film che comunque ti ha fatto passare il pomeriggio tranquillo o ti ha condotto alla pizza serale.
Così poteva essere visto Vajont (film italiano con uso corposo e inusuale degli effetti speciali), così fu Piazza delle cinque lune, così era Il mercante di pietre. Cinema che viveva in questa maniera, attirandosi parecchi detrattori e poche lusinghe dalla critica, che voleva che il prodotto fosse comunque meno luccicante e vivesse di vita propria.
Ma in questo Carnera - La montagna che cammina, Martinelli non ha nessuna scusante, il ritratto sbilenco e troppo infiorato di stupidaggini per renderlo più scenico possibile (alla fine del film c'è una didascalia che dice chiaramente che molti avvenimenti sono di pura fantasia per renderlo scorrevole) del campione friulano di boxe che con i suoi pugni si pose anche come orgoglio fascista e mussoliniano, è vuoto, privo di attrattive e non ha nessuna penetrazione storica, non identifica il periodo tramite le storie ed avventure del singolo come Martinelli vorrebbe.
Tra l'altro il fatto di esserne produttore e quindi totalmente libero creativamente, un simile tonfo è una colpa ancora maggiore per il regista.
Andando con ordine, questa è la storia di un bambino nato di otto kg che non entra nel banco di scuola tanto è grosso, incontra una bimba che gli consegna tramite un libretto il destino («È il mio portafortuna») e lavorerà in un circo per sbarcare il lunario e per soddisfare la fame terribile che lo attanaglia sempre.
Un colpo di fortuna lo porta a fare un primo incontro di boxe, e da lì parte come una folgore la carriera che insieme alle soddisfazioni del ring gli porterà un sacco di delusioni nella vita.
Per interpretare il gigante che cammina è stato chiamato un esordiente, Andrea Iaia, dalla voce orribile e del tutto inespressivo. Martinelli ha guardato la forma ma non la sostanza, ha preferito un corpo già formato invece di un attore di spessore recitativo che si adattasse fisicamente (impietoso e impossibile quanto mai il paragone con il De Niro che fa Jake La Motta). Poi relega in una particina Paul Sorvino (il direttore del circo) per ingioiellare il cast, che aveva già al suo interno un premio oscar come F. Murray Abraham (indimenticabile Salieri di Amadeus) che senza sforzo incassa (soldi, non pugni) e ringrazia, inoltre il regista si ingegna di fantasia e fa recitare Burt Young (il Paulie di Rocky) in modo da citare indirettamente argomenti correlati. In mezzo qualche caratterista italiano, la graziosa Kasia Smutniak, ed Eleonora Martinelli già presente in altri due suoi film.
Ma soprattutto inscena tanta noia, delle situazioni patetiche per far cadere la lacrimuccia con il campione che all'apice del trionfo chiede la mano della fidanzata, oppure che tenta il suicidio alla Full Metal Jacket senza nessun senso, che riceve posta da tutte le parti incoraggiandolo a mostrare l'orgoglio italiano nel mondo, oppure quando dice che lui picchia gli altri perché i suoi figli crescano istruiti non siano poco letterati come lui.
Un ritratto emozionalmente e psicologicamente frammentato, discontinuo, che ha delle scelte tecniche balorde nel voler mettere anche l'inizio del segmento narrativo in bianco e nero con la pellicola graffiata per renderla antica.
Il filo del racconto quando raggiunge l'Italia e il Friuli perde l'unico fascino che aveva, il senso della grandeur americana, cioè gli ambienti, impastrocchiando treni che non partono per attenderlo, popolino che inneggia, abbracci, baci, litigi familiari e tanta voglia nostra di andarcene dalla sala.
Non capiamo davvero perché Martinelli si sia perso in questa palude narrativa, si poteva dare una versione ben diretta e diversa avendo la possibilità di romanzare la vita di un campione, libero da aderenze reali nella totalità per raccontare la sua vita, invece è talmente fuori forma che anche gli incontri sono davvero banali e privi di ogni fantasia (tanto da citare Toro scatenato nel fatto che perde in piedi un incontro).
In definitiva un film pessimo come ritratto peggiorato dal fatto che è di libera interpretazione, discutibile nelle scelte tecniche di racconto, noioso, con un protagonista che non ha nessuna personalità ed esperienza, citando varie cose dimostrando anche poca fantasia. Poteva andare bene (al limite) come fiction televisiva, al cinema il grande schermo ne evidenzia ogni difetto senza nessuna pietà. I numerosi detrattori di Martinelli potranno dire «Ve lo avevamo detto!», speriamo che al prossimo lavoro il regista produttore, visto che gode anche di certo credito presso l'estero, cerchi di tenere buona la sua formula di cui si diceva all'inizio in cui è molto più valido nei suoi limiti artistici: spettacolarizzare l'argomento e non una storia di singolo che non esce dalla sua locazione personale.
E, cosa peggiore di tutte, non rende minimamente onore al campione.

Giudizio: 1
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