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| Charlie Bartlett |
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| Lunedì 02 Giugno 2008 01:52 | |||
Titolo originale: Charlie BartlettNazione: Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Commedia, Drammatico Durata: 97' Regia: Jon Poll Cast: Anton Yelchin, Robert Downey Jr., Hope Davis, Kat Dennings, Tyler Hilton, Mark Rendall, Dylan Taylor, Megan Park, Jake Epstein, Jonathan Malen, Derek McGrath, Stephen Young, Ishan Davé, David Brown, Eric Fink Produzione: Everyman Pictures, Texon Entertainment, Permut Presentations Distribuzione: DNC Data di uscita: 30 Maggio 2008 Trama: Charlie è un diciassettenne sveglio ed imperturbabile che ha l'abitudine di farsi cacciare da tutte le scuole private che frequenta. Quando anche l'ultima gli dà il benservito dopo che si è scoperta la sua attività di falsificatore di patenti, trova una nuova miniera di fama e ricchezza nella sua nuova scuola pubblica, vendendo i medicinali che si fa gentilmente prescrivere dallo psichiatra, e trasformandosi a sua volta in confessore della popolazione di coetanei. Ma il preside Gardner, che si dà il caso sia anche padre della sua attuale ragazza, lo tiene d'occhio. Recensione di ALBERTO DI FELICE Videocamere di sorveglianza, metal detector e prescription drugs alla Western Summit, la ricetta per tutte le high school
che tentano di salvarsi dalla sindrome Columbine. Il creatore della
miscela, a partire da una miccia già innescata della quale nessuno si
era ancora accorto nell'apparente business as usual di una
sfigata scuola pubblica (a guardarla, messa comunque meglio della media
delle nostre, almeno quanto a laboratori e palestra per balli
scolastici), è un figlio di papà senza papà, il Charlie Bartlett del
titolo (Anton Yelchin), che incasinato com'è tramuta il trauma
genitoriale (non ci facciamo mancare neanche la mamma alcolizzata in
lutto virtuale, la simpatica Hope Davis) in puro spirito
imprenditoriale, anzi filantropico: prima che pusher, il
giovane è psichiatra da toilette a favore di coloro che, di famiglia
che al contrario della sua non può usufruire—nonostante guai col
penale—di villa e chauffeur, non ha nemmeno il pensiero di rivolgersi a professionisti. Figuriamoci i soldi.I farmaci legali sono la vera droga, sembrerebbe. E, quando escono dalla cerchia di coloro i quali possono permettersi di farseli prescrivere da conniventi altolocati, diventano addirittura l'ultimo incentivo per una lotta in difesa dei valori civili (che poi sarebbero: «Avremo bene il diritto anche noi alla nostra privacy nella stanza di ricreazione, per spupazzarci come fanno i prof nella stanza di là») rimasto ai famigerati "giovani d'oggi". Li descrivono per quanto credono, anzi li riassumono, Charlie e il nerd con tendenze suicide di turno (Mark Rendall), che mettono su una recita che raccattona la buona scusa di parlare proprio di loro. Manco fossero i ghostwriter di Moccia. Varrà la pena sbagliare per i fatti propri, magari capendo al momento giusto quando è il caso di smetterla per non deludere mamma e papà, o uno dei due in alternativa? Domanda retorica: questo è il film. Charlie potrebbe essere un lontano discendente del libraio ed editore John Bartlett, il più famoso e felino raccoglitore di citazioni d'America. Studia con metodo enciclopedico il linguaggio di sintomi e medicamenti, ri-dispensandoli con sorriso stampato ed un protagonismo poliedrico da futuro re di “Saturday Night Live”. Yelchin si dimostra una buona scelta, e una buona scelta per il protagonista adolescente è quantomai necessaria se si riesce ad avere come antagonista preside (anche lui affezionato alla bottiglia, neanche e dirlo) Robert Downey Jr., uno di quelli che basta che ci siano per invertire la marcia di chi interpretano. Eppure, c'è da chiedersi come sarebbe stato il film se Charlie, anziché raccoglitore di citazioni, fosse stato anche solo il fratellino minore—anzi, perché no, il figlio!—di un certo Ferris Bueller. Si attende quindi con interesse un secondo capitolo, nel quale papà Matthew Broderick esce dal carcere per ravvivare le idee alla sceneggiatura di Gustin Nash, che da un lato fa la parodia pseudo-anarchica dell'America neurotica e dipendente, e dall'altro ci tiene a sottilineare che nei farmaci in sé (si può dedurre, nell'industria e nel sistema che la alimenta) non c'è nulla di male. Forse vuole evitare denunce e risarcimenti, tanto basta che il sasso sia stato lanciato. E magari Broderick riuscirebbe anche a far cambiare il pezzo finale della recita, ottimista e al tempo stesso un po' bacchettona, sostituendo Cat Stevens (non sarà troppo impegnativo fare di Charlie anche un nuovo Harold Chasen, soprattutto se manca la vecchia e c'è la normale coetanea compagna di giochi di Kat Dennings?) con un più squinternato “Twist and Shout” in playback. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Robert Downey Jr. è balzato all'attenzione degli spettatori per essere il protagonista del film targato Marvel Iron Man,
ma intanto ha trovato il modo di apparire anche in questa commedia
scolastico-adolescenziale leggermente diversa dai soliti canoni e
cliché. In questo film di Jon Poll (opera prima) fa il preside pieno di
problemi personali, rimasto da solo con la figlia (Kat Dennings) che
studia anch'essa nella scuola, faticando a governare delle classi con
persone difficili da gestire e dove i bulli spadroneggiano picchiando i
più deboli.La situazione sembra ingestibile, ma un giorno arriva l'esuberante Charlie Bartlett, interpretato da Anton Yelchin, (giovane attore ma davvero bravo che ricorderete essere presente in Alpha Dog), ricco, intelligente, bravo studioso e pieno di proposte per migliorare a modo suo l'andamento generale della scuola. Dopo che ha subìto il battesimo del fuoco destinato alle matricole da parte del bullo conclamato, Charlie elabora un raffinato piano: diventare lo psicologo degli studenti, procura loro le medicine e dà le esatte diagnosi grazie al suo psicanalista privato. Il piano riesce e diventa una specie di idolo per gli altri studenti, ma non ha fatto i conti con il fatto che non tutti hanno bisogno solo di medicine, ma anche di vere attenzioni e di essere ascoltati sul serio e non per ricavare profitto. L'incontro tra il preside e Charlie non può essere altro che conflittuale, con la madre un po' schizzata che complica la situazione (Hope Davis, brava e bella attrice da ricordare a fianco di Nicholson in A proposito di Schmidt), restando per via di problemi misteriosi con il marito continuamente in terapia. I soldi non fanno la felicità sembra dirci il film, in quanto questi sono l'ultimo dei grattacapi di Charlie e del preside, uno ne ha a bizzeffe e l'altro è benestante, dato che con essi non si compra altro che cose materiali ma non il vero rispetto e l'essenza dell'amore. Susan, la figlia del reggente della scuola, non si innamora di Charlie per la sua casa magnifica e la sua limousine, e così accade per i vari protagonisti che si trovano un pugno di mosche morali in ogni caso vadano gi affari. In questa commedia non è presente il lato licenzioso sensuale che di solito esplode per attirare facili spettatori (limitato a una veloce corsa a seno nudo di due studentesse) ci si concentra piuttosto sui rapporti interpersonali e le difficoltà di emergere senza calpestare o far del male a nessuno. Charlie non deve rubare o ricorrere a sotterfugi per avere quello che vuole, gli basta chiedere, ma essendo una persona ambiziosa e tenace (il suo sogno ricorrente è di essere acclamato come una rock star) ostenta voglia di uscire dalle righe e dalle regole per stupire gli altri. I suoi comportamenti però sono un arma a doppio taglio: agendo di massa nel consigliare e consegnare anfetamine, xanax e prozac (divertenti le sedute finte dallo psicanalista mimando i sintomi che gli altri gli hanno detto per avere le medicine giuste), si ritrova a dover gestire la pericolosa mina dell'abuso di stupefacenti, chiaro riferimento alla generazione chimico-dipendente nelle discoteche o nelle occasioni speciali non esita ad usarle in modo improprio in quanto sembrano essere l'unica vera arma per divertirsi appieno (gli applausi e le strette di mano nei corridoi dopo le feste di gruppo). Amara considerazione sopratutto perché l'intelligenza di Charlie viene buttata alle ortiche, dato che il ragazzo aveva mille altri modi validi per emergere (nella scuola ci sono gruppi di studio d'arte e una sala ricreazione per libera espressione trasformata in ritrovo per spacci). Riprendendo un tema lanciato nell'album dei Pink Floyd “The Wall” che chiedeva ai professori di lasciare liberi i ragazzi («Hey teacher, leave those kids alone!») si condanna l'uso di mezzi di controllo eccessivi come le videocamere anche in locali che servono unicamente per il ritrovo, non è certo con simili metodi repressivi che si può educare limitando sul nascere ogni tipo di iniziativa, buona o cattiva che sia, ma parlando e discutendo senza bisogno di nessun altro mezzo che non quello di capire esattamente quanto ci dicono i nostri figli e studenti. Molto bello il ritratto amaro e senza troppe speranze del preside fornito dal bravo Downey Jr. (attore alla ribalta per il film citato ma sicurmente non scoperto adesso), sempre insicuro, mai sorridente e sempre sul filo della lama, che trova solo vacua consolazione nella bottiglia e relax facendo girare senza senso in tondo una barchetta radio comandata (un po' l'emblema del suo operato). Non si ride di gusto perché il fondo è più agro che dolce, le battute sono calibrate come le situazioni mai sguaiate (e bastava davvero poco per caderci dentro visto il tema e lo sfondo) e le varie espressioni di un Anton Yelchin davvero in palla (i suoi monologhi sono ottimi) lo rendono credibile, con dei temi presenti e discussi e non solo martellati a forza tanto per metterli, vacua facciata in un mare di altro. Uscirete dalla sala senza rimpianti, avrete visto uno spettacolo decente, costruito con serietà nella sua leggerezza per renderlo appetibile, e ben diverso dalle solite commedie scolastiche inutili riempite di nulla e silicone. Charlie e i ragazzi si siedono sul water per parlare, ma i loro discorsi che per la prima volta esteriorizzano le parole che non dicono a nessuno non sono certo escrementi, dato che l'importante è ascoltare senza giudicare («Io non ti giudico» si sente dire la cheerleader dalle facili abitudini sessuali). In definitiva un film valido ed interessante che va oltre il semplice leggero intrattenimento di gruppo, che si segue con piacere e senza nessun problema dato che esteriorizza molto i vari concetti con immagini dirette senza mai criptarlo, agile lettura di un angolazione di problema adolescenziale senza spreco di stupidaggini, parolacce e abusi vari di icone. Difficile davvero vedere un film americano a tema scolastico non di Gus Van Sant dove si parla così tanto, probabilmente le ottime lezioni di Moodysson e altri oltreoceano hanno lasciato qualche tiepido seme. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Charlie Bartlett
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