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Sex and the City Stampa E-mail
Domenica 01 Giugno 2008 01:55
Sex and the City / LocandinaTitolo originale:      Sex and the City
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Romantico
Durata:      148'
Regia:      Michael Patrick King
Cast:      Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth, Candice Bergen, Jennifer Hudson, David Eigenberg, Evan Handler, Jason Lewis, Mario Cantone, Lynn Cohen, Willie Garson, Joanna Gleason, Joseph Pupo
Produzione:      HBO Films
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      30 Maggio 2008

Trama: Quattro donne newyorchesi, amiche da sempre, hanno varie storie: Carrie forse sta per sposarsi, Charlotte ed Harry hanno avuto in adozione una bambina, Samantha (trasferitasi a Los Angeles) è un po' in crisi con Jerrod, Miranda vive una vita incolore a Brooklyn con Steve e suo figlio. Dopo che un accadimento le ha portate a riunirsi, i contrasti, le difficoltà con i loro uomini e lo stress tornano ad essere l'argomento principale delle loro colazioni al coffee shop: ognuna dovrà cercare le risposte giuste per se stessa sapendo di poter sempre contare sulla ferrea amicizia delle altre, unica vera certezza all'interno delle loro vite. Oltre, naturalmente, ai vestiti griffati e alle scarpe d'alta moda Manolo Blahnik.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Sex and the CityTornano le quarantenni ex-single d'assalto Carrie Bradshaw, Charlotte York, Miranda Hobbes, Samantha Jones, le protagoniste della serie televisiva Sex and the City trasmessa in sei stagioni fino al 2004 dalla rete televisiva HBO.
Il viaggio riparte quattro anni dopo da quando ci si era lasciati alla fine della serie tv: Charlotte ed Harry vivono felici con la loro bimba adottiva, Carrie e Big (di cui finalmente conosceremo il nome vero per intero) stanno per prendere una grande importantissima decisione dopo una lunga convivenza, Samantha dopo aver calmato i bollenti spiriti e la voglia di essere libertinamente emancipata per amore di Jerrod, ora si trova in crisi per colpa di Dante, il suo vicino dalla prorompente vita sessuale, Miranda e Steve sono in profonda crisi per colpa di lui che le ha confessato una colpa e dello stress che governa le loro indaffarate vite. Un grave problema occorso a Carrie le riunisce tutte di nuovo, le ragazze ritrovano la loro amicizia e la voglia di portare vestiti griffati, di avere dei momenti tutti per loro slegati dalle vite sentimentali che procurano loro problemi. Ma ovviamente questo non può bastare, sicuramente sapere di avere una spalla amica su cui piangere è un conforto non da poco.
La serie si concluse con diverse sottotrame irrisolte, dovute alla chiusura non prevista inizialmente ma provocata da ampi dissapori tra la produttrice e protagonista Sarah Jessica Parker (Carrie) con Kim Cattrall (Samantha) che pretendeva ben altro trattamento economico e visibilità per lei e il suo personaggio, in quanto a suo dire la spudorata vita sessuale della quaranticinquenne signorina Jones era la vera molla del successo della serie.
Probabilmente le quattro attrici (che avevano tutte un passato cinematografico o televisivo più o meno importante, la Cattrall lavorò addirittura con Carpenter al fianco di Kurt Russel in Grosso guaio a Chinatown) all'apice del successo credevano di poter fare qualunque lavoro anche in assolo. E mentre la Parker si perdeva in commediole di nessun conto, le altre praticamente scomparivano. Intanto le fan e i fan (incredibile il numero di uomini che si appassionarono a questa serie al femminile) chiedevano a gran voce di chiudere le trame lasciate in sospeso in qualche maniera. Darren Star (creatore della serie tv e che aveva tratto ispirazione da un libro di Candice Busnell), Michael Patrick King e la Parker decisero che era il momento giusto per produrre questo fastosissimo movie, unico vero possibile ritorno sulle scene in grande stile, che ha la sua punta di diamante negli accessori (la borsetta Torre Eiffel è davvero un orpello incredibile), nei vestiti (ci sono cambi d'abito praticamente in ogni scena, sia che siano di famosi marchi per il passeggio e la sera, o semplicemente dei comodi casalinghi) e nell'ambientazione glamour che passa di negozio in negozio facendoci sognare con delle spiagge messicane incantevoli e un resort da favola. Quindi, reperiti i soldi necessari per farlo e stabilita la pax con la Cattrall, ecco che arriva questo film, che possiamo a tutti gli effetti considerare una puntata extralarge o per meglio dire cinque-sei puntate del serial (un quarto di stagione, più o meno).
Per cercare di mettere a loro agio i nuovi spettatori c'è un piccolo riassunto dei fatti salienti della serie (o per meglio dire degli uomini importanti che sono passati in rapporto con le quattro), partono i titoli e scorrono i negozi, i vestiti e gli ambienti della città più in, tanto per fugare subito qualunque dubbio sull'integrità e prosecuzione di quanto è stato prima.
Interessante notare che nelle prime inquadrature vediamo quattro giovani ventenni che somigliano incredibilmente alle quarantenni (una anche più...) e che si atteggiano proprio come loro, una sorta di passaggio di consegne ideale e completo di uno stile iniziato, ammirato, proseguito che non morirà mai. Carrie vede, e sorride.
Nel lavoro su grande schermo il lavoro psicologico migliore è stato fatto sulla coppia Miranda-Carrie, che incarnano la vera amicizia con i piccoli ma importanti segreti, che si ritrovano nei momenti difficili (Charlotte è esclusa nella pellicola da ogni sofferenza, il suo Harry è calvo ma perfetto e la bimba adottiva adorabile) e che hanno, come del resto nel serial, i migliori battibecchi, secchi, decisi e pungenti.
Samantha ritrova se stessa e la sua voglia di libertà con le tante domande che si fa sul rapporto ormai spento (sopratutto a letto, vedendo l'attore Jason Lewis sembra davvero difficile comunque pensarlo) con Jarrod, troppo impegnato nel lavoro e che la trascura dal lato "kamasutra" (eticamente è tenero ed affettuoso ma ovviamente con un tizzone di sesso come Sam la cosa non basta). Un valido gioco della natura che riesplode dentro, dell'essere autotarpatasi le ali e che non può continuare a vivere contro solo per ringraziamento di un atto d'amore passato (Jerrod le stette vicino durante la chemioterapia della sesta serie). Autentico inno all'amicizia, quella vera forte e solida, anche il movie riesce a contrapporre validamente uomini problematici a donne solo di facciata di grande carisma e sicurezza, che forse solo la loro troppa certezza di essere sempre nel giusto sia quando parlano o scrivono (Carrie cura una rubrica di successo su un giornale, denominata “Sex and the City” che dà quindi il nome alla serie), mina per costruire un rapporto che non ammette errori. I punti di contatto con le season sono tantissimi: il tradimento non viene perdonato nonostante fondamentalmente il sesso per loro è un argomento come gli altri, si discute di peni, culi e deviazioni sessuali tranquillamente davanti a cappuccino e brioches, i vestiti non sono degli orpelli visuali ma l'essenza dell'esistere (vesti come sei e ti senti oggi) e tutto quello che accade è una bomba interna da raccontare alle amiche prima che ci esploda dentro (tranne i piccoli peccatucci interni al gruppo, quelli decantano un attimo sperando di non doverli raccontare, poi i sensi di colpa li portano all'esterno).
Il mondo gay modaiolo, quello con più punti di contatto con le quattro dato che ha le caratteristiche di avere degli uomini con il gusto femminile, è rappresentato da Stanford, l'amico di Carrie, e lo stilista amico di Charlotte.
Interessante new entry la dolce segretaria di Carrie, interpretata dall'apprezzata premio Oscar per Dreamgirls Jennifer Hudson. Giovane rampante, dona una vera carica di filosofia positiva e fa vedere alla sua datrice di lavoro altre spigolature della vita incarnate in un gioiello il cui valore va ben oltre ai carati.
Amore, amicizia e accanite: le tre A ci sono in pieno nel movie, e chi ha adorato la serie si seppellirà di gioia nel vedere questo film sul grande schermo (come direbbe Samantha, «bagneranno la poltroncina»).
Il problema di questo film, catalogabile filmicamente come una gradevolissima commedia, è solo uno ma fondamentale: chi non ha visto la serie, nonostante il piccolo riassunto d'inizio, non ne prende appieno il profumo, non ne gode le gesta a dovere e non ne assapora il senso. Lo spettatore occasionale dice «Bei vestiti!» ma in fondo non capisce alcuni discorsi, non si ritrova nei ragionamenti in maniera compiuta e si perde alcuni passi radicati nel passato (come quello sul letto che parla delle rotture di Big, che nella serie tv non ha mai avuto un nome diverso, in quanto incarna il sogno d'uomo di Carrie, la persona che ti rimane nel sangue e nessun uomo perfetto sostituisce).
Possiamo tranquillamente sconsigliarne la visione asciutta e priva di background, anche se una lettura un po' approfondita su Internet potrebbe anche bastare, in quanto alla fine, d'accordo l'abbandonarsi al visuale delle griffes, ma non capirne il senso totalmente sarebbe un peccato, dato che la serie e la sua appendice filmica sono per una donna il viale del sogno e del sentimento non edulcorato, per un uomo l'ingresso per mano nei tic e nelle particolarità femminili. Tecnicamente corretto nella fotografia solare e nelle inquadrature ineccepibili, che scandagliano a perfezione guardaroba e case, non manca di presentare delle scene hot come da etichetta ma si limita un po' nelle frasi ad effetto (una famosa nella serie era «Se facessimo pompini tutto il giorno domineremmo il mondo!»), un po' per la presenza della bimba di Charlotte e il concentrarsi sulle emozioni ha tolto spazio ai discorsi a quattro in cui uscivano questi sexy-aforismi.
In definitiva un film colorato, decisamente supergriffato e metodico nel ricostruire le situazioni del serial tv a cui è legatissimo (che i fan adoreranno), per cui si sconsiglia la visione solitaria, che ricrea il grande valore dell'amicizia, atto d'amore per New York e la sua gioia di rivivere, che ci fa vedere quattro donne a volte in preda a una crisi di nervi, a volte ridere assieme (una delle scene più belle del film) in un altalena di emozioni, sesso e glamour, in una coriacea lotta per combattere le delusioni e superarle senza perdere la dignità. Sono donne vere, per cui a volte fanno delle grandi stupidaggini per seguire l'impeto dell'istinto. Tutte queste parole per dirne solo quattro come le protagoniste: Sex and the City.

Giudizio: 2.5


Recensione di EMANUELE RAUCO

Sex and the CityNon è questione di cinema, ma d’affetto. Perché realizzare un film per il cinema e basarlo su storie e personaggi di una serie così amata, venerata, divenuta punto di riferimento per un’intera generazione di spettatrici, è un’impresa tanto ardua quanto sicura, per via dell’affetto e dell’identificazione che migliaia di persone hanno coi personaggi.
Perciò, il film di Michael Patrick King – tratto dalla serie di Darren Star che ha così cambiato l’immaginario femminile – era atteso come una sorta di liberazione, un evento extra filmico che riguardava una sorta di rito di passaggio tra età e consapevolezze diverse. E nei limiti dell’operazione, questo passaggio è riuscito.
Quattro anni dopo la fine della serie, Carrie riceve un’inconsueta proposta di matrimonio da John (alias Mr. Big), Miranda deve fronteggiare l’improvviso tradimento di Steve, Samantha subisce il peso dell’unica relazione serie della sua vita, mentre Charlotte resta sorprendentemente incinta. Ovviamente non tutto va secondo in piani.
Scritta dallo stesso regista (già produttore e autore di molti episodi), basandosi sui personaggi di Candace Bushnell, una commedia molto sofisticata e sfrontata – con punte di erotismo esplicito e comicità in bilico sul trash – che concentra in quasi 2 ore e mezza il materiale di una stagione televisiva, lasciando inalterato il misto di disillusione e sentimentalismo che ne ha fatto la fortuna.
Ambientato ovviamente nell’adorata New York, il film racconta, come previsto e voluto, cosa è successo alla magnifiche quattro dopo la fine della serie televisiva, concentrandosi più su eventi, fatti, situazioni e intrecci, che sulle riflessioni in punta di notebook che hanno reso la serie una sorta di raccolti di aforismi degni di Wilde, lasciando relativamente più spazio agli uomini (per attirare maggior fette di pubblico) e non facendosi mancare la cascata di marchi e griffe, a metà tra contesto di un mondo e la sua pubblicità.
Soprattutto però, la carta vincente del film di King, che inizia col riassunto delle stagioni precedenti, è di restare fedele all’elogio quasi apologetico, e stranamente poetico, dell’amicizia rispetto alle difficoltà e ai compromessi dell’amore, sentimento che il film tratta miscelando con perizia anticonformismo e humour salace rispetto all’emozione indelebile dello spirito di sorellanza (e l’occhio si inumidisce, quando le porte del comune si aprono e sbucano fuori le amiche di sempre). Così, il sogno di una vita da favola non esita a piegarsi alle necessità della vita pratica, i dubbi e le incertezze sanno sempre trovare un modo coinvolgente per dirimersi e i sogni, come i desideri, sono sempre pronti ad avverarsi.
Il difetto principale del film è nella sceneggiatura, lunga quanto sei episodi messi assieme, che mette assieme trame già viste e un po’ prevedibili mettendo da parte la compattezza e risultando macchinosa come un collage, anche se poi i personaggi e le arguzie ristabiliscono il contatto con lo spettatore. La regia non brilla per originalità, ma quello che gli si chiede è il ritmo e la verve ironica della serie, e sostanzialmente c’è tutto ciò che ci deve essere.
Anche perché, come si diceva in apertura, il cinema e i valori filmici c’entrano poco con operazioni di questo tipo, che hanno a che fare (in modo coerente) soprattutto con l’affetto e l’amicizia verso personaggi e il loro modo di raccontarli; e se, come per chi scrive, l’affetto e l’amicizia sono grandi, non si può non gioire di fronte al ritorno di quattro compagne di viaggio in gran forma, con menzione per Sarah Jessica Parker, che funziona esclusivamente nel ruolo di Carrie. Tutti gli altri, ammesso che si rechino al cinema, si accontenteranno di ciò che potranno apprezzare, ma saranno – di certo – un po’ meno felici.

Giudizio:
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