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| L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza |
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| Martedì 10 Giugno 2008 11:41 | |||
Titolo originale: O Ano em Que Meus Pais Saíram de FériasNazione: Brasile Anno: 2006 Genere: Drammatico Durata: 110' Regia: Cao Hamburger Cast: Michel Joelsas, Germano Haiut, Paulo Autran, Simone Spoladore, Eduardo Moreira, Caio Blat, Daniela Piepszyk, Liliana Castro, Rodrigo dos Santos Produzione: Gullane Filmes Distribuzione: Lucky Red Data di uscita: 6 Giugno 2008 Trama: San Paolo, Brasile. Durante i mondiali di Messico '70, il dodicenne Mauro viene lasciato dai genitori, dissidenti comunisti costretti a lasciare il paese, davanti casa del nonno. Non possono sapere che quest'ultimo è morto. Mauro verrà trovato da un vicino, l'anziano ebreo Shlomo, e crescerà durante l'estate di passione calcistica in attesa di un ritorno dei suoi da quella che per lui è solo una "vacanza". Recensione di ALBERTO DI FELICE Nel film di Cao Hamburger (il cui Il castello di Ra-Tim-Bum
da noi si è visto solo in tv e home video) la camera inquadra spesso da
dietro qualcosa: un portone, una finestra, un tavolo, una sedia, un
cancello. Sembra lo sguardo di desaparecidos, esiliati
brasiliani che pedinano il dodicenne Mauro (Michel Joelsas) non
facendosi vedere. Intanto Mauro, che di domande può porsene poche,
aspetta nella casa del nonno defunto (Paulo Autran) la telefonata dei genitori “scomparsi in vacanza” (Simone Spoladore ed Eduardo Moreira), e che
torni il Maggiolino su cui se ne sono andati.È così che Hamburger determina il suo punto di vista sul narrato, un'estate di crescita con occhi invisibili ai lati che premono su quella stessa crescita, quasi spingendo ciò che è più vicino a Mauro a farsi in qualche modo sostituto affettivo e culturale. Dunque, se i genitori ed il nonno sono assenti, Mauro trova un nonno sostituto (Germano Haiut), che—probabilmente proprio come sarebbe stato anche per il nonno vero—non è troppo bravo ad occuparsi da solo di un bambino; poi altri bambini (Hanna, Daniela Piepszyk) e le prime cotte (la barista Irene, Liliana Castro); la prima conoscenza con l'ebraismo; i mondiali che si stanno giocando. Hamburger, con gli altri sceneggiatori, presenta insomma un racconto che fa appello al negativo (si veda in particolare l'azzeccato finale), bilanciando l'esperienza superficiale di Mauro e del paese (il calcio come collante delle varie comunità, etnie ed ideologie) con quella contemporanea esperienza di violenza e rimozione forzata che si andava sviluppando, e che noi come i bambini non vediamo se non di sfuggita. Mauro e gli altri ragazzini che spiano sperando di adocchiare qualche nudità dal retro del negozio d'abbigliamento, in ogni caso con poca fortuna, sono quindi una chiara metafora delle realtà parallele del film. Peccato che queste oneste idee non riescano a trovare particolare sviluppo, collocandosi sempre nel territorio di un racconto posato e flautato ma mai critico oltre un generico “abbasso la dittatura”, impegnato per lo più a descrivere qualche rapporto e turbamento d'infanzia secondo metodi narrativi tutt'altro che nuovi, comuni a tante pellicole à la Giffoni. Certo, le premesse sono appunto queste, ed il film non si può dire non vi rimanga fedele. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: O Ano em Que Meus Pais Saíram de Férias
Nel film di Cao Hamburger (il cui Il castello di Ra-Tim-Bum
da noi si è visto solo in tv e home video) la camera inquadra spesso da
dietro qualcosa: un portone, una finestra, un tavolo, una sedia, un
cancello. Sembra lo sguardo di desaparecidos, esiliati
brasiliani che pedinano il dodicenne Mauro (Michel Joelsas) non
facendosi vedere. Intanto Mauro, che di domande può porsene poche,
aspetta nella casa del nonno defunto (Paulo Autran) la telefonata dei genitori “scomparsi in vacanza” (Simone Spoladore ed Eduardo Moreira), e che
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