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14 anni vergine Stampa E-mail
Martedì 17 Giugno 2008 10:38
14 anni vergine / LocandinaTitolo originale:      Full of It
Nazione:      Stati Uniti, Sudafrica, Italia
Anno:      2007
Genere:      Drammatico, Commedia
Durata:      93'
Regia:      Christian Charles
Cast:      Ryan Pinkston, Kate Mara, Teri Polo, Craig Kilborn, John Carroll Lynch, Cynthia Stevenson, Amanda Walsh, Derek McGrath, Joshua Close, Matt Gordon, Alex House, Nick Ouellette, Garth Merkeley, Sean Hewlett, Carmen Electra
Produzione:      New Line Cinema, Anaada Films, Firstar Films, Relativity Media
Distribuzione:      VIDEA-CDE
Data di uscita:      13 Giugno 2008

Trama: Sam arriva in una nuova scuola all'ultimo anno di liceo. È il più basso di tutti, ha due genitori che gli vogliono un bene imbarazzante, è una schiappa nello sport e un genio in matematica. La vita, insomma, fa schifo. Ecco quindi che un consulente scolastico gli consiglia molto cinicamente di mentire se vuole che le cose migliorino. Il giorno dopo, per magia tutte le bugie che Sam ha disseminato iniziano ad avverarsi.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

14 anni vergineRyan Pinkston, l'attore che interpreta il protagonista di questo film, ha vent'anni ma col suo metro e sessantatré ne dimostra appunto tredici o quattordici. Tanto che i distributori italiani, nella loro conclamata insipienza, hanno trovato un titolo che ignora che Sam Leonard (Pinkston, appunto) non ha 14 anni ma è all'ultimo anno del liceo. Il fatto sembra quasi un lapsus freudiano, e infatti il film sembra prendere non tanto un diciassettenne un po' basso per la sua età per immetterlo in una nuova scuola, ma un ragazzino delle medie per buttarlo d'improvviso all'ultimo anno di liceo.
Gli elementi ci sono tutti, a cominciare da due genitori (John Carroll Lynch e Cynthia Stevenson) iperprotettivi ed iperaffettuosi, che hanno cresciuto un figlio che inevitabilmente è un secchione. Ma soprattutto è il giochetto della “trasformazione” di cui si nutre la trama ad esser fatto per le medie più che per il liceo. Siamo in una sorta di Voglia di vincere (Sam diventa anche un campione di pallacanestro) dove al posto del licantropismo c'è un incantesimo in stile Big (il cui protagonista aveva appunto dodici anni, quindi frequentava le medie) che, anziché far cambiare aspetto ad un ragazzino, fa avverare tutte le sue bugie.
Lo spunto è abbastanza insolito ed interessante. Piuttosto che puntare su un cambiamento evidente di personalità, il film accentua in questo modo la natura costruita della sua percezione da parte altrui, nella quale non conta come si è e nemmeno come si appare, ma quello che si ha—successo nello sport, Porsche, la bionda cheerleader più carina della scuola, genitori artisti che ti lascian fare quello che ti pare, favoritismi da parte di belle insegnanti (Teri Polo) impropriamente appassionate all'alunno, un must dell'arrapamento come Carmen Electra per amica. Si entra così in una serie di situazioni nelle quali si avvera quello che è un desiderio di ogni adolescente (e non solo), quello che poter cambiare alcuni selezionati aspetti della propria esistenza quel tanto che basta per poter aver vita più facile, ed essere per una volta invidiati.
Come intuibile, però, il progetto del film, esaurito l'iniziale divertimento situazionistico, punta presto a far tornare tutto alla normalità facendo imparare al protagonista la solita lezioncina conformista: quello che hai (mamma e papà, bei voti, la ragazza che ami davvero—una secchiona rigorosamente senza amici come te, interpretata da Kate Mara, che però con evidente ladroncinio ha una aspetto che farebbe la felicità di chiunque abbia occhi per vedere e non disprezzi la passerina) è molto più soddisfacente di quello che vorresti. Sembra così contraddetto lo stesso look della pellicola, che con la fotografia cerea di Kramer Morgenthau parrebbe indirizzarci verso qualcosa di meno convenzionale.

Giudizio: 1.5
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