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| Black House |
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| Sabato 26 Luglio 2008 20:47 | |||
Titolo originale: Geomeun jipNazione: Corea del Sud Anno: 2007 Genere: Horror, Thriller Durata: 104' Regia: Terra Shin Cast: Jeong-min Hwang, Jeong-min Hwang, In-gi Jung, Shin-il Kang, Seo-hyeong Kim, Seung-Mok Yoo, Seon Yu Produzione: CJ Entertainment Distribuzione: Ripley's Film Data di uscita: 25 Luglio 2008 Trama: Un perito assicurativo viene chiamato a controllare una polizza in una zona suburbana dove neppure i passaggi a livello funzionano, vige il fango e le strade sono senza asfalto. Giunto nella casa del suo cliente si trova di fronte il cadavere del figlio di questi, apparentemente autoimpiccatosi per motivi misteriosi. Non convinto delle vere motivazioni di quanto ha visto (la morte del figlio può significare molti soldi per il padre che ha assicurato tutta la famiglia), comincia ad avere dei terribili sospetti a cui nessuno crede. Preoccupato di salvare la madre, che lui crede in pericolo come nuova vittima per intascare un altro premio assicurativo, ritorna nella casa della tragedia. Recensione di PIETRO SIGNORELLI In questo Black House del regista Terra Shin (presentato il titolo, nel film, con un ridicolo cartello rosso e forse non italianizzato dai distributori del bel paese per non confonderlo con quello di Craven del 1991) niente spiegazioni paranormali o mostri di provenienza dubbia, poco o nullo uso dei cellulari (si rivede anche una cabina telefonica, per mostrare forse la depressione in cui sorge la casa maledetta) ma invece siamo di fronte a del decente thriller purtroppo con una base di storia banalissima (una tragedia infantile del protagonista) che ovviamente si ripercuote a lungo sulla trama. La storia (tratta da un libro del giapponese Kishi Yusuke e già portata sullo schermo nel '99) ci parla di un giovane ed inesperto assicuratore, fidanzato con una donna di nome Mina e con una cagnolina di nome Becky (chissà nell'originale che nome avevano veramente o se erano gli stessi...) che al telefono cerca di scoraggiare una donna al suicidio anche perché lui stesso, avendo avuto una tragedia familiare, ne può capire lo stato d'animo. Recatosi nella casa di un uomo per controllare una polizza, vede il figlio di questi impiccato apparentemente suicida. Non convinto, nel suo cervello si anima il pensiero che il cliente senza scrupoli e psicopatico abbia ucciso lui il piccolo per intascare il premio e adesso mediti di ammazzare pure la moglie per la nuova ricompensa (300.000 dollari per la congiunta dopo la morte del figlio che ne valeva 30.000) e cerca di avvertire la donna. Questo suo interessarsi provoca una serie di avvenimenti che diventeranno una specie di incubo. Il film ha come filone non quello delle case maledette con fantasma "inside" come potrebbe suggerire il titolo, ma il thriller ad alta tensione con venature horror e momenti di suspance. Dopo un inizio non certo esaltante con la scoperta della tragedia infantile che condizionerà il protagonista e una sorta di soffusa atmosfera familiare che nulla fa presagire dei futuri accadimenti (la fidanzata, l'incontro un po' da assicuratore nerd con i colleghi) la pellicola decolla, prende ritmo e si cosparge di tragedie e di sangue in maniera inaspettata, con il povero protagonista suo malgrado tutt'altro con il fisico dell'eroe, in quanto occhialuto magro e fondamentalmente debole e sprovveduto, che man mano che le cose avvengono pare trasformarsi psicologicamente, prendendo sicurezza in una situazione in cui ci si era infilato per un atto di bontà. Assenti i teen protagonisti colpevoli della rovina di tante pellicole, finalmente abbiamo qualcosa che ci racconta a dovere il thriller familiare senza essere forzatamente ridicolo e consolante (fenomenale la battuta «L'ultima volta mi hanno pugnalato nell'angolo qui!» come se gli assicuratori dovessero vivere in una zona di guerra costantemente lastricata di agguati), anche se qualche forzatura c'è (la scena del cane), ma risulta impercettibile per il buon gonfiarsi della trama. Merito anche e soprattutto della bravissima protagonista femminile che con sguardi luciferini o persi domina la scena, con quei piedi storti che possono richiamare una sorta di Keyser Söze de I soliti sospetti di Bryan Singer. Gli amanti dell'effettone avranno qualche buona chicca di cui godere (una chiave nell'occhio, coltellate e una cantina degli orrori da brivido) partendo dal punto di vista che si usa solo l'arma bianca, niente fucili o pistole, e si ha un senso di impotenza praticamente totale perché il povero assicuratore può contare solo su se stesso e deve lasciar perdere la polizia. Intelligentemente si finisce con una scena dove l'ossigeno è protagonista, nuovo respiro per poter uscire definitivamente dai fantasmi del passato da cui non si doveva più fuggire ma affrontare («Sono stanco di scappare» dice con un mano un estintore, per poter spegnere ciò che gli arde dentro). Un plauso alla coppia strana di attori, marito e moglie, davvero credibili. Inutile ovviamente parlare di collegamenti e film precedenti, in quanto regista ed attori sono conosciuti solo dagli esperti del settore o da chi frequenta ad aprile/maggio ad Udine il Far East Film Festival (dove è stato presentato nell'edizione di quest'anno, la decima). In definitiva un film thriller/horror di buona fattura, senza le solite iconografie ammorbanti ed usurate tipiche del dopo-The Ring, che rimane concreto e fisico fino in fondo senza perdersi in inutili divagazioni ammiccanti. Era tempo che non si vedeva un “family in pericolo” decente e adeguatamente violento, superata la banale partenza e lo spunto iniziale si può dire che la corsa prende davvero un buon ritmo, con un doppiaggio italiano perlomeno decente. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice:
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Titolo originale: Geomeun jip








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